Presentato il progetto FLUMEN per il rilancio del bacino fluviale Aterno-Pescara

Un’ampia e qualificata platea di imprenditori e di rappresentanti datoriali, sindacali e istituzionali ha partecipato questa mattina a Pescara, all’Auditorium Petruzzi, alla presentazione di FLUMEN, progetto per la riqualificazione produttiva e occupazionale del bacino fluviale Aterno-Pescara.

Un progetto il cui obiettivo è di promuovere, in sinergia con gli attori territoriali, il rilancio del bacino per arrivare al riconoscimento dell’area come situazione di crisi complessae attivare un processo di sviluppo, duraturo e sostenibile.

Nel porgere i saluti da parte del Sindaco e di tutta l’Amministrazione comunale di Pescara, l’assessore Laura Di Pietro ha da subito focalizzato il ruolo cruciale del fiume: «Per la nostra città il fiume ha sempre rappresentato una grande risorsa ma anche un fattore di criticità legato all’inquinamento e all’insabbiamento del porto canale. Un progetto di rivitalizzazione produttiva del bacino non può che trovarci pienamente favorevoli».

Subito dopo i saluti istituzionali, Mariasilvia Santilli, giornalista e conduttrice del Tg1 e di TV7, chiamata a moderare l’incontro, ha aperto la tavola rotonda dando la parola aNello Rapini, presidente di Pentadvisory che ha illustrato le dinamiche e le finalità del progetto. «Flumen prevede interventi di riqualificazione e reindustrializzazione su tutto l’asse del bacino fluviale Aterno-Pescara e si inquadra all’interno di un dispositivo legislativo definito dal Ministero dello Sviluppo Economico, attraverso il quale è possibile candidare quest’area a situazione di crisi complessa. Affinché un territorio venga riconosciuto tale occorre che intervengano alcune caratteristiche specifiche riconducibili o alla profonda crisi di una grande azienda con ripercussioni negative su tutto l’indotto o a crisi diffusa di aziende di minori dimensioni. Il tutto collegato a una conseguente perdita occupazionale. Nell’area del bacino Aterno-Pescara si riconoscono questi requisiti. Abbiamo la chiusura di importanti imprese e situazioni di crisi aziendali in essere. Inoltre, ad aggravare la situazione, due  emergenze di natura ambientale molto significative: il terremoto e la bonifica dell’area di Bussi. Allo stesso modo ci sono degli aspetti positivi, uno per tutti è che l’Abruzzo è una regione fortemente industrializzata e contemporaneamente con la più elevata concentrazione di aree protette e ciò ci rende un grande laboratorio per sperimentare il paradigma dello sviluppo sostenibile così caro all’Europa».

Ad illustrare l’iter di riconoscimento di situazione di crisi complessa è intervenuto Bernardo Mattarella, Responsabile Business Unit Incentivi e Innovazione di Invitalia. «L’istanza di riconoscimento deve essere presentata dalla Regione interessata al Ministero dello Sviluppo Economico, nel momento in cui si presentino problematiche produttive e occupazionali di rilievo nazionale non risolvibili con strumenti finanziari locali. Nell’istanza è fondamentale descrivere l’impatto della crisi sui sistemi locali del lavoro in relazione alle statistiche nazionali, fornire indicazioni sull’evoluzione del PIL, sulla produzione e sui settori oggetto dell’intervento. Il documento viene valutato dal Mise e, una volta certificata la situazione di crisi complessa, inizia l’attività di elaborazione del piano di riconversione e di riqualificazione industriale che deve tener conto delle potenzialità e delle vocazioni del territorio, dei riferimenti normativi, della strumentazione a sostegno, sia essa finanziaria o amministrativa, delle modalità di attuazione e dei soggetti coinvolti. Invitalia ha il ruolo di soggetto attuatore sia nella fase progettuale sia in quella di messa in campo delle strumentazioni agevolative».

