Pescara, spettacolo teatrale “La parte di Bolano” il 22 e 23 novembre

Il programma di attività culturali del Florian Teatro Stabile d’Innovazione Florian/FLUSSI Accadimenti Plurimi propone in collaborazione con ATAM un altro grande spettacolo di teatro di ricerca: venerdì 22 e sabato 23 novembre alle ore 21 andrà in scena La PARTE Di BOLANO, il quinto cavaliere tratto dall’Opera/Vita di Roberto Bolaño, il più grande scrittore cileno; testi e regia di Pippo Di Marca della compagnia del MetaTeatro, in scena affianco all’attrice pescarese Anna Paola Vellaccio.

Questa ballata del sottosuolo, che non pacifica e non consola. “…. si dispiega su una scena ipnotica che ci mostra, senza raccontarcelo, il confine lieve tra poeti e diseredati, il punto di luce che si scopre dopo aver passeggiato all’inferno e aver visto tutto quel sangue: le torture dei regimi, i femminicidi in Messico, la violenza più sofisticata dell’Europa. Immagini d’Apocalisse.” (Katia Ippaso).

Ogni grande scrittore crea o inventa un suo mondo in cui gli altri si riconoscono, da cui attingono, dentro cui si perdono in viaggi più o meno fantastici o verosimili.

Roberto Bolano, lo scrittore cileno morto cinquantenne nel 2003 e da qualche anno oggetto di culto a livello internazionale, appartiene a questa genia di “creatori di mondi”.

Pippo Di Marca è stato il primo in Italia ( e l’unico, insieme ad Alex Rigola) a occuparsi di Bolano; e ha già realizzato diversi spettacoli prendendo spunto e ispirazione dalla sua opera/vita, o se si vuole dal suo universo mondo. Lo spettacolo più recente, “La Parte di Bolano: Il Quinto Cavaliere”, in particolare, costituisce una sorta di ‘summa’ che attraversa ed esplora la proteiforme opera dello scrittore ‘riscrivendola’ e restituendola teatralmente. Si tratta, come si può ben immaginare, di uno straordinario intrecciarsi di storie e di personaggi, soprattutto poeti, artisti e paria sociali, seguiti nelle loro peripezie esistenziali che li portano a vagare di luogo in luogo, di situazione in situazione: è un movimento perenne, condotto sempre sull’orlo di abissi reali o immaginari, di sogni, di incubi, di ricerche disperate, di amori perduti, o mai cominciati, di piccole o grandi ‘apocalissi’, di morte…

In questo senso sono assolutamente “esemplari” due personaggi: Encarnacion Vertiz e Francisco Buenaventura, due poeti di Città del Messico in un tempo lontano sodali, forse amanti.

Encarnacion, già ‘musa’ di un movimento poetico d’avanguardia degli anni ‘20, è scomparsa da decenni. Inspiegabilmente. Forse si nasconde nel nord, nel deserto di Sonora, forse è morta…Tutti la cercano, tutti vogliono conoscere le sue poesie, il suo ‘mistero’ ne ha fatto una specie di ‘leggenda’. Buenaventura, dopo quasi cinquant’anni, è l’unico che l’ha conosciuta, che l’ha amata, che sa. Che cosa esattamente, non è chiaro nemmeno a lui. Perché in realtà la poesia e la figura di Encarnacion hanno finito per ‘incarnare’ il miraggio di chi la cerca, ammantato di mistero, di ‘visioni’, di ipotesi più o meno stravaganti.

Nello spettacolo i due ‘rievocano’ e ‘rivivono’ la loro storia romantica e quasi irreale che si conclude tragicamente quando il cerchio si chiude: nel momento in cui la trovano, la ‘scoprono’ ( nel deserto di Sonora) il destino e il percorso di Encarnacion si compiono e lei diventa la vittima ‘sacrificale’ di una morte violenta: assassinata da un delinquente qualunque, primo esempio inconsapevole della infinita catena di ‘femminicidi’ che avrebbero insanguinato quel deserto nei decenni successivi.

Anna Paola Vellaccio è Encarnacion Vertiz e Pippo Di Marca è Francisco Buenaventura ( oltre a brevi stacchi come ‘io narrante’).

La riduzione e la regia sono dello stesso Di Marca.

Cannibale affamato di vita e di libri – soprattutto di quelli che meglio rappresentano la pena e il mistero profondi che egli sente per la condizione umana, e di cui, con istinto selvaggio, primordiale ed ‘erudito’ al tempo stesso, aspira a farsi cantore, paladino – Bolaño cerca, trova e sceglie i suoi fratelli maggiori in 4 paladini della poesia moderna, della crisi della poesia moderna e del mondo moderno. Sono Rimbaud, Lautréamont, Baudelaire e Mallarmé: quelli in cui ama identificarsi e che lui stesso ‘ironicamente’ definisce “i quattro cavalieri dell’apocalisse”. Lui, dunque, “il quinto cavaliere”.

Al termine dello spettacolo si terrà un incontro con la compagnia.

Il costo del biglietto d’ingresso è di 12 euro per l’intero, 10 per il ridotto e 6 euro per artisti e per gli allievi delle scuole di teatro. Si consiglia vivamente la prenotazione.

 

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *