Lettera aperta al Presidente Napolitano

Riceviamo e pubblichiamo insieme ad una lettera aperta, l’appello degli operatori dello spettacolo dell’Associazione dei Solisti Aquilani e del Tsa rivolto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che sarà a L’Aquila per l’inaugurazione dell’Auditorium del Parco.

QUESTO L’APPELLO DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI DELLO SPETTACOLO

L’’inaugurazione dell’’Auditorium realizzato da Renzo Piano e donato alla città dell’’Aquila dalla Provincia Autonoma di Trento rappresenta un momento dalla forte valenza simbolica, evocando quella straordinaria storia che portò a definire il capoluogo abruzzese la “Salisburgo d’’Italia”.
E può rappresentare anche un prezioso tassello a sostegno della candidatura dell’’Aquila a Città europea della cultura nel 2019. Ma è anche l’’occasione per  tornare a riflettere sulla drammatica situazione che sta vivendo l’’intero mondo della cultura della nostra regione e per lanciare un appello al Presidente della Repubblica e alle massime autorità presenti all’’evento perché condividano e sostengano la battaglia che le istituzioni culturali stanno portando avanti da tempo.
Associazioni culturali, musei, biblioteche e storiche istituzioni culturali professionali, sono stati messi in ginocchio da una costante e progressiva riduzione, per il quarto anno consecutivo, dei finanziamenti della Regione Abruzzo: circa l’’80% rispetto allo stanziamento del 2008, fino ad arrivare, in alcuni casi, al 100 %.
Le Istituzioni Culturali professionali della Regione Abruzzo hanno presentato al Governatore Chiodi ufficiale istanza di ammissione al Patto per lo Sviluppo senza, però, ricevere alcuna risposta. Nessun provvedimento ha fatto seguito, sin qui, ai numerosi appelli rivolti ad importanti referenti istituzionali e in primis alla Giunta Regionale e al suo Presidente. Lo stanziamento di cento milioni di euro a favore di detto Patto sarà utilizzato esclusivamente per i settori del Turismo, del Sociale e dell’Istruzione, lasciando fuori il settore  Cultura.
Ma si può vivere senza la musica, il teatro, la poesia, l’’arte in generale?
Ci viene in soccorso il rapporto di Federculture per fotografare la condizione paradossale in cui versa la cultura in Italia. A fronte di un patrimonio invidiabile a livello mondiale, in termini non solo di attrattive turistiche, ma anche di esperienze e competenze umane, si continuano a limare i finanziamenti pubblici alla cultura per la quale  lo Stato è arrivato a investire solo lo 0,19% del suo bilancio.
Eppure, le attività “materialmente improduttive” non sono qualcosa di superfluo, ma stanno diventando sempre più strategiche, anche e soprattutto in questi tempi di durissima crisi dove si assiste ad una continua crescita nella domanda di cultura, pressoché in tutti i settori.
Il dato non è nuovo, anzi conferma una tendenza in atto già da anni, ma che la maggior parte dei politici sembra non voler registrare: la domanda di cultura cresce, a dispetto dei crack delle banche, delle bolle immobiliari e del default sventolato come incubo sulle teste delle famiglie.
Il settore culturale nel 2011 ha «fruttato» 71 miliardi di euro, con un +2,6% rispetto al 2010. Questo significa che nonostante il disinvestimento politico in un ambito così vitale e in salute, l’immagine dell’’Italia resta saldamente ancorata alla sua cultura e così il suo appeal, così come l’immagine della  nostra città. A tal proposito appare del tutto sciagurata la politica regionale incentrata sui  tagli lineari alle  provvidenze destinate alla associazioni culturali.
Diminuire, infatti, l’’apporto economico degli Enti Territoriali, ha come conseguenza la riduzione immediata del sovvenzionamento statale. Tali provvidenze  costituiscono  una risorsa per la Regione Abruzzo rappresentando un  indiretto finanziamento all’’economia del territorio, sia in termini di occupazione che di redistribuzione del reddito e, non ultimo, un aiuto all’’erario regionale.
L’’Aquila, già martoriata dal sisma del 6 aprile può continuare a  perdere, progressivamente, la sua linfa vitale, ossia le sue istituzioni culturali, che ne hanno determinato la storia e la cifra identitaria? Significherebbe aggiungere macerie a macerie; significherebbe lasciare senza lavoro oltre mille persone, poiché tante ne occupa la cultura a livello regionale, oltre all’’indotto; significherebbe rinunciare ai saperi, calpestare il bene comune e diventare tutti più soli e più poveri.

 

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE NAPOLITANO

Benvenuto all’Aquila, caro Presidente Napolitano,
grazie per essere oggi con noi.

La Sua presenza sottolinea e rafforza il senso dell’opera progettata da un prestigioso architetto italiano, Renzo Piano.
Un’opera di ingegno che, per  la sua stessa ideazione, vuole rafforzare una parte della nostra città, nella sua storia luogo della cultura in una città che con essa ha vissuto.

Un dono alla Città dell’Aquila, caro Presidente, che va riempito perchè diventi “vivo”,   animato giorno dopo giorno dalle voci, dai suoni, dai canti, dalle mille attività del fare cultura.
Ma qui all’Aquila le istituzioni e le associazioni culturali sono soffocate da una costante e progressiva riduzione dei finanziamenti della Regione Abruzzo, mentre il terremoto ha  cancellato i loro spazi   e i loro luoghi.

L’Aquila è una delle città che fanno dell’Italia il Paese più ricco di cultura, ma è anche l’emblema di come sia fragile, senza che i Governi, locali e nazionali, investano su essa.
Eppure sempre più spesso la cultura viene indicata come la nuova  frontiera  della ripresa e della competitività  del nostro Paese  e necessita di un robusto ciclo di investimenti.

La nostra città, già stravolta dal terremoto, può e vuole ancora vivere, di nuovo riempita delle attività che le istituzioni culturali aquilane hanno sempre prodotto, definendone la storia e l’identità.
Perciò La ringraziamo della sua presenza, Caro Presidente. E desideriamo  che Lei sappia oggi quanto in questa Regione è stato tagliato in finanziamenti alla cultura: siamo a meno 80% negli ultimi 4 anni.

I nostri musicisti indosseranno un nastro bianco per ricordare i tagli che le istituzioni culturali hanno subito e per chiedere, a nome degli oltre  mille addetti al settore  nella Regione Abruzzo,  una netta inversione della politica regionale.

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