Teramo, la politica del territorio in Abruzzo al Rotary Club con Landini

“La politica del territorio in Abruzzo”. È questo il tema di cui si è parlato giovedì 27 febbraio 2013, al Ristorante “Il Fortino” della Specola in un incontro organizzato dal Rotary Club Teramo. Dopo i consueti inni, il Presidente del Rotary, il professor Bernardo Cardinale, ha introdotto e presentato l’ospite e relatore della serata: il professor Piergiorgio Landini, direttore del Dipartimento di Economia dell’Università “G. d’Annunzio di Chieti-Pescara”. Landini ha ripercorso in maniera brillante, con un attento e minuzioso excursus storico, la geografia economica della nostra regione, con ampio riferimento anche agli eventi che, dagli anni ’60, sono accaduti nel resto del Paese. Tra le varie questioni, ha parlato di localizzazione industriale, di assetto urbano e di infrastrutturazione viaria e di come si siano vissuti anni di decisionismo spinto, sicuramente legati anche alle figure politiche come quelle di Remo Gaspari e Lorenzo Natali. Ha ricordato come, nell’arco di dieci anni, sotto la spinta proprio dei politici locali e nazionali, si sono localizzati in Abruzzo sette tra aree e nuclei di sviluppo industriale, respingendo la localizzazione di grandi poli petrolchimici e siderurgici e privilegiando le “industrie chiave” ad alto assorbimento di manodopera, come l’industria del montaggio degli autoveicoli e le industrie manifatturiere in generale, con una distribuzione policentrica che ha rispettato perfettamente la struttura dell’Abruzzo cantonale. Ha sottolineato come la conseguente trasformazione del territorio e della società sia stata effettivamente repentina, consistente e importante, collocando l’Abruzzo, nel breve volgere di un ventennio, da penultima regione del Mezzogiorno italiano a prima regione dello stesso Mezzogiorno. “La nuova vision su cui puntare oggi – ha detto Landini, condividendo le posizioni di due suoi colleghi urbanisti, Properzi, dell’Università di L’Aquila, e Mascarucci dell’Università di Pescara-Chieti – è quella di riprendere i nostri capisaldi, come l’industria – perché non possiamo certamente pensare di vivere di solo aree protette, di risorse immateriali, sia pure della nostra splendida cultura – e quella di riprendere all’interno della regione il quadrilatero urbano, abbandonando l’idea che L’Aquila possa rimanere la nobile città isolata che era prima dell’evento sismico”. Tutto ciò procedendo attraverso la pianificazione, che prevede anche una parte di coercizione insita in sé che noi dovremmo tornare a praticare come entità politiche, a qualsiasi scala, tentando di convincere, ovviamente con la ragione e poi anche con le decisioni, i territori a ritornare attivi. Altrimenti, questo splendido Paese che è l’Italia e questa splendida regione che è l’Abruzzo difficilmente vedranno una nuova ascesa. Pertanto, noi dobbiamo credere che riusciremo a riprendere il percorso virtuoso. Forse, sotto questo profilo, dovremmo imporre, una volta o l’altra, alla politica del non fare la politica del fare per il territorio, per l’economia e quindi per tutti noi”. Presente, tra gli altri, anche il Questore di Teramo, Giovanni Febo.

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