Spoltore, Festival Flaiano: il programma del 30 giugno

Nutrito programma quello di lunedì 30 giugno al Flaiano Film Festival. Al Multiplex Arca si parte in Sala 5 alle ore 18,00 con il concorso italiano e sarà presentato “Nottetempo” di Francesco Prisco: una corriera si rovescia sul lato della strada e l’incidente fa incontrare tre persone che sembrerebbero non avere nulla in comune: un poliziotto intransigente, una ragazza innamorata e un cabarettista in declino. Da quel momento il destino si diverte a imbrogliare la sua tela, facendo leva sul caso come sulla volontà degli uomini. Nottetempo, lungometraggio di esordio del 28enne Francesco Prisco, si sviluppa come un road movie che parte da Napoli e arriva fino a Bolzano viaggiando sulla forza delle atmosfere (accentuata da una colonna sonora evocativa).

Alle ore 20,30 Judy Dench è la straordinaria protagonista di “Philomena”, ultimo film di Stephen Frears: Irlanda, 1952. Philomena resta incinta da adolescente. La famiglia la ripudia e la chiude in un convento di suore a Roscrea. La ragazza partorirà un bambino che, dopo pochi anni, le verrà sottratto e dato in adozione. 2002. Philomena non ha ancora rinunciato all’idea di ritrovare il figlio per sapere almeno che ne è stato di lui. Troverà aiuto in un giornalista che è stato silurato dall’establishment di Blair e che accetta, seppur inizialmente controvoglia, di aiutarla nella ricerca. Gli ostacoli frapposti dall’istituzione religiosa saranno tanto cortesi quanto depistanti ma i due non si perdono d’animo. Stephen Frears racconta in questo suo riuscitissimo film la storia vera di una madre alla ricerca del figlio perduto che Martin Sixsmith ha reso nota con il libro “The lost Child of Philomena Lee” che, pubblicato nel 2009, ha consentito a molte donne di sentirsi sostenute nel raccontare il loro ‘vergognoso’ passato.

Alle ore 22,45 è la volta di Lars von Trier e del suo “Nimphomaniac-vol.1”: l’anziano Seligman, uscito per fare la spesa in una giornata nevosa, trova a terra il corpo insanguinato di una donna, Joe. La porta nel suo appartamento e la soccorre. Qui Joe gli rivela di essere una ninfomane. Con Nymphomaniac Lars Von Trier chiude la trilogia sulla depressione che lo ha visto dirigere in successione Antichrist e Melancholia. Lo fa con una lunga narrazione divisa in due parti offrendoci alla fine il trailer della seconda.

In Sala 4 alle ore 18,00 sarà proiettato “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” di F. Herngren: nel giorno del suo compleanno il centenario Allan Karlsson scappa dalla casa di riposo in cui soggiorna verso una meta ignota, nel farlo prende la valigia piena di soldi ad un corriere della malavita senza conoscerne il contenuto. Giunto ad una prima destinazione incontra un contadino con il quale scopre il contenuto della valigia e da quel momento cerca di mettere a frutto il denaro, non comprendendo bene di essere al centro di una clamorosa caccia all’uomo da parte della mafia.

Alle ore 20,30 replica di “Tir” di Alberto Fasulo per il concorso italiano.

Alle ore 22,45 la pescarese Lucrezia Guidone è tra i protagonisti di “Noi 4” di Francesco Bruni: Lara ed Ettore sono stati marito e moglie, e si sono molto amati. Ora sono ex coniugi che hanno polarizzato le differenze all’origine del loro distacco: Lara ingegnere stakanovista e ansiogena, Ettore sedicente artista di nobili natali e voglia di lavorar saltami addosso. A rimetterli costantemente in contatto, nonostante le reciproche divergenze, sono i due figli Emma e Giacomo: lei aspirante attrice occupante del Teatro Valle; lui studente di terza media alle prese con l’esame finale, “incidente scatenante” che favorisce l’ennesimo incontro-scontro fra i genitori.

Alla sua seconda regia, lo sceneggiatore-regista Francesco Bruni raddoppia la posta in gioco, anzi la quadruplica, e se in Scialla! raccontava un rapporto padre-figlio, in Noi 4 si cimenta con le relazioni incrociate fra quattro personaggi: i genitori con i figli, gli ex coniugi fra di loro, i fratelli all’interno del legame paragenitoriale dovuto alla grande differenza d’età fra la maggiore e il “piccolo” di casa. In Sala 3 alle ore 18,00 per il cinema europeo “Jimmy P.” di Arnaud Desplechin: Browning, Montana, 1948. Jimmy Picard è un nativo americano che vive e lavora nel ranch della sorella. Reduce della Seconda Guerra Mondiale e traumatizzato dall’esperienza sul fronte europeo, Jimmy soffre di disturbi inspiegabili: la vista si offusca, il cuore accelera, il respiro si fa corto. Preoccupata per le condizioni del fratello, paralizzato a terra da crisi frequenti, Gayle lo esorta a farsi visitare all’ospedale militare di Topeka, specializzato nelle patologie dei veterani. Esclusa la disfunzione di ordine neurologico, il corpo medico giudica il malessere di Jimmy imputabile a qualcosa di più profondo. Persuasi di non poter intervenire sul paziente, l’equipe chiede il parere e l’intervento di Georges Devereux, antropologo e psicanalista ungherese che studia la dimensione psicologica di culture altre da quella occidentale. Approdato in Kansans con una valigia piena di entusiasmo e competenza, Georges individuerà il disagio psicosociale di Jimmy, infilando un percorso terapeutico e amicale. C’è qualcosa in Jimmy P. che commuove profondamente, qualcosa che ancora una volta avvicina il cinema di Arnaud Desplechin a quello di Francois Truffaut. Qualcosa che trova la verità della persona e del personaggio, qualcosa di personale che l’autore ci dona senza che sia mai evidente.

Alle ore 20,30 infine, sarà inaugurata la retrospettiva dedicata a Pietro Germi, nel centenario della nascita ed a quarant’anni dalla morte con un inedito documentario del regista “Scrittori e poeti anglosassoni a Roma” (il documentario trae spunto dall’entrata a Roma degli alleati nel 1945 e celebra il lungo legame storico e culturale di Roma con gli artisti anglosassoni dal Settecento in poi. Dai poeti romantici inglesi, Keats, Shelley e Byron, che hanno vissuto a Roma, a Turner colpito dai paesaggi della campagna romana, punteggiati dai resti degli acquedotti, dagli intellettuali inglesi che partecipavano alla vita culturale della città alla fine dell’Ottocento, frequentando l’antico Café Greco, agli scrittori americani che vi hanno soggiornato)  e con il film “Signore e signori”: Tre storie di corna in una cattolicissima cittadina veneta dove ognuno pensa ai fatti degli altri e dove i tradimenti sono la regola sottintesa, anche se il divorzio non c’è ancora e probabilmente non servirebbe a niente. La città è palesemente Treviso, patria di Luciano Vincenzoni, uno degli sceneggiatori con Age, Scarpelli e Flaiano. “Secondo Age risultò di gran lunga superiore alla sua sceneggiatura; e in un ambiente come quello del cinema, dove la gente tende quasi sempre ad attribuirsi meriti che non le spettano, è davvero il caso di crederci” (E. Giacovelli). È l’ultimo bel film di Germi, il più vicino ai temi e ai modi della commedia all’italiana e probabilmente, anche a causa del personaggio “positivo” di Gastone Moschin, la sua opera satirica più complessa e completa, più cattiva di quelle di ambiente siciliano. Palma d’oro a Cannes ex aequo con Un uomo, una donna di C. Lelouch.

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