Pescara: Club Dogo in tour

CLUB DOGO
NOI SIAMO IL CLUB

Pescara
Padiglioni Ex Cofa
sabato 14 novembre

Il gruppo milanese dei CLUB DOGO per la tappa abruzzese del loro tour NOI SIAMO IL CLUB saranno in concerto mercoledi 14 novembre nei padiglioni EX COFA adiacenti il PORTO TURISTICO MARINA DI PESCARA! Prevendite disponibili online e nei punti vendita CIAOTICKETS!

L’Italia impoverita con la scimmia di status symbol che non si può più permettere si ritrova la sera a casa dei Club Dogo a giocare alla Play Station.

Dedicato a chi ha il diploma eppure non lavora
Dedicato ai miei fratelli con lavori strani
tipo che iniziano la sera fino all’indomani
per comprare nuove Nike e giochi della play
salotto 5 metri quadri siamo in 26

Questo disco è Per La Gente anche più di quelli prima: ci sta dentro molta più gente che sta male, ci sono le spacconate rap ma sembra più un confessionale.
“Tutto ciò che ho” cita le lettere dei fan che stanno male: “Figurati se hai tempo per me / Che chissà quanto soldi ti sei fatto col rap / Quando sono al campetto segno e mi sento un re / Ma è solo un sogno e sento che non farò mai il cash”. “Ne ho appena fatti 20 e ho già troppi sbattimenti / ho rotto i legamenti, addio agli allenamenti”.
I Club Dogo conoscono gli italiani. Gli italiani che non sanno più se si sono seduti nel confessionale del GF o ancora in quello della chiesa. Anche se i cattivi esempi di “Cattivi esempi” sono Batman che corre in macchina, Pacman impasticcato, Sampei e le sue canne, Popeye tatuato, Kenshiro che urla e De Niro che spara, e la polvere di Pollon che “sembra talco ma non è” perché è barella, anche se i Club Dogo sono filologi del rap americano, se guardi bene il campo da basket non è pieno di neri ma di filippini che parlano milanese al campetto mentre fuori sulla panchina due tipe ascoltano Gigi D’Alessio.
Per la fame chimica i Club Dogo si stanno mangiando tutta la musica italiana, loro che potrebbero fare gli americani davvero: “Faccio i soldi o muoio: euros o thanatos”. I temi americani del successo e dello sbattersi entrano e storpiano l’italiano, Jake e Guè fanno i Gadda con le parole che amano: “Tu sembri uscito dagli eighties / sei troppo indietro, mi hati / vengo dagli altri pianeti, fra sono un cazzo di alieno E.T.”.
È vero che i sogni degli italiani sono fare i soldi, scappare, svoltare, ma è pur sempre gente che sta male: “Questa vita mi deprime, dammi due consigli per le rime”. “Scrivo tanto e adesso c’ho pure un sacco di tempo / Mi hanno lasciato a casa, colpa del licenziamento”.
Un tempo erano raffinati esperti di un gusto rap che partiva dal trionfo americano di Jay-Z. Poi Don Joe ha iniziato a spaccare tutto, e da “Dogocrazia” in poi è stato tutto sempre più nazionale, sempre più scandalosamente italiano, soprattutto oggi che tutti parlano di soldi perché i soldi non ci sono più: prima dava fastidio che Guè e Jake avessero l’ossessione per i soldi, adesso che non si parla d’altro i Club Dogo sembrano neorealisti come De Sica – sia Christian che Vittorio, perché piacciono ai ragazzini come Christian, sono dei maestri come Vittorio, e si divertono come entrambi.
Sembra che i Club Dogo se la tirino, che parlino solo di cash, che citino a caso il sogno americano gangsta, ma più se la tirano e meno sono compiaciuti: perché non parlano mai di cash senza parlare del dolore, del dolore di volere troppo, del dolore di chi non riesce ad avere quello che vuole: “Tengo l’Asp, l’Aulin, l’Oki, il Brufen dentro la borsa / Così quando mi sveglio faccio il segno della croce rossa”. “Non mi diverto più perché la droga mi ha azzerato la serotonina”. “Gesù sotto al collo a v che mi dice “Zio, non ci siamo” / Sei fatto tutti i giorni, sei il fatto quotidiano”.

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