Teramo, omaggio a Lamberto Sanfelice il 12 maggio

Maggio Italiano∙ Cinema d’autore LAMBERTO SANFELICE Martedì 12 maggio Multisala Smeraldo Ore 21,00
Omaggio a un nuovo autore, il cui cinema è fatto di acqua e di pietra, che mette insieme la vita e la morte, il trionfo della prima e il superamento della seconda. Dove nei nervosi momenti statici il paesaggio interiore trova corrispondenza e contrasto nell’aspra o rigogliosa natura esterna, circoscrivendo l’elemento mutevole, durevole, e raccontando l’espansione di un sentire pietrificato e tuttavia mai immobile, il lento, inevitabile sgretolarsi del dolore in liquido ristoro. Un cinema di immagini fluide, dal movimento circolatorio, sangue e linfa che dissolvono vecchie ferite e celebrano il rinascere, il formarsi, la luce della crescita. Al centro de Il fischietto e di Cloro, l’adolescenza e la giovinezza come iniziazione ed elaborazione del lutto. I rispettivi personaggi femminili sperimentano l’esistenza passando da una modalità di essere all’altra: sono già l’espressione di un racconto/cinema interiori volti a ricongiungere il corpo scisso con l’ambiente, l’anima spezzata con lo spirito.
IL FISCHIETTO (Italia, 2012) regia e sceneggiatura: Lamberto Sanfelice–fotografia: Michele D’Attanasio – montaggio: Consuelo Catucci – scenografia: Daniele Fabretti – interpreti: Maria Vittoria Rossi, Thomas Trabacchi, Silvia D’Amico, Maria Antonietta Chiarelli, Luciano Scordari – prod: Armando Ticconi – Ang Film / Asmara Films – dur: 15’
La storia di una bambina, Giulia, di fronte ad un evento traumatico e il suo personale percorso di accettazione.
È un film che affronta, in maniera originale e delicata, il tema dell’elaborazione del lutto da parte di una bambina, Giulia, che ha da poco perso entrambi i genitori e il suo amato cane Elliott. Giulia solitaria e silenziosa è immersa in un proprio mondo immaginario fatta di visioni, parole e gesti ripetuti per cercare di sfuggire alla sofferenza che le stringe il cuore. Sanfelice decide allora di esorcizzare il dolore della bambina mettendolo in rapporto con la natura, la fattoria, campi di lavanda che sembrano infinti, luoghi lontani e incontaminati dove è possibile abbandonarsi e trovare conforto. E Il fischietto è l’appiglio di Giulia, un piccolo oggetto di congiunzione, una linea immaginaria tra la vita e la morte, ciò che ancora le fa sentire la presenza dei suoi cari e di Elliott, ora suo amico immaginario. Se il tempo della vita finisce, quello dei ricordi resta con noi, nelle piccole cose, nelle visioni di un altro mondo in cui rifugiarsi.
Andreina Di Sanzo (www.goodshortfilms.it)
CLORO (Italia, 2015) regia: Lamberto Sanfelice – sceneggiatura: Lamberto Sanfelice e Elisa Amoruso – fotagrafia: Michele Paradisi – montaggio: Andrea Maguolo – scenografia: Daniele Fabretti – costumi: Francesca Di Giuliano – interpreti: Sara Serraiocco, Ivan Franek, Giorgio Colangeli, Anatol Sassi, Piera Degli Esposti – dur: 98’
Jennifer ha diciassette anni, un fratellino e un padre caduto in depressione dopo la morte della moglie. Virtuosa del ‘cloro’, si allena nelle piscine di Ostia per partecipare alle prossime gare nazionali di nuoto sincronizzato. Ma la sua vita sopra la superficie dell’acqua è complicata. Il padre ha perso il lavoro e hanno dovuto lasciare il mare per la montagna abruzzese, dove lo zio Tondino gli ha messo a disposizione una baita vicino a un vecchio hotel dismesso. Precipitata in una realtà ostile, a causa del clima e della distanza dai centri abitati, Jennifer prova comunque a fare funzionare le cose, accompagnando il fratellino a scuola, accudendo il padre, tenendo vivo il sogno e allenati i muscoli. Occupata come cameriera presso un albergo, scopre molto presto la presenza di una piscina, dove ogni notte continua gli allenamenti. Il tentato suicidio del padre, la fragilità infantile del fratello e l’incontro con Ivan, il guardiano venuto dall’est che la osserva allenarsi di nascosto, cambieranno il suo sguardo e le sue priorità.
Cloro tenta un delicato equilibrio tra il lato emotivo dei suoi personaggi e il contesto socioeconomico italiano visto come un acquario quasi inviolabile. Ogni decisione di Jenny è (stata) mossa dalla crisi economica, dalla perdita del lavoro del padre, dal dramma degli sfratti, insomma tutti temi urgenti che il film fa sentire come echi fuori campo. Non sono gli eventi che interessano a Sanfelice, ma solo gli effetti che questi eventi hanno avuto sui suoi fragili personaggi. Non è il sogno di Jessica che si mette in scena (i campionati italiani), ma le flebili tracce di quel sogno che resistono come un fiore sotto la neve del suo esilio. E allora: avendo come evidenti referenti le atmosfere di una nobile autorialità europea à la fratelli Dardenne, pedinando silenziosamente la ragazza sino a sfiorare lievi astrazioni visive à la Céline Sciamma, questo è un buon esordio che con notevole fiducia nel cinema tenta di affidare ancora alle immagini e al “paesaggio” (fisico e interiore) ogni giudizio etico sul nostro tempo.
Pietro Masciullo (Sentieri Selvaggi, 11 marzo 2015)
LAMBERTO SANFELICE Completati i suoi due primi corti GettingFired e HolySunday nell’estate del 2009 alla New York University, Lamberto Sanfelice torna in Italia per collaborare con la Ang Film alla realizzazione dei contenuti per la web tv Mugma. Nel 2012 dirige Il fischietto, cortometraggio finanziato dal MiBac.Cloro, la cui sceneggiatura è stata selezionata al MFI Script Film Workshop 2013 (programma MEDIA) è il suo primo lungometraggio.

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