Presentato ieri a Palagianello “Lu Picce”, poesie e dizionario in vernacolo

Presentato ieri a Palagianello (Taranto) “Lu Picce”, poesie e dizionario in vernacolo.

Il resoconto della giornata di ieri è difficile da scrivere, perché viaggia sull’onda dei pensieri remoti, quella storia minuta di un popolo minuto che vive e non sopravvive. Non è solo la presentazione del libro “Lu Picce” di Vito Gasparre, Antonio Alemanno e Vito Fumarola, è un paese intero che partendo dalle vicende popolari, le rappresentazioni di vizi e virtù, riti e tradizioni sfocia nella musica e nelle ballate. Ecco che la poesia in vernacolo diventa folk e identità o meglio:”…valore identitario” come sottolinea Nicla Pastore, giornalista di Studio100 che passava il gelato tra autori ed editore.

Lo scrivente ha motivato l”idea di curare l’editing del libro, pensando soprattutto alla funzione culturale che assume, come vera e propria istituzione culturale, per il restauro e la conservazione della lingua, come archeologia della parola che riguarda la storia di ognuno. Le poesie musicate da un valente e giovane maestro di Massafra, hanno animato la serata dando spessore alle poesie, facendole diventare arte espressiva, tridimensionale come si conviene ad uno spettacolo. Per questo l’obiettivo prossimo diventa quello di fare un dvd per il 2016; allora “Lu Picce” sarà completo.

Vito Gasparre ha motivato l’idea di questo libro, per la sua voglia di risarcire il tempo:” mi sono reso conto, dopo una vita intera, che non è questo il mondo che pensavamo di costruire; violenza, guerre, indifferenza, talvolta vera maleducazione. Allora il pensiero è andato alla vita semplice di una volta, i nostri giochi gratis, la vita di un paese che pulsava, cuore battente su ogni aspetto del ciclo dell’anno e della stessa esistenza”.

Stessa idea degli altri autori che hanno curato la parte più preponderante del libro, un vero e proprio dizionario dei termini, dei nomi. E sui nomi Gasparre, che ha curato anche la ricerca dei soprannomi, ha detto che tutto il paese si può riconoscere nel libro andando a ritroso a conoscere come si chiamava la famiglia di suo nonno. Quando il paese non era solo un’espressione geografica ma sul serio comunità.

Che dire bella serata, belle immagini, bella conduzione di Nicla Pastore che ha rivissuto la sua stessa storia personale (avendo qui le sue radici) e quindi restituendo gratitudine a una vicenda comune che rappresenta la cultura che ciascuno porta dentro.

Roberto De Giorgi

 

 

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