Pescara, teatro, “La torre del Bardo”: “Riccardo III” il 5 e 6 settembre

LO SPETTACOLO, CAUSA MALTEMPO, E’ STATO RINVIATO AL 26 E 27 SETTEMBRE.

Comune di Pescara, Teatro Stabile Abruzzese, Laad e Form-Art, insieme nel nome di Shakespeare in una notte di fine estate, quella del Riccardo III che verrà messo in scena per la nona edizione del progetto “La torre del Bardo”, a firma del regista pescarese William Zola. Venerdì 5 e sabato 6 settembre ore 21,15 presso il Parco Villa Sabucchi di Pescara (tempo permettendo).

“Il progetto torna per la sua nona edizione a trasformare Villa Sabucchi in teatro – così il direttore artistico e regista, nonché adattatore del testo shakespeariano William Zola – E’ un progetto che mette insieme diverse cose: la cultura, la sinergia fra territori, il sociale. Comune di Pescara, Tsa, Laad, associazioni sono un insieme che funziona da nove stagioni e che ogni anno dà la dimensione di quanto sia importante legare la cultura ad altre realtà. Quest’anno c’è inoltre la ricorrenza dei 450 anni dalla nascita di Shakespeare e dunque lo spettacolo assume anche il significato di un vero e proprio evento shakespeariano. La speranza è che nasca un’asse Pescara l’Aquila in nome della cultura, a segnare l’inizio di un nuovo percorso, capace di coinvolgere sempre più mondi e di animare la vita culturale e sociale della comunità abruzzese”.

“Per il Teatro Stabile questa è un’opportunità, perché ci consente di sostenere un maggiore investimento dello Stabile sul territorio – sottolinea Ezio Rainaldi, presidente Tsa, presente anche con il dirigente organizzativo Giorgio Iraggi – Un’attività che in sinergia con il territorio stesso si porta avanti da tempo e che consente ricadute in tutta la regione, grazie a collaborazioni attivate in tutti i Comuni. Nel progetto c’è l’anima di ciò che muove il Tsa verso le produzioni abruzzesi. Pensiamo che le risorse debbano essere volte a formare nuovi talenti e a creare più occasioni di realizzare spettacoli e lavori in Abruzzo. Quest’anno, poi, lo Stabile compie 50 anni di attività e promuovere produzioni in sinergia con il sociale è un modo bello per sottolineare l’anniversario, perché si tratta di mondi importanti, qualificanti e in questo momento abbiamo fortemente bisogno di sensibilizzazione per dare un sostegno economico e logistico e presenza a progetti che possano sposare questa linea e portarla in seno alle attività degli enti”.

“Negli anni scorsi ho partecipato agli spettacoli di Zola sia come appassionato di teatro che di shakespeare che di attore – ha detto l’assessore Giovanni Di Iacovo – il Parco Sabucchi non è solo una location sensibile, tanto che potrebbe venire meno per via del tempo, ma è uno spazio intensamente suggestivo. La sempre grande partecipazione a questi spettacoli è poi trasversale, questo aspetto lo trovo bellissimo perché vede alternarsi persone di diversa età e competenza, accanto a persone che hanno imparato ad amare e fare il teatro”.

“Racconterò una banalità: la cultura non è un soprammobile ma parte integrante del nostro vivere civile e sociale e il nostro discorso arrivato alla 9 edizione ha l’ambizione di lottare contor il degrado sociale per sicurezza e vivibilità più evidente della città – così Gianni Cordova della Laad – La cultura non è un cappello, ma è corpo sociale e abbinarla al sociale funziona. Il parco di Villa Sabucchi che la Laad gestisce ha avuto una valenza importante per il recupero degli ospiti della comunità terapeutica. Ringrazio tutti i soggetti del progetto per la testardaggine con cui si rinnova un miracolo che nove anni fa sembrava impossibile”.

RICCARDO III

“L’ultimo dei Plantageneti”

Il dramma di William Shakespeare dedicato a Riccardo III completa la sua prima tetralogia storica sul sofferto regno di Enrico VI di Lancaster e l’ultimo sovrano di York.

La leggenda nera di Riccardo III ha sempre goduto di vasta fortuna e fascino: intelligente e demoniaco, la sua immoralità è governata dalla violenza, dalla paura, dalla frode e soprattutto, dal desiderio irrefrenabile di potere.

Shakespeare non giudica, non condanna Riccardo: lascia, come sempre, al pubblico di scegliere con chi schierarsi.

“Visto dunque che il cielo ha così formato il mio corpo/l’inferno pervada la mia mente sicchè corrisponda ad esso”.

Noi aggiungiamo un altro elemento di riflessione (che ci rimanda sempre ai nostri primi anni di vita): la sua deformità certo, ed il suo mancato amore della madre lo hanno reso infelice, segnandone il destino.

Il teatro ci riproporrà sempre il suo dubbio senza soluzione anche per tutti gli emuli di Riccardo che hanno riempito la scena del potere. Il teatro come catarsi? No! Una delle sue forze è la denuncia/ condanna della sete pestifera del dominare.

Shakespeare è come il mondo, o come la vita. Ogni epoca può trovarvi quello che cerca.

La crudeltà che ci presenta con l’eterna lotta per il potere, ci è familiare.

Per Shakespeare l’immagine del potere è la corona, e la corona pesa, si può prenderla strappandola dalla testa del re morente e finalmente metterla sulla propria. Solo allora si è re.

Ma di fronte alla resa dei conti:“Un cavallo!Un cavallo! Il mio regno per un cavallo!”. Certo, un buon cavallo vale più di un regno.

Un cavallo per un regno? Perché no? È un prezzo giusto.

 

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