L’ARCA senza Noè

Martedì sera (15 dicembre) si è svolta l’inaugurazione dell’ultima mostra all’ARCA curata da Umberto Palestini, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Urbino.

La mostra è stata preceduta da una proiezione di un documentario di Elisabetta Sgarbi (con lei presente in sala), dedicato all’artista in mostra Gianfranco Ferroni.

L’esposizione, come sempre ottimamente curata e minuziosa, si è svolta nella perfetta cornice della struttura sita in Largo San Matteo, il contenitore di un ex provveditorato reso bianco e luminoso come una galleria d’arte internazionale, uno spazio perfetto in cui, per quattro anni, hanno trovato albergo opere ed artisti di grandissimo spessore, in una perfetta alternanza di figure nazionali e locali. Bresson e Stampone, Cucchi e Marchetti, Ferroni, Fellini, e tanti artisti della nostra città, tutti hanno trovato la stessa attenzione e cura, passione e precisione come raramente era accaduto nel nostro contesto locale e in particolare a Teramo. Pittura, fotografia, cinema, installazioni, scultura, tante espressioni dell’arte d’oggi si sono avvicendate a ritmo di quattro mostre all’anno, sempre corredate da cataloghi impeccabili.

Saremo anche accusati di piaggeria, di interesse, e sia pure. Tuttavia quello che affermiamo è incontestabile: il lavoro svolto in questi quattro anni, dalla prima mostra di Stampone nel 2011 a quest’ultima inaugurata ieri,  è stato caratterizzato da una qualità e da una attenzione alla cultura visiva contemporanea che normalmente è assente nei contesti di provincia e che di solito alberga negli spazi delle grandi città o metropoli internazionali.

Per questo riteniamo che l’uscita di scena di Palestini sia un grosso danno allo sviluppo culturale del nostro territorio, un segno di abbandono e di disinteresse da parte delle istituzioni e la vittoria di una cultura arretrata e retriva che vede nel nuovo e nelle espressioni, non sempre immediate, dell’arte contemporanea qualcosa di difficile e forse poco appetibile.

Ma d’altronde a cosa serve l’arte contemporanea? giusto per citare un noto libro della giornalista Angela Vattese. E’ un modo di pensare il presente, di orientarci nella giungla di immagini che ci circondano, uno strumento per capire.

Cosa ne sarà quindi ora dell’ARCA? Sarà sottoposta al degrado e all’abbandono a cui sono stati sottoposti nel tempo tanti luoghi della nostra città? Oppure ci si fermerà a riflettere cosa farne, ennesimo contenitore in attesa che qualcuno ne decida un contenuto?

Un suggerimento. Basta dare uno sguardo a cosa fanno gli altri! Andate sui siti dei principali musei e gallerie nazionali e su tutti trovate un piccolo link “chi siamo”. Tutti questi spazi sono retti da piccoli o grandi consigli di amministrazione in cui la presenza delle amministrazioni locali è preponderante- Comuni e Fondazioni ad esempio – che nominano un curatore in piena trasparenza e tranquillità.

L’intuizione 4 anni fa fu lungimirante: affidare ad un professionista la responsabilità artistica di un progetto culturale.

Allora è necessario fare il possibile affinché Umberto Palestini, inventore e curatore de L’Arca, che nel tempo ha elevato a spazio di eccellenza teramano, non fugga via. Ahimè siamo molto tristi, occorrerà poco tempo per rendersi conto dell’enorme perdita.

Nel 1968 in Francia per Henry Langlois, allontanato dalla Cinématèque che aveva fondato nel 1936, si mosse tutto il popolo parigino: lettere di protesta, manifestazioni per strada, scontri con la polizia… Teramo non è Parigi e L’Arca non è la Cinématèque lo sappiamo, ma il pensiero ci è corso subito lì.

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