Pescara, convegno “L’Arbitrato quale strumento di tutela e sviluppo delle imprese abruzzesi”

L’Aquila si piazza all’ottavo posto su tredici città italiane esaminate (Bari, Bologna, Cagliari, Campobasso, Catanzaro, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Potenza, Roma e Torino) per i tempi inerenti la risoluzione delle controversie commerciali nel tribunale civile; mentre l’Italia si colloca al 155° posto su una lista di 185 Paesi, dove migliori di noi, per citarne solo alcuni, risultano la Sierra Leone, il Malawi, l’Iraq e la Bolivia. Sono i dati ufficiali del rapporto Doing Business 2013, stilato dalla Banaca Mondiale e presentato ufficialmente a Roma, presso il Consiglio dei Ministri lo scorso 14 novembre. L’indagine condotta dalla Banca Mondiale, che offre una misura quantitativa del business environment in cui operano le piccole e medie imprese con l’obiettivo di migliorare le politiche di sviluppo, contempla cinque indicatori: l’avvio di un’attività imprenditoriale, l’ottenimento dei permessi edilizi, il trasferimento di una proprietà immobiliare, la risoluzione di una disputa commerciale e il commercio internazionale. L’indicatore che riguarda la risoluzione di una disputa commerciale misura i tempi, i costi e il numero di procedure richieste dal momento di costituzione in mora fino al momento del recupero del credito. Questo parametro svolge una particolare importanza nella pianificazione delle aziende, soprattutto di quelle tecnologicamente avanzate e fortemente orientate verso la ricerca e lo sviluppo, dunque più appetibili per un territorio perché in grado di offrire un numero maggiore di posti di lavoro. Ma il panorama italiano non offre uno scenario che può competere con gli altri Paesi: nelle tredici città esaminate, la risoluzione di una controversia commerciale “standard” richiede in media 41 fasi processuali, per una durata di 1400 giorni ed un costo complessivo pari al 26,2% del valore della controversia stessa. E la performance di queste città è ben al di sotto di quella degli altri Paesi dell’Unione Europea, dove la media è di 32 fasi processuali e 547 giorni ed il costo risulta pari al 21,5% del valore della controversia.
E se i tempi della giustizia ordinaria italiana hanno un costo insostenibile per le imprese, bisogna puntare su uno strumento più veloce per dirimere eventuali controversie, che è l’arbitrato. Di qui l’interesse della Camera di Commercio di Pescara, che al suo interno vanta un’efficace area di regolazione del mercato, arbitrato e conciliazione, verso questo tema, al centro sabato mattina del convegno “L’Arbitrato quale strumento di tutela e sviluppo delle imprese abruzzesi”, realizzato in collaborazione con l’Ordine degli Avvocati di Pescara ed il Consiglio notarile di Teramo e Pescara, dove esperti del mondo accademico ed imprenditoriale si confronteranno sull’efficacia di questo strumento. Al dibattito, moderato dal prof. Roberto Carleo, ordinario di Diritto Privato dell’Università di Teramo, partecipano: Daniele Becci, presidente della Camera di Commercio di Pescara; Tosca Chersich, vice segretario generale dell’ente camerale pescarese; il prof. Piero Sandulli, ordinario di Diritto Processuale civile dell’Università di Teramo; l’avvocato Marco Riario Sforza, dottore di ricerca e assegnista di ricerca in Diritto Privato dell’Università di Teramo; il prof. Nicola Sotgiu, ricercatore di Diritto Processuale civile dell’Università di Teramo; l’avvocato Donato Di Campli, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Pescara e Giovanni Cirillo, giudice Penale presso il Tribunale di Teramo.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *