Pescara, proiezione del film-kolossal di d’Annunzio “Cabiria” il 28 novembre

La Sala degli Alambicchi dell’Aurum si trasforma in una sala cinematografica del primo novecento. D’altronde il kursaal dell’Aurum nasce nel 1919 come “elegante fabbricato a scopo di ritrovo”.

Nell’ambito di CinemAurum, rassegna di film a cura dell’Aurum e dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Pescara, viene proiettato Venerdì 28 novembre alle Ore 18,30, il film-kolossal di Gabriele d’Annunzio “Cabiria”, che celebra il suo centenario. Realizzato nel 1914 dall’Itala Film di Torino, è stato restaurato dal Museo del Cinema nel 2006.

Della durata complessiva di 168 minuti, la pellicola è stata rimontata e ridotta da Silvano Console a sei episodi, per un totale di 1 ora e 4 minuti.

Il film è muto e a commento del film – come si usava allora – ci saranno musiche dal vivo eseguite da Luigi Pizzaleo.

All’Aurum ogni spettatore potrà usufruire del “Libretto di sala”, come accadeva nel primo ventennio del secolo scorso, per meglio seguire il film, molto complesso nella sua trama avventurosa e nei suoi personaggi.

“Il libretto di Cabiria” è un libretto d’opera, di un grandioso spettacolo visionario, come suggerisce anche il sottotitolo, che parla di “Visione storica del III secolo a.C”.

È durante il suo “esilio” in terra francese che d’Annunzio sviluppò la conoscenza e l’utilizzo dei nuovi moderni mezzi di comunicazione artistica, la fotografia e il cinema. D’altronde si trovava nella patria di Louis Daguerre e dei fratelli Auguste e Louis Lumière.

Definì il cinema “la novissima forza che scaglia dardi per gli occhi”, e lo colloca in una prospettiva d’avanguardia. Nei primi tempi si trovò solitario in questo giudizio, dato che la maggior parte degli intellettuali contemporanei, come Croce e Gramsci, guardavano con diffidenza alla nuova Musa.

D’Annunzio si schiera a favore del “cinematografo considerato come strumento di liberazione e come arte di trasfigurazione”.

Ma anche in Francia si trovava in situazioni di assoluta instabilità finanziaria. Confessa di aver partecipato all’”operazione Cabiria” (che gli frutta ben 50.000 lire!), per “quella famosa carne rossa che deve eccitare il coraggio dei miei cani corsieri, e così ho lasciato cincischiare in films alcuni dei miei drammi più noti”.

Il personaggio di Maciste, inventato dal poeta, resterà scolpito nella storia del cinema, impersonato da decine di attori italiani e stranieri dagli anni venti fino agli anni settanta del secolo scorso.

Si calcola che D’Annunzio sia riuscito a richiamare alla prima del kolossal tenutasi al Lirico di Milano più di cinquemila persone.

Martin Scorsese ha scritto: “Quando ho visto Cabiria per la prima volta, ho avuto l’impressione di vedere le origini della grande tradizione artigianale del cinema italiano. Cabiria non è solo una collezione di grandi momenti e di scelte brillanti, ma un insieme magnifico e affascinante”.

“Cabiria, se è consentito appropriarsi di una parola o due tratte dal lessico dei signori Barnum e Bailey, è “il più grande film del mondo”. (“Motography”, Chicago, 11.7.1914).

“Cabiria determinò l’avvicinarsi di grandi masse di pubblico al cinematografo, non solo in Italia, ma ovunque”. (“Cinematografo”, novembre 1931).

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