Pescara, cerimonia del 20esimo Premio Borsellino il 7 novembre

Si svolgerà sabato 7 novembre in Sala Consiliare a partire dalle ore 10 la cerimonia del 20esimo Premio Borsellino. Oggi la conferenza per rendere noti i nomi dei premiati, con il presidente del Consiglio Comunale Antonio Blasioli, in rappresentanza anche del sindaco Marco Alessandrini, del presidente del Premio don Aniello Manganiello, dei coordinatori Oscar Buonamano e Gabriella Sperandio. Per quanto riguarda i nomi della ventesima edizione, di seguito il link con l’elenco, la bio e le motivazioni individuate dalla giuria che conferirà sabato il riconoscimento ad ognuno. Impegno civile e sociale a: Ilaria Cucchi, don Pino De Masi, Donatella D’Amico, Anna Di Carlo, Rossano Ercolini e Vincenzo Ciconte. Cultura: Libro “Io non taccio”, Tony Gentile. Giornalismo: Arnaldo Capezzuto, Nello Trocchia, Fabrizio Feo, Domenico Iannacone, Michele Albanese. Legalità: Caterina Chinnici, Giovandomenico Lepore, Fausto Cardella, Francesco Lo Voi. “E’ l’edizione del ventennale – introduce Gabriella Sperandio – quella dei tanti ringraziamenti. Grazie in primis a tutte le personalità che collaborano con noi. Ringrazio l’Amministrazione e le istituzioni che ci affiancano in questo Premio e Don Aniello Manganiello che ha accettato di esserne presidente, una figura forte, che ogni giorno si occupa di contrastare il fenomeno mafioso, di tutti i fenomeni mafiosi attraverso l’azione a Scampia e dentro l’associazione “Ultimi” di cui è motore. Sarà un’edizione accompagnata da nomi di persone che non mollano, che portano avanti la loro lotta quotidiana contro la mafia e i comportamenti mafiosi e che conclude il ciclo fortunato di incontri legato al premio”. “Il ventesimo anno è un evento importante iniziativa che diventa matura sul territorio ed è un evento che va avanti grazie alla passione delle persone che ne sono motore – dice il presidente del Consiglio Comunale Antonio Blasioli – Siamo felici che dallo scorso anno la manifestazione sia tornata a Pescara. E’ importante che le persone che incontreremo durante la cerimonia, che sono esempi della legalità sul territorio del nostri Paesi abbiano spazio nel Premio e incontrino i ragazzi nelle scuole per diffondere una cultura della legalità di cui ognuno di noi deve diventare promotore”. “Siamo molto contenti di come la stampa ha accompagnato la parte finale del Premio Borsellino – dice Oscar Buonamano, il coordinatore – I premiati: quest’anno abbiamo avuto la conferma che la nostra presenza nelle scuole ha dei ritorni molto significativi, perché molti istituti lavorano in attesa del nostro arrivo e si preparano per accogliere nel migliore dei modi le persone che incarnano il Premio. La presenza di queste personalità nelle scuole testimonia che la mafia non vince sempre, perché questa è una battaglia che non si vince una volta per tutte, ma va combattuta ogni giorno, devi farla crescere e sono convinto che attraverso il Premio Borsellino abbiamo portato un nostro contributo bello e forte, dando spazio ai protagonisti di questa battaglia. Per rappresentare il tenore dei premiati, ne cito due, – afferma sempre Buonamano – che sintetizzano la quotidianità dell’impegno e il coraggio di un ruolo di promotore della legalità. Fra i nomi c’è quello della preside del liceo classico d’Annunzio Donatella D’Amico, abbiamo voluto far emergere un volto che lavora con grande energia dietro le quinte degli incontri con i ragazzi. L’altro nome è quello del procuratore di Palermo Francesco Lo Voi che rappresenta quella frontiera delle persone migliori della nostra società, che è pronto a tutto e non rinuncia alla lotta. Il resto lo scopriremo sabato, scorrendo le emozioni che ogni premiazione regala sia al pubblico che ai premiati”. “Vi confesso che sono un po’ basito per questo incarico di presidente del Premio Borsellino – dice don Aniello Manganiello – ma sono contento di contribuire per quello che potrò fare, perché questo Premio ci ricorda continuamente un grande magistrato e un grande uomo. Borsellino ha un quid in più perché è rimasto fedele al suo ruolo di magistrato, nonostante avesse chiaramente il convincimento di morire, lui è rimasto lì. Ci vogliono delle motivazioni forti per andare avanti, le dobbiamo continuamente cercare e una volta trovate le dobbiamo alimentare. I motivi che ci convincono possono essere tanti, a me due ragioni forti hanno convinto a restare a Scampia: una è il vangelo della giustizia e della legalità, l’altra, invece, l’amore per quella gente sottoposta al ricatto continuo della criminalità organizzata. Mi auguro di poter continuare attraverso il mio impegno nelle scuole e attraverso l’associazione “Ultimi” su questa linea e in questa direzione. Essere presidente mi provoca grandi responsabilità, ma mi dà anche molto più coraggio per dare forza a questo compito e continuare il mio”.

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