Sulmona, presentazione del libro “L’immortalità delle vittime. Gli abruzzesi alla Grande guerra” il 18 dicembre

Per il centenario della Grande guerra 1915/1918, Alfredo Fiorani ha voluto dare il suo contributo a che la ricorrenza non passasse sotto silenzio. Non solo. Ha voluto anche e soprattutto indirizzare l’attenzione sull’Abruzzo e sugli abruzzesi che nel primo conflitto mondiale ebbero un ruolo da protagonisti, evitando al contempo generiche considerazioni storiche già ampiamente acquisite nel corso dei decenni dalla storiografia.

Lo scopo di Fiorani è stato dunque quello di fare luce sulla realtà abruzzese a torto trascurata. L’Abruzzo rivestì durante la tragicità di quel periodo una posizione centrale: basti pensare che il Distretto militare di Venezia venne trasferito a Chieti, l’accoglienza prestata ai profughi del triveneto dopo Caporetto, il bombardamento di Piano d’Orta ad opera di velivoli austriaci sulle fabbriche che producevano materiale bellico (evento questo quasi del tutto sconosciuto), il cospicuo numero di caduti 26.325 presunti di cui 16.943 accertati, le 739 decorazioni al valore militare. L’elenco potrebbe essere più nutrito, i tre campi di concentramento (L’Aquila, Sulmona. Città Ducale) in cui soggiornarono e transitò un numero impressionante di prigionieri austro-ungarici .

L’Autore ha tracciato e intrecciato memorie, personaggi, vicende facendo emergere un profilo molto più alto e rilevante che rivestì la regione. Insomma, ha voluto riassegnare la giusta collocazione dell’Abruzzo in ambito nazionale, smentendo il falso disegno dannunziano di terra agropastoralprimitiva ai margini dell’Italia.

Nel libro sono citati diversi paesi che hanno dato i natali ai fanti o edificato monumenti e sacrari in loro memoria: Avezzano, Bugnara, Pettorano sul Gizio, Vittorito, Vasto, Penne, Teramo, Caporciano, Casoli, Ortona, ecc.

G. D’Annunzio, B. Croce, N. Sauro, G. Volpe. E. Hemingway, R. Paolucci sono solo alcune delle figure che per motivi più disparati si accostarono alla terra d’Abruzzo.

Alfredo Fiorani ha riscontrato attraverso lettere, memorie, taccuini di guerra che anche nel più umile dei fanti proveniente dal più sperduto paesino appenninico era presente uno spiccato sentimento d’amor nazionale, un’eroicità insospettata che li ha resi appunto “immortali”, portandoli a condividere coscientemente il destino dell’Italia.

Dalla lettura del libro si scoprirà quanto l’Abruzzo fosse immerso nella realtà della Grande guerra da rendersi, grazie al sacrificio incondizionato dei suoi figli, partecipe della Vittoria finale.

 

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