Rocca di Mezzo: l’omaggio dei Solisti Aquilani a Sergio Calligaris

Torna puntuale l’omaggio dei Solisti Aquilani a Sergio Calligaris, nel luogo che da oltre 25 anni ospita, in estate, il grande Maestro: Rocca di Mezzo.
Appuntamento mercoledì 19 agosto presso la Palestra Polivalente “L. Sebastiani”, alle ore 21.15. L’omaggio a Sergio Calligaris è anche un momento in cui le più importanti istituzioni di Rocca di Mezzo quali il Comune, il Consorzio per lo Sviluppo Culturale delle Rocche, la Nuova Pro loco e l’Agenzia per la Promozione Culturale della Regione Abruzzo contribuiscono unitariamente a sostenere l’iniziativa che si accompagna alla raccolta fondi per le attività di assistenza domiciliare a malati oncologici dell’Associazione L’Aquila per la Vita.
Protagonisti della serata, I Solisti Aquilani, Daniele Orlando, violino e Stefania Santangelo, pianoforte.
La prima parte del programma propone le partiture di Mendelssohn-Bartholdy, Sibelius e Calligaris; la seconda parte è interamente dedicata a Sergio Calligaris che si esibirà in un recital pianistico. Il Doppio concerto per violino, pianoforte e archi, rimasto allo stato di manoscritto fino al secondo dopoguerra e pubblicato solo pochi decenni or sono, era destinato sicuramente a quegli intrattenimenti musicali domenicali (le famose Sonntagmusiken) in voga ai tempi. Se pur trattasi di prepotenti affermazioni della precocità musicale dell’autore, ovviamente non troviamo i segni dello stile maturo mendelssohniano: si tratta comunque di un’opera interessante per scoprire le ascendenze, le tracce, le influenze che ebbero peso nella sua formazione, la sintesi che egli faceva dei modelli proposti dall’ultimo maestro, Carl Friedrich Zelter che, a proposito dei progressi del piccolo allievo, dichiarava : “Penso che, oltreché compositore, Felix possa diventare un gran violinista”. Evidentemente influenzato da questo sprone, Mendelssohn – quattordici anni appena compiuti – stava dedicandosi a partiture per violino e orchestra: tra queste a quel curioso Doppio, il Concerto per violino e pianoforte in programma questa sera, il cui manoscritto reca la data precisa del 6 maggio 1823. La concezione formale delle parti solistiche è già mendelssohnianamente rapsodica e pertanto di sicuro potere innovativo: non appena il pianoforte “agguanta” la tastiera, seguìto dal piglio pre-paganiniano del violino, ci si rende conto delle frecce che il genio precoce era già in grado di avere al suo arco. Segue J. Sibelius con Andante festivo. Il 25° anniversario della fondazione di un’officina metallurgica a Säynätsalo offriva a Jean Sibelius lo spunto per la composizione di un breve lavoro. Il brano, inizialmente concepito per quartetto d’archi, fu pubblicato nel 1924 ed ebbe in seguito l’onore di rappresentare la Finlandia all’Esposizione universale di New York nel 1939 e di inaugurare più tardi l’annuale Festival Sibelius a Helsinki. Il brano è costituito sull’alternanza di due temi contrastanti. Il primo, costituito da accordi omoritmici, fornisce al lavoro l’impronta di un inno religioso, cui si contrappone il secondo tema, cantabile e lirico che stempera ogni magniloquenza e sfiora un’atmosfera intimistica.

Quest’ultima in verità ci rivela un Sibelius che, pur in questi lavori celebrativi, non dimentica la sfera privata e soggettiva, dimostrando la sua concezione antiretorica del carattere festivo indicato nel titolo.
Conclude la prima parte della serata Imágenes op. 54 per archi , opera dedicata a I Solisti Aquilani composta da Sergio Calligaris che così ce la descrive: “Imágenes rappresenta tre momenti fortemente caratterizzati della giornata. Inizia con La Notte che raffigura uno stato d’animo particolarmente intenso con temi cromatici ascendenti e un episodio centrale assai drammatico che poi, apparentemente, si calma in una sottile dissolvenza ritmica. Segue Il Crepuscolo dove l’incanto sospeso e misterioso e allo stesso tempo contemplativo di questo istante, sulle montagne di Rocca di Mezzo, precede il movimento conclusivo che è il Mattino dove tutto è luminoso e leggero con un trasparente e diafano ritmo e cenni melodici di sorridente affettuosità”.
La seconda parte del concerto è affidata alla tastiera di Sergio Calligaris in un impegnativo e affascinante recital: una sorta di caleidoscopica suite che intreccerà le romantiche e struggenti partiture di Schumann, (Novellette op.24, n.1 e Arabesque op.28), le raffinate e rarefatte cadenze di Debussy (General Lavine eccentric) le misteriose atmosfere di Ravel (Una barque sur l’ocean), l’armoniosità di Galuppi , (Sonata in fa maggiore e Sonata in la minore). Gran finale con un brano di Calligaris, Cadenza e Finale op. 29c., in un gioco di contrapposizioni tra l’aspetto ditirambico, passionale e quello elegiaco ed evocativo, secondo la “cifra” che contraddistingue la poetica del musicista.

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