Spoltore, anteprima nazionale al Flaiano Film Festival il 2 luglio

Domani 2 luglio, al Multiplex Arca il 41° Flaiano Film Festival  presenta un’anteprima nazionale: “The Best Man Holiday” di Malcolm D. Lee alle ore 20,30 in Sala 5: dopo quasi 15 anni di distanza, Taye Diggs, Nia Long, Morris Chestnut, Harold Perrineau, Terrence Howard, Sanaa Lathan, Monica Calhoun, Melissa De Sousa e Regina Hall riprenderanno i ruoli che hanno lanciato le loro carriere. Quando gli amici dai tempi del college si riuniscono durante le vacanze di Natale, scopriranno quanto sia facile riaccendere dimenticate rivalità e storie d’amore.

Sempre in Sala 5 alle ore 18,00 per il concorso italiano sarà proposto “Il mondo fino in fondo” di Alessandro Lunardelli: figli di un industriale del Nord Italia, Loris e Davide sono due fratelli molto diversi: il primo, trentenne, è integrato nell’azienda di famiglia, sposato e in attesa di un bambino, mentre il secondo, diciottenne, vorrebbe fare tutt’altro e, soprattutto, vive in clandestinità la propria omosessualità. Insieme a Barcellona per una partita dell’Inter, Davide si invaghisce di Andy, un ecologista cileno, che finirà col seguire fino a Santiago, scambiando l’amicizia per amore. Per il fratello solo un biglietto lasciato in albergo. Mentre Davide entra in contatto con il mondo dell’attivismo andando a vivere in una casa-comune gestita da Ana, la ragazza di Andy, Loris si mette sulle sue tracce deciso a riportarlo alla sua vecchia vita. La realtà asfittica di un piccolo paesino (Agro, invenzione degli sceneggiatori) e la Patagonia come approdo in un film dove le vicende private di due fratelli, o meglio di una famiglia, si confondono gradualmente con tematiche di altro respiro, specialmente politico. Una scommessa rischiosa che l’esordiente Alessandro Lunardelli porta avanti con generosità di registro, buona cura del dettaglio e varietà di argomenti.

Alle ore 22,45 per il ciclo Europa Europa sarà presentato “Mister Morgan” di Sandra Nettelbeck: Matthew Morgan è americano e vive a Parigi come il protagonista del celebre film. Tre anni prima ha perso la moglie e da allora si trascina per la città e nella vita, aspettando soltanto il momento giusto per farla finita. Cocciuto e refrattario al prossimo quanto alla lingua francese, Matthew incontra Pauline Laubie, giovane insegnante di cha cha cha orfana di padre. La distanza anagrafica viene riempita molto presto da un affetto sincero, lunghe promenade, pranzi in panchina e cene solenni, in cui Matthew e Pauline aprono i loro cuori e confrontano le rispettive paure. Ma a Pauline non riesce il miracolo di ‘trattenere’ Matthew, che sprofondato dal dolore cerca riparo nella morte. Sopravvissuto ai sonniferi e al tentativo di suicidio, l’uomo riceve in ospedale la visita dei figli, Karen e Miles, che equivocano la relazione tra il padre e Pauline. Anni di silenzi, rancori e recriminazioni sembrano aver congelato per sempre il cuore di Matthew e quello dei suoi figli.

In Sala 4 si comincia alle ore 18,00 con il colombiano “Chocò” di Jhonny Hendrix Hinestroza: Chocò è una giovane donna che porta lo stesso nome del distretto colombiano a nordovest di Panama in cui vive, perché il suo destino è strettamente legato a quello del suo ambiente. Abita in una baracca fatiscente lungo il fiume con i due figli e il marito Everlides, disoccupato cronico che passa le giornate a giocare d’azzardo e ubriacarsi. Chocò perde il lavoro presso una di quelle miniere d’oro inquinate dal mercurio che pullulano nella regione, simbolo dello sfruttamento indiscriminato della popolazione locale, ma lo ritrova presso un minatore che crede invece nell’economia famigliare e nei metodi tradizionali, che comportano redditi di sopravvivenza ma anche un rispetto fondamentale del luogo in cui vive la gente che lavora in miniera. L’obiettivo di Chocò, oltre alla sopravvivenza, è un futuro migliore per i propri figli: insiste perché frequentino la scuola e cerca disperatamente di acquistare una torta di compleanno per la piccola Candelaria, che compie sette anni. Riuscirà la bella Chocò a trionfare sulle sue condizioni di vita e sulla cultura della sopraffazione che la circonda? Il regista colombiano Jhonny Hendrix Hinestroza racconta con economia di mezzi e rigore di immagini una delle realtà più drammatiche del suo Paese, non solo quella delle miniere inquinate ma anche quella della minoranza di origine africana che viene discriminata da chi ha un colore della pelle appena un po’ più chiaro del proprio.

Alle ore 20,30 replica de “Il terzo tempo” di Enrico Maria Artale per il concorso italiano.

Alle ore 22,45 è la volta di “I corpi estranei” di Mirko Locatelli: Antonio è un padre solo a Milano, dove è appena arrivato per curare il suo bambino. Ricoverato in un centro oncologico, Pietro ha un anno e un cancro che deve essere rimosso con un delicato intervento. Chiuso col suo bambino nella stanza numero sei, Antonio scambia molte parole con la moglie al telefono e poche battute con gli infermieri nei corridoi, dove si aggira introverso e osservato da Jaber, un adolescente tunisino in visita a un caro amico malato. Addolorato dalla malattia di Pietro e incuriosito dai silenzi di Antonio, Jaber lo avvicina per offrirgli parola e conforto. Ma Antonio, arrivato dalla provincia umbra, non apprezza gli sguardi e le attenzioni del ragazzo, a cui risponde scontroso e laconico. Jaber è ‘arabo’ e diverso, troppo diverso da lui, che arroccato nel suo dolore e nella sua ostilità crescente assume un atteggiamento di aperto rifiuto. L’ostinazione di Jaber e la degenza di Pietro avranno però la meglio sul suo individualismo. Finalmente ‘carico’ solleverà lo sguardo.

In Sala 3 alle ore 18,00 omaggio a Pietro Germi con “La presidentessa”: espulsa da una cittadina francese come fonte di scandalo, Gobette, avvenente soubrette, si rifugia in casa del magistrato che l’ha allontanata e, scambiata per sua moglie, seduce il ministro della Giustizia di passaggio, che promuove il magistrato a una sede di Parigi.

A seguire, alle ore 22,45 “Song of Silence”: Jing è sordomuta e i rapporti con la madre ne rendono impossibile la convivenza: a complicare il tutto la relazione di affetto quasi morboso che si è instaurata tra Jing e lo zio materno. La ragazza viene quindi affidata al padre, il poliziotto Zhang Haoyang, che convive con la giovane musicista Mei. Ma tra Jing e Mei la coabitazione sarà tutt’altro che semplice.

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