L’Aquila, recital di poesia, musica e canto “L’ultima madre – Destini nel tango” il 22 novembre

Domenica 22 novembre, presso il Palazzetto dei Nobili, all’Aquila, andrà in scena il recital di poesia, musica e canto “L’ultima madre – Destini nel tango”.

Lo spettacolo – inserito nel cartellone del festival Nell’Aterno scorre musica, organizzato dall’associazione culturale “Operaprima – Itinerari d’Arte”, per la direzione artistica di Sara Cecala – è tratto dal libro L’ultima madre di Giovanni Greco (edizioni Nutrimenti-Feltrinelli).

Giovanni Greco – autore di numerosi testi e regie teatrali in Italia e all’estero e insegnante di recitazione in versi presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico – sarà la voce recitante che leggerà alcuni passi del libro. L’attore sarà accompagnato dai musicisti Antonio Scolletta (violino), Sara Cecala (pianoforte), Fernando Mangifesta (fisarmonica) e Lorenzo Scolletta (fisarmonica).

Nato come spettacolo sul tema dei desaparecidos, frutto di un’inchiesta condotta sul campo a Buenos Aires, L’ultima madre è un potente affresco ispirato ai grandi romanzi della letteratura sudamericana.

L’ingresso a tutti e tre gli spettacoli è gratuito.

Info: 3293637552

L’ultima madre

Maria è una mite casalinga di un barrio povero di Buenos Aires, vedova di un muratore di origini italiane. Gli uomini che hanno preso il potere in Argentina hanno fatto sparire i suoi due figli, i gemelli Pablo e Miguel, insieme a tante altre persone dissolte nel nulla. María cerca una risposta, vuole la verità, e per questo viene imprigionata, torturata, esiliata. La sua vicenda si sovrappone a quella di Mercedes, figlia e moglie di due militari di quella giunta che reprime nel sangue ogni forma di opposizione. Anche Mercedes è madre di due gemelli, Nacho e Mari. I bambini le sono stati consegnati alla nascita, figli di un’attivista politica arrestata e poi scomparsa. Sono cresciuti in una famiglia che non è la loro, all’oscuro di tutto.

Giovanni Greco racconta il dramma con una lingua meticcia, che dà forma plastica all’oralità, muovendosi in un arco di tempo che va dall’Argentina degli anni Settanta ai nostri giorni, ma che affonda le radici nella storia europea del Novecento: l’Italia dei migranti, i campi di concentramento nazisti, i moti studenteschi parigini, la caduta del muro di Berlino.

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