Rocca di mezzo: la storia della sagra del narciso e l’edizione del 2 giugno

Data la singolarità e la bellezza coreografica di questo corteo di carri allegorici infiorati dai profumatissimi narcisi e la suggestiva cornice naturale dell’Altopiano delle Rocche , si consiglia di dedicare ad essa una domenica che certamente rimarrà tra i vostri ricordi più belli

L’ultima domenica di maggio Rocca di Mezzo celebra il ritorno della primavera in modo molto singolare. Protagonista di questa festa colorata , profumata e allegra , quasi un carnevale fuori stagione, è il narciso splendido e odoroso fiore che cresce spontaneamente sui prati e le colline che circondano il paese sull’altopiano della Rocche.

L’uso di celebrare la primavera in cortei festosi e infiorati è molto antica e trova la sua origine nelle latine Floralia una delle feste con cui i Romani celebravano la primavera e il risveglio della natura. Inizialmente rustica e semplice per tradizione, divenne poi col tempo una occasione per dare sfogo alla licenziosità e alle rappresentazioni pubbliche romane.

A Rocca Di Mezzo questa tradizione tuttavia ha un’origine recente, risale al 1947 e fu voluta dai giovani del paese che diedero luogo ad una splendida festa per allontanare i lutti e i dolori provocati dal conflitto bellico e ritrovare, attraverso il festoso rito, fiducia, ottimismo e voglia di vivere.

Fu un vero successo: si movimentò tutto il paese e portò una ventata di allegria.

Nel libro “Parata d’ombre” Mario Arpea, docente universitario originario di Rocca di Mezzo scrive al proposito : “La gente ripensava ancora a quei lunghissimi inverni trascorsi fra truppe d’occupazione, minacce di rastrellamenti, tensioni e pericoli che l’avevano obbligata a una esistenza di angoscia e di paure. Ma ora voleva ricominciare a vivere. I giovani più degli altri guardavano all’indomani.

L’idea della sagra germogliò in quel clima di speranza e di cambiamento”. Tra i primi progetti, ci fu quello di ornare case e strade di composizioni floreali e rievocare sullo sfondo dei prati l’antico mito di Narciso e della ninfa Eco.

Nel corso degli anni la festa dei Narcisi è divenuto un appuntamento fisso, una ricorrenza che è entrata a far parte del costume del paese.

Si è adattata al mutare dei tempi e si arricchisce di anno in anno di contenuti coreografici e spettacolari sempre più perfezionati , attirando un crescente afflusso di pubblico.

Inizialmente consisteva in una semplice sfilata sui carri ornati di narcisi, il cui tema riportava quasi sempre al folklore abruzzese, mentre oggi si realizzano vere e proprie scenografie dagli svariati contenuti che coinvolgono grandi e bambini.

Gli stessi carri che prima erano costruiti con materiali rimediati, su piattaforme di legno trainate da buoi, ora sono strutture articolate, tecnologiche ed elaborate nei minimi particolari.

I costruttori lavorano tutto il mese di maggio sulle strutture, l’ultima settimana è la più fervente: le ragazze si dedicano alla raccolta dei narcisi mentre gli altri continuano a lavorare sui carri che nelle ultime ore si trasformano completamente.

Sabato, intorno alle ore 22,00 si comincia l’infioratura dei carri nell’apposita rete sistemata sulle strutture, poi er tutta la notte si continuano a tappezzare i carri, ed è questo il momento più emozionante per i paesani, e in mattinata si appongono gli ultimi ritocchi. I carri dalle ore 15,30 sfilano per le vie del paese incorniciati dalla splendida cornice naturale dell’Altopiano delle Rocche: da via Tenente Italo D’Eramo, attraversano il paese fino a Piazza Principe di Piemonte dove la platea di gente aspetta.

I carri che propongono temi legati al folclore e alle tradizioni abruzzesi o ad eventi particolarmente sentiti sulla vita sociale del territorio, partecipano ad un concorso che premia il più bello.

Tre giurie li osservano con scrupolo e ne stilano una classifica che tiene conto di tre parametri: “infioratura”, struttura e scenografia. (Elisabetta Mancinelli)

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