A seguire si è dato spazio alla presentazione di una case history di situazione di crisi già riconosciuta e attivata: quella del territorio di Rieti. «Abbiamo un contesto socio-economico differente dal vostro – ha sottolineato Emanuela Pariboni, vicesindaco e assessore alle attività produttive di Rieti – Il nostro territorio è stato fortemente penalizzato dal venir meno della Cassa del Mezzogiorno. Abbiamo assistito allo smantellamento del sistema industriale, a fronte di una scarsa propensione all’imprenditoria, a fare rete e ad attivare processi di internazionalizzazione da parte del sistema economico locale. Le successive vertenze ci hanno spinto a ricorrere a strumenti agevolativi destinati alle aree di crisi complessa. Si è trattato di un processo nato dal basso, in maniera trasversale e integrata. Dal 2012 presso l’Assessorato alle attività produttive è attivo un comitato permanente per lo sviluppo che vede coinvolti tutti gli attori locali. Grazie al lavoro svolto attorno a questo tavolo, siamo riusciti a mettere insieme un progetto di riconversione e riqualificazione propedeutico alla stipula dell’accordo di programma, con il supporto fondamentale della Regione e del Mise».

Per analizzare il tema anche dal punto di vista del credito è intervenuto Guido Serafini, direttore della Direzione Territoriale Adriatica BPER Banca Popolare dell’Emilia Romagna. «La situazione del credito in Abruzzo non si discosta dall’andamento nazionale. Il credito alle imprese di grandi dimensioni, con più di 50 dipendenti, si colloca su percentuali positive (+4%), mentre per le imprese di medie e piccole dimensioni ci si attesta a un -2. Vediamo comunque uno spunto positivo di crescita da consolidare. In quanto banca fortemente radicata sul territorio interessato dal progetto, abbiamo scelto di accompagnare un’iniziativa che può attivare opportunità di sviluppo e di crescita occupazionale».

La parola è passata poi a due testimonial d’eccellenza della realtà produttiva del bacino. «La nostra area vive purtroppo un periodo di grande difficoltà – ha spiegato Luca Tosto, Amministratore Delegato di Walter Tosto Spa – L’industria non è stata capace di trasformarsi e investire in ricerca e sviluppo. Nella Val Pescara esistono professionalità parcheggiate perché diverse aziende sono venute meno. Si aggiungono poi lungaggini burocratiche che ostacolano nuovi insediamenti. È necessario  investire nel capitale umano attivando collaborazioni con il mondo della scuola. Il nostro territorio esprime un potenziale umano d’eccellenza: l’importante è fornirgli adeguati strumenti di conoscenza». «Oltre alla scuola, guardiamo anche all’università – gli fa eco Enrico Giaquinto, Chief Manufacturing Officer di Dompé Farmaceutici – Dobbiamo ragionare in termini globali: esportiamo più dell’80% della nostra produzione. Una stretta interazione con il mondo della ricerca permette di internazionalizzare e rendere globali anche le competenze. Questo vale anche per l’indotto. Il settore in cui operiamo fortunatamente resiste nei momenti difficili. È successo in Italia, dove c’è stata una flessione molto bassa, ed è successo anche in Abruzzo. Questo grazie alla grande vocazione manifatturiera del nostro territorio».

A concludere il dibattito è intervenuto Giovanni Lolli, vicepresidente della Regione Abruzzo con delega allo Sviluppo economico «Nonostante il persistere della crisi, il sistema industriale abruzzese ha tutte le possibilità e tutte le energie al suo interno per essere trainante sul mercato. Siamo una regione industriale. I dati ci dicono che l’Abruzzo è la Regione più industrializzata in Italia se prendiamo a base proporzionale la quantità di industrie e soprattutto la determinazione in termini di valore aggiunto che l’industria abruzzese produce relativamente al PIL. La nostra industria ha risentito più di altri della crisi, ma è vitale e multisettoriale. Siamo fortissimi nell’automotive, ma abbiamo anche il chimico-farmaceutico, l’ICT, l’aerospaziale e l’agroalimentare. Dobbiamo scegliere di puntare sulle grandi imprese e sul mondo della ricerca come driver di sviluppo per irradiare quella cultura moderna e innovativa che serve alla crescita economica. Il lavoro delle istituzioni non è sostituirsi alle imprese ma ascoltarle e mettere a disposizione gli strumenti affinché possano operare e condividere il proprio know how: in questo modo il sistema cresce. Penso che il nostro territorio abbia i requisiti per essere riconosciuto come situazione di crisi complessa, dipende dalla qualità dei progetti. Le aree di crisi complessa in Italia sono poche e non si concedono con semplicità. Va detto inoltre che sta per uscire il regolamento per le aree di crisi semplice dove la Regione ha più margini di discrezionalità. Questa iniziativa, che riguarda il bacino Aterno-Pescara, parte da proposte dei privati elaborate da soggetti dotati di grande competenza. Qui c’è un progetto di qualità».

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