Ortona, concerto “Le putte di Vivaldi”

Concerto del Conservatorio femminile della Pietà, Sabato 9 marzo, presso il Teatro F. P. Tosti, alle ore 21.15 . Il concerto, in collaborazione con la Commissione Pari Opportunità Regione Abruzzo, si intitolerà “Le putte di Vivaldi”

Venezia, anno 1703, Antonio Vivaldi ha 25 anni ed entra nel Conservatorio della Pietà
come insegnante di violino, rimanendovi fino al 1740, ricoprendo di volta in volta anche gli incarichi di Maestro di cappella, Maestro di coro e Maestro dei concerti.

La Cappella ospita le “Putte”, chiamate anche figlie del coro. Sono ragazze trovatelle
provenienti dagli ospedali e dai conservatori alle quali vengono insegnati la musica e il canto che eseguivano all’interno del coro durante le funzioni religiose.

Le Putte non sono visibili, infatti eseguono la musica dietro grate che però non impediscono al pubblico di apprezzare il suono dei loro strumenti e delle loro voci angeliche che vengono ricercate e apprezzate da nobili e gente comune e dai visitatori stranieri che si mettono in lista o si fanno raccomandare per poter mandare le loro figlie, a pagamento, in quegli ospizi, per imparare la musica, il canto e l’educazione in generale.

È grazie agli insegnamenti di un genio vivo e geniale come Antonio Vivaldi che le Putte raggiunsero l’apice del successo nell’ambito di una forte competizione artistica fra i vari ospizi.

Le figlie del coro, in quanto trovatelle, erano senza cognome, pertanto al loro nome si accompagnava quello dello strumento che suonavano. Quindi c’erano Caterina della Viola, Lucrezia del Violon, Mariarosa del Violon, Bernardina del Violin, Adriana della Tiorba, Fortunata Cantora. Quelle che raggiungevano la notorietà venivano pagate per le loro esibizioni, per cui alcune mettevano da parte i soldi per la dote e, in seguito, si sposavano o sceglievano la vita monastica.

Con il progetto “Il Conservatorio femminile della Pietà – le Putte di Vivaldi” l’Associazione “I Solisti Aquilani” vuole ricordare un dato storico della Venezia del XVIII secolo dove giovani donne si riscattavano grazie alla musica da una condizione che altrimenti avrebbe avuto come naturale conseguenza l’emarginazione sociale, sia per la loro povertà che per l’appartenenza al sesso femminile.

La musica diventava quindi una opportunità di emancipazione.

È questo un concetto assolutamente attuale che si vuole mettere in luce soprattutto per quanto riguarda le pari opportunità, che dopo oltre trecento anni non si sono ancora del tutto realizzate.

La giornata della donna è una motivazione per proporre questo progetto che vede per
l’occasione un complesso d’archi tutto femminile, con direttore e soliste donne.
Il programma prevede tutti brani vivaldiani inframmezzati da due interventi letterari, letti da Cinzia Pennesi, inerenti la situazione femminile dell’epoca.

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