L’Aquila, spettacolo THE DUBLINERS dal 25 al 27 novembre

TEATRO STABILE d’ABRUZZO

Stagione Teatrale Aquilana 2015/2016

 

mercoledì 25 novembre ore 21,00 Turno A PdA1

giovedì 26 novembre ore 17,30 Turno B PdA1

giovedì 26 novembre ore 21,00 Turno A PdA2

venerdì 27 novembre ore 17,30 Turno B PdA2

PARCO DELLE ARTI

una produzione del TSA

in coproduzione con Bis Tremila

THE DUBLINERS

di James Joyce

scene e costumi Carlo De Marino

musiche a cura di

Davide Mastrogiovanni e Harmonia Team

luci Guido Pizzuti

regia Giancarlo Sepe

con Giulia Adami, Lucia Bianchi, Paolo Camilli, Federico Citracca,

Manuel D’Amario, Giorgia Filanti, Caterina Pontrandolfo, Federica Stefanelli, Guido Targetti e con la partecipazione speciale di Pino Tufillaro

 

“Ogni vita è una moltitudine di giorni, un giorno dopo l’altro. Noi camminiamo attraverso noi stessi, incontrando ladroni, spettri, giganti, vecchi, giovani, mogli, vedove, fratelli adulterini. Ma sempre incontrando noi stessi.”

James Joyce

 

Sono sfilati come in un corteo i personaggi di Joyce, rinvenuti, rianimati dai loro riferimenti “vitali”: la patria, Dio e la tradizione. Ora resta una scia lunga e indefinita che racconta come si sia evoluto il concetto di vita in una parte del mondo così rinunciataria come l’Irlanda. Sono passati anni e le persone sono lì che aspettano che qualcosa o qualcuno li tragga in salvo dalla loro afasia, ci si confronta con la nuova generazione di dublinesi, i loro desideri, la loro memoria, i loro sogni, che  eternamente restano sogni, chimere di un mondo che non sembra appartenere loro. Cos’è l’attesa, la speranza che il tempo sistemi le cose? I dublinesi si dicono:” che finalmente smetta di piovere e che la modernità finalmente ci avvolga in una spirale di vere sensazioni, di cose provate e non raccontate da altri, e che entri nel nostro sangue il senso di una esperienza che si chiama vita, coraggio e determinazione. Abbiamo lasciato i dublinesi in un pub, a cantare WILD ROVER, ubriachi e dimentichi della loro povera esistenza fatta di niente e oggi, gli stessi, si giocano gli anni della giovinezza a sfuggire da quelle stesse reti da cui si allontanò il giovane James Joyce, che di questo forse non si pentì mai.

Giancarlo Sepe

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