Pescara, 25° Scrittura e Immagine Film Festival: il programma del 16 novembre

Dopo l’omaggio al musicista pescarese Alessandro Cicognini, il 25° Scrittura e Immagine Film Festival entra nella sue seconda fase dedicata al cinema ed al suo rapporto con la letteratura con una serie di film e documentari recentissimi e di grandissimo interesse.

Si comincia lunedì 16 novembre alle ore 17,30 con “Josè e Pilar” di Miguel Goncalves Mendes in versione originale sottotitolata: un documentario d’amore e letteratura che segue il premio Nobel José Saramago e sua moglie Pilar del Rio nei loro viaggi internazionali e nella loro vita quotidiana. Un documentario divertente e toccante che rivela il Saramago nascosto.

Alle ore 19,30 Giorgio Pasotti è protagonista e regista con Matteo Bini di “Io, Arlecchino”: Paolo, conduttore televisivo, riceve una telefonata a sorpresa: il padre Giovanni, attore di teatro, è stato ricoverato in ospedale. Paolo torna dunque nei luoghi natali, fra i monti bergamaschi, dove trova Giovanni in pessime condizioni di salute, ma animato da una gran voglia di riportare in palcoscenico il suo personaggio più riuscito: Arlecchino. Da quel momento dovrà scegliere fra passato e futuro, fra tradizione e modernità, cercando nel frattempo di fare luce su ciò che vuole (essere) veramente. Giorgio Pasotti esordisce alla regia, insieme a Matteo Bini, con un film di cui è anche interprete, compiendo alcune sagge decisioni: la prima è quella di seguire una linea narrativa semplice, senza fronzoli e voli pindarici, con una regia pulita e funzionale. Altra scelta saggia è quella di circondarsi di attori di ottimo livello, a cominciare da Roberto Herlitzka nei panni di Giovanni per proseguire con Lunetta Savino e Gianni Ferreri in quelli di una coppia di attori amatoriali.

Alle ore 21,30 sarà invece presentato “The Wolfpack” di Crystal Moselle: i sette fratelli Angulo, di madre statunitense e padre Inca peruviano, sono cresciuti nel Lower East Side di Manhattan come su un’isola deserta: per anni infatti hanno vissuto segregati in casa, uscendo un massimo di nove volte l’anno e qualche anno non uscendo mai. Papà Oscar era l’unico a possedere le chiavi di casa, a decidere come e quando ci si potesse spostare all’interno dell’appartamento, ad assicurarsi che moglie e figli non venissero “contaminati” dal mondo esterno. Sui suoi familiari l’uomo, seguace del culto Hare Krishna, aveva un potere assoluto. Del resto per i suoi sei figli maschi e la sua unica figlia femmina, nonché per la consorte, Oscar era Dio: un dio intransigente, a volte violento, spesso ubriaco e fuori controllo, sempre onnipresente.

The Wolfpack, vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Sundance nella sezione Documentari, racconta – o meglio, fa raccontare ai diretti interessati – l’esistenza anomala degli Angulo e la loro graduale acquisizione di una misura di autonomia e autodeterminazione. La regista esordiente Crystal Moselle si è imbattuta per caso nei sei fratelli e li ha avvicinati a poco a poco, entrando in sintonia con quel nucleo familiare così anomalo attraverso il comune amore per il cinema. Gli Angulo infatti hanno una vera e propria venerazione per la Settima arte, comunicata ai figli proprio dal Dio-padre: solo attraverso il cinema hanno conosciuto la realtà e infatti quando la incontreranno “dal vivo” continueranno a paragonarla a scene delle migliaia di film cui hanno assistito, che hanno collezionato in forma di vhs e dvd, unici supporti mediatici, insieme a una videocamera, in una casa in cui televisione, computer e persino telefono erano off limits, in quanto veicoli di contaminazione col mondo.

Modalità d’ingresso: biglietto per il singolo film 2 euro, biglietto giornaliero per tre film 3 euro

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