The Making of

The Making of è il titolo di una rubrica della trasmissione televisiva Art News per la quale alcuni tra i più prestigiosi artisti italiani sono stati chiamati a realizzare un’opera davanti alle telecamere, accettando di mettere in scena le diverse fasi del processo creativo, dall’ideazione alla firma.

L’esperienza televisiva è poi diventata un format per generare mostre: accanto alle opere, i video che ne documentano l’esecuzione e che, dotati di senso e linguaggio propri, manifestano la loro autonoma natura di prodotti artistici.

The Making of è dunque una mostra di arte contemporanea ma anche l’occasione per una riflessione sulla comunicazione dell’arte e sul ruolo della creatività come valore sociale.

Dopo una prima edizione romana, già sostenuta dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, ospitata nel quartiere di Corviale e premiata con la Medaglia di Rappresentanza del Presidente della Repubblica, The Making of approda a L’Aquila, città simbolo internazionale di trasformazione; teatro, oggi, di un gigantesco making of che coinvolge cittadini e istituzioni chiamandoli a sperimentare la “necessità” della cultura nel disagio sociale, e a riconoscere nell’espressione artistica un elemento di coesione e identità collettiva.

 

«L’umanità non è in rovina, è in cantiere. Appartiene ancora alla storia».

Marc Augé

Con questo viatico, The Making of presenta:

Carla Accardi, Giovanni Albanese, Gianni Berengo Gardin, Luciano De Liberato, Elliott Erwitt, Andrea Lelario, Marcello Mariani, Ugo Nespolo, Mimmo Paladino, Stefano Piali, Arnaldo Pomodoro, Alberto Sughi, Licia Galizia e Michelangelo Lupone, questi ultimi con un’opera musicale adattiva in prima assoluta, produzione tecnologica del CRM – Centro Ricerche Musicali di Roma.

Dibattiti e presentazioni di documentari e film accompagneranno il percorso della mostra lungo il suo mese aquilano.

 

Come nei racconti di Jorge Luis Borges, anche l’arte contemporanea riflette universi pluridimensionali e labirintici che inaugurano un nuovo modo di vedere le opere, in nome di una casualità che non obbliga più lo spettatore a seguire un percorso lineare come quello della storia dell’arte ma al contrario ad accettare il pluralismo dei linguaggi e la differenziazione dei materiali come una necessità espressiva della nostra epoca. La mostra “The making of. L’Aquila” non è altro che la messa in scena di un display multimediale che permette allo spettatore di esercitare il gioco dell’arte, in cui per la prima volta il processo creativo, documentato dal medium televisivo, è posto accanto alla esibizione dell’opera d’arte. Si è deciso, infatti, di proiettare i “making of” accanto alle opere per creare una percezione unica dell’ambiente: infatti, l’opera materiale esposta nella mostra vive accanto al suo doppio virtuale proiettato sulle pareti; se l’opera nasce nello studio dell’artista, essa però si attiva nello spazio museale davanti agli spettatori. In fin dei conti la ricezione complessiva del pubblico sarà una insolita ibridazione tra media diversi che accadono simultaneamente: video-clip e opere esposte.

Maria Paola Orlandini

Raffaele Simongini

Curatori

 

Quando i curatori Maria Paola Orlandini e Raffaele Simongini mi hanno contattato per proporre alla Città di L’Aquila questo evento ho subito detto di sì, perché si inserisce in un percorso di scoperta dell’arte contemporanea quale motore di rinascita che come Comune

stiamo portando avanti già da tempo. Io sono assolutamente certa che l’arte può e deve avere un ruolo in una comunità che deve rimettersi in cammino, e che lo sta facendo con grande passione e dignità. La mostra mira da un lato a incentivare le nuove generazioni a fare arte, mostrando come gli autori hanno realizzato le opere che saranno in esposizione, dall’altro, a suscitare in generale un necessario sentimento del bello in quanti visiteranno l’esposizione. Sin dai mesi successivi al terremoto, diversi sono stati gli artisti che sono venuti in città per portare la loro testimonianza. Alcuni si sono coinvolti con le scuole, in particolare con il Liceo Scientifico, realizzando opere insieme agli studenti. Ecco: se soprattutto le giovani generazioni si innamoreranno del bello, sarà per loro più semplice un domani rimanere a L’Aquila. Il bello e l’arte, dunque, come fattori di identità, senza la quale non c’è futuro. Una mostra, dunque, che sarà soprattutto per le scuole: l’auspicio è proprio che sia visitata da quanti più studenti possibili. Ma, in generale, sarà un evento per tutta la città, che deve riscoprire anche mediante mostre come questa, il bisogno di arte e bellezza. Di qui la scelta di tenere aperta The Making of L’Aquila anche in due week end.

Betty Leone

Assessore alla Cultura Comune di L’Aquila

 

Chi si avvicina a questa idea di raffigurare i canti deve affrontare il concetto che c’è una grande geometria che regola il tutto. Mi piace condizionarmi alla tecnica, accettarne le regole ma anche scombinarle quando è possibile.

Mimmo Paladino

 

Queste terre sono pigmenti, c’è il racconto delle mie terre: l’azzurro che ricorda questi spazi infiniti, queste forme sono infinite. Butto i colori causalmente, sembra: invece no. È tutto dentro di me.

Marcello Mariani

 

Il contatto con i computer è diventato un evento stimolante: pensai ai circuiti elettronici… Mi interessa e mi affascina sempre tentare nuove vie. Mi sarebbe piaciuto essere un pittore astratto puro, invece sono un pittore astraente, perché noi vediamo immagini che sono state create dal pittore ma non esistono in natura. Però comunque raccontano.

Luciano De Liberato

 

Gianni Berengo Gardin: “Noi fotografiamo in bianco e nero…” Elliot Erwitt: “…non solo in bianco e nero, ma anche in verticale e orizzontale”. Erwitt: “Io non interpreto. Io faccio tante foto e spero che siano buone”. Berengo Gardin: “Hai fatto qualcosa di buono?” Erwitt: “Sì…” Berengo Gardin: “Forse una io… Cartier-Bresson diceva che un buon fotografo fa una foto buona all’anno”

Gianni Berengo Gardin

Elliot Erwitt

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