Pescara, “Marta la sarta” il libro che ha conquistato Francia e Spagna alla libreria K il 15 gennaio

Il romanzo dell’autrice abruzzese Valentina Di Cesare, edito dalla casa editrice Tabula Fati, forte del passaparola dei lettori, è in fase di traduzione per il mercato estero. Il passaparola frenetico dei lettori ha fatto rumore oltre i confini nazionali e così Marta La Sarta, il libro dell’esordiente autrice abruzzese Valentina Di Cesare, è in fase di traduzione in spagnolo e francese, viste le intese in fase di chiusura con due case editrici.

La scrittrice Valentina Di Cesare

E’ un volume che conquista per la sua spontaneità, ironia e profondita’. Uscito a fine estate 2014, per la casa editrice Tabula Fati, ha iniziato un cammino “on the road” per le librerie e per la lettura in aula nelle scuole. La prossima tappa è fissata giovedì 15 gennaio, presso la libreria K in via Cesare Battisti a Pescara (inizio ore 18), durante la presentazione sarà proiettato il booktrailer realizzato dagli Zero Style Factory. Sarà possibile entrare nel mondo di Marta La Sarta, grazie alla presenza dell’autrice e del giornalista Paolo Talanca.

Si tratta di un mondo fatto di storie affascinanti, surreali dove c’è la necessità del raccontarsi per esistere, per trovare una significato nuovo, vivido e vero, a cio’ che ci accade.

Marta La Sarta è una simpatica donnina di mezza età, nubile e senza figli, commessa da molti anni una merceria e sarta nel tempo libero per i suoi clienti. La semplicità caratteriale di Marta le permette di attraversare la vita degli altri in modo mai ingombrante, ma allo stesso tempo attivo, sempre disposta, con l’ausilio di luminose riflessioni e un amore vocato ai riti del quotidiano, a carpire da ogni storia quasi una piccola legge dell’esistenza, che non esita a farsi leggenda.

E’ in un piccolo centro, non meglio specificato, che prendono vita i personaggi, strampalati, sognatori, cinici, eroici, malinconici. Si incontrano lo Zio Pueblo, andato a cercare fortuna altrove, ma le sue imprese, riecheggiano ancora in paese. Pare che un’estate, dopo il Festival Internazionale della Perturbazione artistica, si fosse accampato con un gruppo folk islandese nei pressi di Santa Cruz della Fuente e che avesse salvato la vita a Inneke, una parrucchiera olandese accusata e malmenata per aver sbagliato nuance di tinta per capelli ad una biondissima ragazza pompon di Vigevano. Ci sono i racconti di Nonna Bice che parla di quella cugina fattasi novizia dopo aver intravisto la Madonna in sogno e poi scappata da Novara su una nave da crociera perché voleva bere limonate e ballare il tip-tap. Poi ancora Olio, il cane innamorato, Nando il restauratore che parla con i mobili e tantissimi altri che aiutano Marta a tenere quel cassetto dei sogni sempre aperto, perché Marta è pratica di sogni, è attraverso essi che tenta un recupero dell’umanità. Ascolto, autenticità, semplicità, sono queste le parole che tesse per incarnare quella “coscienza bambina” che ognuno di noi, se vuole, può recuperare per attraversare senza giudizio le vite degli altri, perché dietro ogni comportamento umano c’è una spiegazione di cui bisogna tener conto.

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