Teramo, XXIV edizione di Maggio.Fest omaggio a Orson Welles il 7 Maggio

I cento anni di Orson Welles, Giovedì 7 maggio, nella Sala SanCarlo – Museo Archeologico alle Ore 21,00
Orson Welles nel centenario della nascita (6 maggio 1915) e nel trentennale della morte (10 ottobre 1985). La celebrazione di un genio precoce e precocemente giunto a un successo senza pari, come attore e regista di teatro e come conduttore di una trasmissione radiofonica destinata a passare alla Storia, non solo dello spettacolo. Cineasta esordiente con un contratto hollywoodiano che gli lascia carta bianca (un unicum!) e firmatario, a ventisei anni, di un film che già all’uscita viene considerato il film per eccellenza, il più bello della storia del cinema: Citizen Kane (1941), secondo Bogdanovich avanti di 40 anni per quanto riguarda linguaggio, innovazioni, complessità di scrittura e di scrittura filmica. Poi una lunga parabola discendente, fatta di film sottrattigli, rimontati, massacrati, incompresi, scomparsi, iniziati e mai conclusi. E di genialità mai arresa. Nei suoi film, profeticamente, l’ascesa e la caduta, il trionfo e il crollo caratterizzano già i memorabili personaggi da lui incarnati: Kane, Arkadin, Quinlan, Michael O’Hara, Macbeth, Othello. Un gigante del ‘900 Orson Welles, l’emblema dell’artista avanzato e ribelle, glorificato quanto ostacolato, celebrato e incompreso, magnificato e disprezzato.
THE HEARTS OF AGE (Usa, 1934) – regia: Orson Welles, William Vance – sceneggiatura: Orson Welles – interpreti: Orson Welles, Virginia Nicholson, William Vance, Edgerton Paul, Blackie O’ Neal – dur: 8’
Una donna siede accanto a una campana, un uomo al suo fianco aziona la corda che la suona. Un uomo elegante appare, seguito da altre figure. La campana suona a morto? E chi è morto?
Un film, ha detto Welles, “da vedere a casa la domenica pomeriggio”. Ma è difficile essere d’accordo con un’affermazione così semplicisticamente riduttiva – e tanto frequente in Welles, sempre intento a fishing for compliments. The Hearts of Age rivela quanto gli seguisse e personalizzasse le “lezioni” del cinema d’autore dell’epoca: (…) il film ha una struttura surreale, in cui però conferiscono diversi elementi e diverse “scuole” cinematografiche, da Murnau a Griffith, da Stroheim a Lon Chaney, dal primo Buñuel all’avanguardia francese degli anni ’20 ecc. E, naturalmente contiene in nuce buona parte del cinema futuro (montaggio, luce, inquadrature ecc.) e della “teatralità” (trucco, gusto dell’apparire vecchio a 19 anni, sdrammatizzazione del senso della morte ecc.) del Welles che conosciamo, da Citizen Kane in poi.
Claudio M. Valentinetti (Orson Welles – Il Castoro Cinema, Editrice Il Castoro)
TOO MUCH JOHNSON (Usa, 1938) – regia: Orson Welles – soggetto: William Gillette – sceneggiatura e montaggio: Orson Welles – interpreti: Joseph Cotton, Virginia Nicholson, Arlene Francis, Edgar Barrier, Ruth Ford, Orson Welles, John Houseman – dur: 66’
All’epoca in cui venne girato, Welles era dedito principalmente al teatro, avendo già rappresentato una rivisitazione in chiave moderna del Macbeth e lo spettacolo omonimo di William Gillette. La trama ruota attorno ad un personaggio principale, il vero Johnson, che si trova continuamente perseguitato da altre due persone che assumono la sua identità. Il film, nonostante fosse definito una delle opere preferite del regista, non fu completato a causa dei grossi problemi finanziari del giovane Welles. Tuttavia, avendo a cuore il progetto, il cineasta conservò le bobine del mediometraggio nella sua villa di Madrid quando, nel 1970, a causa di un incendio, il film fu bruciato e lo stesso regista dichiarò di aver perso l’unica copia della pellicola. Invece, il 7 agosto 2013, a Pordenone, sono state ritrovate le bobine della pellicola all’interno di un magazzino, successivamente restaurate dalla Cineteca del Friuli

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