San Salvo, Aperitivi Letterari: incontro con Sandro Bonvissuto il 12 dicembre

Il centro culturale “Aldo Moro” il 12 dicembre ospiterà il terzo appuntamento con gli aperitivi letterari.

Il pubblico degustando un aperitivo potrà incontrare Sandro Bonvissuto.

L’evento si terrà a San Salvo e il costo del biglietto sarà di 5 euro.

 

Sabato 12 dicembre, alle ore 18.00, l’ultimo degli Aperitivi Letterari programmati per il 2015 dal Centro Culturale “A. Moro di San Salvo” in collaborazione con l’Associazione culturale Sopra Le Righe.

Il pubblico avrà l’opportunità di incontrare l’autore romano SANDRO BONVISSUTO che si racconterà e racconterà i suoi romanzi. A seguire la degustazione di un aperitivo curato dal Bar “La Dea”.

Ospiti della serata Massimo Di Rienzo, direttore in pensione di numerosi istituti penitenziari, e alcuni detenuti della Casa Lavoro di Vasto che hanno letto da “dentro” il libro di Bonvissuto. Un’occasione per esplorare il punto di vista di chi ha vissuto direttamente o “da vicino” l’esperienza della “detenzione”.

SANDRO BONVISSUTO è nato il 1 giugno del 1970 a Roma, dove vive, legge e scrive. Si è laureato in filosofia alla Sapienza con una tesi su Merleau-Ponty e da anni lavora nella trattoria “La Sagra del Vino” dove incontra i suoi lettori ogni sera.

Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi DENTRO, che segna il suo esordio come scrittore, ed è fra gli autori di SCENA PADRE, pubblicato sempre per Einaudi nel 2013. Alcuni suoi racconti sono stati raccolti in un libro (Nostalgia del vento, Amaranta editrice 2010) che per varie traversie non ha avuto distribuzione

DENTRO, vincitore del Premio Chiara 2013 – uno dei più prestigiosi premi nazionali, dedicato espressamente al racconto – ha sorpreso e commosso, raccontando a ritroso la storia di un uomo dall’età adulta all’infanzia, isolando tre momenti capitali: l’esperienza del carcere; l’amicizia casuale tra due adolescenti; il giorno in cui, imparando ad andare in bicicletta, scopre all’improvviso com’è fatto suo padre.

Sandro Bonvissuto ha un’attitudine da speleologo dell’esistenza. Che parli della pena di vivere in galera, della scoperta di quella cosa gigantesca che è l’altro da sé, o di un bambino che impara a correre il rischio di cadere, i suoi pensieri si mescolano sempre a percezioni scandagliate, felicità assaporate, umiliazioni patite, declinazioni del sentimento dell’esistere restituite con la naturalezza e la potenza dell’acqua che scava in profondità.

Ecco un estratto dal primo racconto:

“C’era un uomo lì dentro che tutti i giorni, all’ora d’aria, usciva con gli altri in cortile, lo attraversava interamente e arrivava, camminando a passi lenti, fin sotto il muro di cinta, ma talmente sotto che riusciva a toccarlo col naso. Per guardarlo così da vicino da non vederlo più. Una volta l’avevo fatto anch’io. Ero arrivato talmente sotto il muro da perdere la visione laterale degli occhi. Talmente sotto il muro da vederne solo il colore. Compresi allora la seguente cosa: il muro è il più spaventoso strumento di violenza esistente. Non si è mai evoluto, perché è nato già perfetto. E ti accorgi di tutta la sua potenza soltanto quando vedi un muro in funzione. Perché non tutti i muri funzionano; quelli che incontriamo nella vita di tutti i giorni, ad esempio, non sono veri muri. Sono interrotti, oppure hanno delle porte, insomma si possono in qualche modo aggirare o attraversare. È come se fossero degli ordigni disinnescati. Dei muri a salve. Quelli che stanno lì dentro no. Funzionano. E bene. Nonostante le apparenze, il muro non è fatto per agire sul tuo corpo; se non lo tocchi tu, lui non ti tocca. È concepito per agire sulla coscienza. Perché il muro non è una cosa che fa male, è un’idea che fa male. Ti distrugge senza nemmeno sfiorarti. Lì dentro ho visto anche gente piangere davanti ai muri, davanti alla caparbia ostilità della materia. Perché, se funzionano, i muri sono tutti del pianto. Stanno lì. Mille volte li guardi e mille volte li vedi fermi. Fanno male da soli. Ed è inutile farci amicizia; se li tocchi, le tue dita non lasciano segni su quella materia. Il muro di recinzione è certo una cosa ostile all’umanità. E costruire un muro è fare una cosa contro. Perché ormai è chiaro che i muri non possono essere a favore. E purtroppo non esistono muri fatti contro qualcosa, perché i muri sono sempre fatti contro qualcuno, contro gli esseri viventi. Quando costruite un muro dovete saperlo che sarà certamente contro qualcuno, anche se non sapete contro chi.”.

 

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