Spoltore, Festival Flaiano: il programma del 28 giugno

Sabato 28 giugno il 41° Flaiano Film Festival al Multiplex Arca ha in serbo una serie di proposte, tutte da non perdere. Si parte in Sala 5 alle ore 18,00 con “Controra-House of Shadows” di Rossella De Venuto per il concorso italiano: Leonardo, pugliese che vive da anni in Irlanda, viene richiamato nella città natale dal fratello prete, Nicola: è morto lo zio Domenico, monsignore in odore di santità e ha lasciato ai nipoti il palazzetto di famiglia. Per decidere dell’eventuale vendita della proprietà, Leonardo si reca nella città natale insieme alla moglie irlandese, Megan, un’artista affermata. Megan è felice di conoscere finalmente la famiglia di origine del marito e si innamora del palazzetto a tal punto da volervi soggiornare. Ma non sa che la lussuosa dimora è popolata da fantasmi che si aggirano per le stanze e che prediligono la controra, ovvero il momento più caldo della giornata in cui la città si spopola e, si dice, spuntano fuori i morti. Proprio la sensibilità di artista di Megan richiamerà su di sé l’attenzione dei defunti che la spingeranno a investigare il segreto gelosamente custodito dalla famiglia di Leonardo. Rossella De Venuto, al suo debutto nel lungometraggio, si lancia in un horror dimostrando sprezzo del pericolo e originalità stilistica. Complice anche la fotografia nitida e iperrealista dell’irlandese Ciaran, De Venuto mette a frutto il contrasto fra la luce accecante del sud e le ombre che si annidano non solo nelle stanze del palazzetto, ma anche nei vicoli di una città arcaica popolata di “gargoyle” come la New York di Rosemary’s Baby.

Alle ore 20,00 si prosegue con “12 anni schiavo” di Steve McQueen, tra i trionfatori all’ultima edizione degli Oscar: Stati Uniti, 1841. Solomon Northup è un musicista nero e un uomo libero nello stato di New York. Ingannato da chi credeva amico, viene drogato e venduto come schiavo a un ricco proprietario del Sud agrario e schiavista. Strappato alla sua vita, alla moglie e ai suoi bambini, Solomon infila un incubo lungo dodici anni provando sulla propria pelle la crudeltà degli uomini e la tragedia della sua gente. A colpi di frusta e di padroni vigliaccamente deboli o dannatamente degeneri, Solomon avanzerà nel cuore oscuro della storia americana provando a restare vivo e a riprendersi il suo nome. In suo soccorso arriva Bass, abolizionista canadese, che metterà fine al suo incubo. Per il suo popolo ci vorranno ancora quattro anni, una guerra civile e il proclama di emancipazione di un presidente illuminato.

Alle ore 22,45 sarà presentato l’ultimo film di Margarethe von Trotta, “Hanna Arendt”: il film ricostruisce un periodo fondamentale della vita di Hannah Arendt: quello tra il 1960 e il 1964. All’inizio della vicenda, la cinquantenne intellettuale ebrea – tedesca, emigrata negli Stati Uniti nel 1940, vive felicemente a New York con il marito, il poeta e filosofo tedesco Heinrich Blücher. Ha già pubblicato testi fondamentali di teoria filosofica e politica, insegna in una prestigiosa Università e vanta una cerchia di amici intellettuali. Nel 1961, quando il Servizio Segreto israeliano rapisce il criminale di guerra nazista Adolf Eichmann, nascosto sotto falsa identità a Buenos Aires, la Arendt si sente obbligata a seguire il successivo storico processo che si tiene a Gerusalemme. Nonostante i dubbi di suo marito, la donna, sostenuta dall’amica scrittrice Mary McCarthy, chiede e ottiene di essere inviata in loco come reporter della prestigiosa rivista ‘New Yorker’. Hannah nota che Eichmann, uno dei gerarchi artefice dello sterminio degli ebrei nei lager, è un mediocre burocrate, che si dichiara semplice esecutore di ordini odiosi e, d’altro canto, si sorprende nell’ascoltare testimonianze di sopravvissuti che mettono in evidenza la condiscendenza dei leader delle comunità ebraiche in Europa, di fronte ai nazisti.

Si prosegue in Sala 4 alle ore 18,00 con “Tracks-Attraverso il deserto” di John Curran: Robyn Davidson ha venticinque anni e un progetto folle: attraversare a piedi il deserto centrale australiano, da sola. Da Alice Springs all’Oceano Indiano, camminerà per 2700 kilometri, in compagnia di tre cammelli e del suo cane Diggity. Dopo un paio d’anni di preparazione, passati a prendere confidenza con gli animali e ad indurirsi i piedi in vista della fatica, e dopo i saluti alla famiglia e ai pochi amici, nel 1977 Robyn dice no all’inazione e alla mancanza di concretezza che guida le vite di tanti suoi coetanei e muove i primi solitari passi, con la sponsorizzazione del National Geographic e l’accordo di incontrare periodicamente lungo la strada il fotografo Rick Smolan, per permettergli di documentare l’epica impresa. Il regista John Curran, americano trasferitosi in Australia all’età del viaggio della protagonista, ispirandosi al reportage della Davidson sulla rivista internazionale e al bestseller che ne è seguito, spinge Mia Wasikowska “into the wild”, convinto, a ragione, che quell’esperienza di solitudine estrema possa avere ancora -e di più- un impatto significativo oggi, nel tempo della connessione perpetua e della socialità virtuale.

