Pescara, presentazione del libro “Un padre”, Ianieri Edizioni

Venerdì 14 dicembre, alle ore 17.30 presso il Museo d’arte moderna “Vittoria Colonna” di Pescara, Claudio Amicantonio presenterà il suo nuovo romanzo, “Un padre”, Ianieri Edizioni, alla presenza del dott. Franco Lolli, del prof. Marco Presutti e dell’Assessore alla Cultura del Comune di Pescara, dott.ssa Giovanna Porcaro Sabatini, coordinati dalla giornalista e critica letteraria Federica D’amato.

IL LIBRO

ISBN: 978 8897 417 31 6
€ 16,00
Ianieri Edizioni

In una città qualunque un uomo, con il quale è difficile non identificarsi, vive il dramma della paternità. Un paternità prima subita, poi rubata, il vuoto incolmabile di anni ad aspettare un cenno di presenza, una carezza, la parola che scioglie il dolore. Ma la forza inaspettata del padre in fin di vita spinge quest’uomo a ricostruire un’identità che non è solo la sua e quella della propria famiglia, ma dell’intera civiltà occidentale, balzata dal patriarcato freddo e crudele dei doveri ad una voragine fatta di porte sbattute in faccia ai figli. Un vertiginoso risalire la corrente dei ricordi che innesca una riflessione dolente, ma necessaria, sulla condizione tragica di essere uomini votati allo scacco della felicità. Un romanzo intenso, commovente, un omaggio segreto all’amore grazie al quale ogni donna è in grado di salvare il destino di un uomo.

L’AUTORE

Claudio Amicantonio è nato a Pescara nel 1974. È docente di Filosofia e Storia dal 1998. Ha conseguito il Dottorato di Ricerca con uno studio sul pensiero di Emanuele Severino nel 2002. Ha pubblicato vari saggi in ambito
filosofico tra cui Rivelazione e divenire nel pensiero di Franz Rosenzweig (2000) e Gnosticismo e nichilismo (1997). Ha inoltre curato l’edizione italiana di J. B. Lotz, L’essere in Heidegger e Tommaso D’Aquino (1999) e M.
Scheler, L’essenza della Filosofia (2000). Ha esordito nella narrativa con il romanzo Un caffè, forse (2010). Dal 2011 è Counselor filosofico e analitico-esistenziale. Vive e lavora a Pescara.

UN ESTRATTO DAL I° CAPITOLO

“Hai premuto il grilletto. È stata una lieve pressione del tuo indice sinistro a immergerti in una pozza di sangue. Il tuo sangue. Hai aspettato che il solito gruppetto di medici ti facesse visita con i loro visi ben rasati, profumati di benessere. Ti hanno iniettato qualche antidolorifico e la loro quotidiana dose di falso ottimismo. Un rumore assordante ha invaso la corsia del tuo reparto. Il giorno in cui ti hanno ricoverato lo avevi ribattezzato il corridoio della morte. Sapevi già che lì avresti concesso al tuo cuore un ultimo battito. Le onde sonore si sono conficcate ovunque. Negli stipiti, nei tramezzi, nelle piccole camere ricolme di dolore, nei timpani dei tuoi compagni di malattia. Tra di loro qualcuno ha pensato che forse sì, sì è meglio così. È meglio arrendersi e spezzare la orda di un tempo assurdo dilatato dalla malattia, dal nonsenso. Un sole impietoso picchiava su tutti. Anche su di te che non volevi vederlo più. Nella strada che corre sotto la finestra della tua camera nessuno ha sentito nulla. Il fiume dell’indifferenza non ha fatto eccezione neanche questa volta. I pochi passanti cercavano riparo sotto qualche albero. L’asfalto già iniziava a emanare un odore acre, da cui fuggire. Oltre la porta della tua camera ognuno recitava la litania giornaliera del proprio dolore. Avevi addosso il pigiama di cotone giallo, quello che tua moglie – la feritoia di luce da cui per la prima volta ho intravisto il mondo – aveva acquistato in un ingrosso di biancheria poco prima che venissi internato in ospedale. Due piccoli pesci rossi cercano di far combaciare le loro inutile bocche in mezzo a quel mare di stoffa fatto di giallo. Le braccia piene di lividi, sangue marcio depositato sotto la pelle. Marcio come il cancro che voleva ucciderti. Una rete articolata di tubi di plastica si ammatassava sopra di te come uno svincolo autostradale in cui è facile perdersi. L’ultimo rumore che hai udito prima del rimbombo è stato lo scarico del cesso del tuo vicino distanza. Materia inutile che scivolava via e si andava a nascondere sotto la terra. Lì dove finiamo tutti.”

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