Roccascalegna, Dario Rapino in “Corvo de Corvis” al castello

Una mostra fotografica per ripercorrere, attraverso le immagini, la leggenda della “mano di sangue”: l’antico diritto medievale dello “ius primae noctis” che nel ’600 Annibale Corvo (detto Corvo de Corvis perché soleva tenere un corvo all’ingresso e, se l’animale gracchiava, non era possibile entrare al castello) reintrodusse a Roccascalegna. Prende il via sabato 6 aprile, nella suggestiva cornice del castello, la personale di Dario Rapino, fotografo e avvocato lancianese, che si cimenta questa volta in un lavoro davvero unico.

Una leggenda aleggia sul castello medievale di Roccascalegna: si narra che una fanciulla rifiutò la pretesa dello jus primae noctis del signore di quelle terre, a nome Corvo De Corvis, facendosi giustizia da sé. Come ogni leggenda, verità storica e fantasia si avviluppano in una spirale senza fine, sì da rendere incerti e indefiniti i confini dell’una e dell’altra.

La fotografia, come la poesia, è bugia che narra la verità e perciò, nella rappresentazione di questa leggenda, trova campo fertile. La sequenza di foto è tutto sommato un gioco di specchi e di rimandi, a insinuare infine il dubbio su chi sia davvero l’agnello e chi il lupo. A ciascuno la scelta. La mostra, promossa dalla Pro Loco e dal Comune di Roccascalegna, rimarrà aperta fino al prossimo mese di agosto.

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