Alle ore 20,30 replica de “La mia classe” di Daniele Gaglianone per il concorso italiano.

Alle ore 22,45 un’esilarante Marco Giallini è il protagonista di “Tutta colpa di Freud” di Paolo Genovese: uno psicologo cinquantenne, Francesco, è stato lasciato solo dalla moglie ad allevare tre figlie e continua a farlo con grande amore e attenzione nonostante l’ultima abbia già compiuto 18 anni e la prima abbia superato i 30. Le tre figlie sono particolarmente sfortunate in amore: Sara, omosessuale, viene regolarmente lasciata dalle fidanzate quando le cose si fanno serie; Marta, libraia, si innamora di scrittori che non la ricambiano; Emma, maturanda, ha avviato una storia con Alessandro, coetaneo di suo padre e per giunta sposato con Claudia. A complicare ulteriormente le cose, Claudia è l’amore segreto di Francesco, che la incontra ogni giorno ma non osa rivolgerle parola, inizialmente ignaro che sia proprio lei la moglie del fedifrago.

In Sala 3 infine alle ore 18,00, con ingresso libero, omaggio a Marlon Brando nel decennale della morte con “Queimada” di Gillo Pontecorvo: in un’isola immaginaria delle Antille e in un ipotetico Ottocento, sir William Walker, agente britannico, dà una mano a un giovane rivoluzionario nell’abbattere il dominio portoghese, ma lo liquida quando vuole l’indipendenza anche dagli inglesi. Sulla scia del successo internazionale di La battaglia di Algeri e su sceneggiatura di Franco Solinas e Giorgio Arlorio, Pontecorvo innesta in un corposo racconto di avventure un discorso ideologico e politico in chiave marxista che intende spiegare che cosa è stato e che cosa è il colonialismo nelle sue varie forme.

Alle ore 20,45 sarà proposto “Tutto sua madre” di Guillaume Gallienne: Guillaume ama sua madre sopra ogni cosa e fino a confondersi con lei, replicandone i gesti, imitandone la voce, ribadendone il potere. Inviso al padre e ai fratelli, prepotenti e virili, Guillaume si convince di essere una ragazza nella solitudine della sua stanza, dove gli vengono in soccorso la principessa Sissi e l’Arciduchessa Sofia di Baviera. Cresciuto da ‘diverso’ e rifugiato in un mondo immaginario, Guillaume parla come una ragazza, si veste come una ragazza, è delicato come una ragazza, balla la sevillana come una ragazza. Motivo di imbarazzo per quella famiglia bon chic bon genre (good style, good class) che vive e si annoia in un ‘area’ compresa tra Parigi e Versailles, Guillaume viene allontanato e costretto in collegi maschili, dove scopre a sue spese di essere un ragazzo. Vittima di un fraintendimento crudele e di una valutazione familiare irrazionale, che lo crescono femmina e lo qualificano omosessuale, Guillaume si abbandona confuso e umiliato sui lettini di analisti, psichiatri e ufficiali medici. Alla ricerca della sua identità e della sua voce, troverà il suo posto a tavola e sul palcoscenico del mondo.

Alle ore 22,45 “I fratelli Karamazov” di Petr Zelenka: chiamati in un festival di teatro alternativo a rappresentare I fratelli Karamazov, un gruppo di attori arriva in Polonia, in una fabbrica dismessa all’interno della quale cominciano le prove. Alcuni di loro non vorrebbero essere lì, altri desiderano andarsene, altri ancora non nascondono i propri problemi, ma la vera tragedia riguarda un uomo locale, il cui figlio il giorno prima è caduto lavorando allo spazio allestito nella fabbrica fratturandosi la spina dorsale. Mentre le prove vanno avanti e gli attori paiono pensare solo a loro stessi, anche la storia del figlio dell’operaio procede.Teatro fuori dal teatro, rappresentazione espansa di alcune parti del testo di Dostoevskij all’interno di una fabbrica dismessa. Una buona parte di questo I fratelli Karamazov mette in scena il testo originale, lo fa adattando le scene a luoghi post-sovietici, spazi industriali nel senso stretto del termine che diventano astrazione degli spazi della storia. Uniformi fedeli e piccoli accenni di scenografia inseriti con senso straniante in luoghi che non gli apparterrebbero. Tutto, anche la maniera sconnessa in cui la rappresentazione è di continuo interrotta, mette in risalto la recitazione di un gruppo d’attori in certi momenti eccezionali che rappresentano singole scene, svincolate dalla filologica continuità del testo, con un’intensità che stupisce proprio per la forza che scaturisce da una narrazione continuamente interrotta.

Modalità d’ingresso: biglietto singolo 4 euro, ridotto 3 euro; abbonamento intero 30 ingressi 55 euro, ridotto 45 euro; abbonamento intero 20 ingressi 45 euro, ridotto 35 euro; abbonamento intero 10 ingressi 25 euro, ridotto 20 euro. La riduzione si applica ai soci del Flaiano Club con esibizione della tessera in cassa.

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