L’Aquila, Premio Bper-Bonanni dal 21 al 25 ottobre

Il Premio Letterario Internazionale “L’Aquila”, intitolato ad una delle più grandi scrittrici italiane del ‘900, l’aquilana Laudomia Bonanni, è nato nel 2002 per volontà della Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila e del Consiglio Regionale d’Abruzzo. Si articola in quattro sezioni, poesia edita, edita opera prima, istituti scolastici superiori e una sezione dedicata ai componimenti dei detenuti degli istituti di pena italiani, organizzata in collaborazione con il Ministero di Giustizia, l’unico concorso di poesia in Italia di tale genere. La premiazione di questa sezione avviene all’interno del Casa circondariale di massima sicurezza dell’Aquila, con la partecipazione dei detenuti e dell’ospite d’onore. La cerimonia di premiazione si terrà a L’Aquila, presso l’Auditorium Renzo Piano, sabato 25 ottobre di mattina alla presenza degli studenti degli Istituti superiori cittadini. Il sindaco dell’Aquila è il Presidente onorario del Premio. Fanno parte della Giuria nomi importanti del mondo letterario e giornalistico italiano: Liliana Biondi (docente di Letteratura italiana presso l’Università dell’Aquila, Anna Maria Giancarli (poetessa, fondatrice del premio di poesia elettronica Poetronics), Renato Minore (firma autorevole della terza pagina nazionale de “Il Messaggero”, Francesco Sabatini (Presidente dell’Accademia Italiana della Crusca), Giorgio Barberi Squarotti (Ordinario di Letteratura Italiana all’Università di Torino) e Sergio Zavoli (giornalista, poeta, Senatore a vita, già Presidente della Rai). Ogni anno è stato ospite del Premio a L’Aquila, per più giorni tenendo conferenze ed incontri, un poeta di livello mondiale, in una ottica di internazionalizzazione della manifestazione. Si sono succeduti, nell’ordine: Evgenij Evtusenko (Unione Sovietica), Edoardo Sanguineti (Italia) e Adonis (Siria), Derek Walcott (St. Lucia, Premio Nobel per la Letteratura 1992), Kikuo Takano (Giappone), Mahmud Darwish (Libano), Ana Blandiana (Romania), Mark Strand (Usa), Titos Patrikios (Grecia), Nathan Zach (Israele), John Deane (Irlanda), Tahar Ben Jelloun (Marocco-Francia). Franco Loi (Italia) e Nasos Vaghenas (Grecia). L’ospite d’onore dell’edizione 2014 sarà il poeta polacco, residente negli Stati, Adam Zagaiexsky. Sin dalla prima edizione, il Premio si è affermato come uno dei più prestigiosi concorsi di poesia italiani ed ha visto sempre la partecipazione delle maggiori case editrici nazionali e dei poeti più affermati. Grande attenzione viene rivolta inoltre alla comunicazione, con l’acquisto di spazi sui quotidiani regionali, giornali on-line e sulle tv locali.

ottobre h. 10.00

Sala Biblioteca Bper (L’Aquila – Centro Direzionale “Strinella ‘88”, via Pescara 4, terzo piano): la Giuria incontra la Giuria degli studenti della provincia dell’Aquila per la designazione del vincitore dell’edizione 2013;

 

MARTEDI’ 21 ottobre h. 17.30

 

Auditorium Bper “E.Sericchi”, presentazione del volume di Gianfranco Giustizieri “Laudomia Bonanni tra memoria e futuro. Itinerari di lettura nelle Pagine della Critica Letteraria”;

 

 

VENERDI’ 24 ottobre h.11.00

Sala Biblioteca Bper (L’Aquila – Centro Direzionale “Strinella ’88, via Pescara 2, terzo piano): Adam Zagajewski incontra i giornalisti.

 

VENERDI’ 24 ottobre h. 15.30

Teatro del Carcere Circondariale dell’Aquila (Loc. “Costarelle” – Preturo): Adam Zagajewski incontra i detenuti. Recital di poesia e premiazione dei vincitori dell’ottava edizione del concorso nazionale di poesia riservato ai detenuti dei penitenziari italiani;

 

SABATO 25 ottobre h. 10.30

L’Aquila, Auditorium Renzo Piano: cerimonia di premiazione dell’XIII edizione. Presenterà l’attrice aquilana Eva Martelli. Con la partecipazione di Adam Zagajewski, ospite d’onore della manifestazione e dell’attore Bartolomeo Giusti

ADAM ZAGAJEWSKI

 

«Ciò che pesa troppo / e trascina in basso / che fa male come il dolore / e brucia come uno schiaffo, / può essere pietra / o àncora».

Esperienza del dolore e fiducia nella salvezza sono alcuni dei tratti distintivi di Adam Zagajewski, poeta, scrittore e saggista polacco nato a un mese dalla fine della II guerra mondiale, il 21 giugno 1945 a Leopoli (Polonia), «dove dormono i leoni», odierna città ucraina di L’viv, frutto della successiva spartizione di territori tra i vincitori.

Alla fine della guerra, perciò, la famiglia Zagajewski fu costretta a lasciare la Galizia e a trasferirsi nella Slesia sottratta alla Germania per essere annessa alla Polonia. Compiuti gli studi a Cracovia, dove si è laureato alla Jagiellonian University, ha partecipato e rappresentato a pieno titolo la Generazione letteraria della Nowa fala, ovvero la Polish New Wage del ‘68.

Dopo aver vissuto due anni a Berlino, e più lungamente a Parigi (1981-2002), si è trasferito a Cracovia, città che oggi divide con Chicago, alla cui università -dopo quella di Houston- insegna  letteratura.

Scrittore in lingua polacca, come l’amico caro Premio Nobel per la Letteratura nel 1980, Czesław Miłosz, sul quale ha scritto importanti saggi, Zagajewski è il secondo polacco a vincere, nel 2004, il premio conferito dalla omonima università statunitense: il Neustadt International Prize for Literature; a cui sono seguiti il Czesław Miłosz Prize nel 2008 e il Premio Europeo di Poesia (Treviso 2010), oltre ad essere stato candidato al Premio Nobel per la Letteratura.

Affermatosi dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, con la poesia Try To Praise The Mutilated World (Prova a cantare il mondo mutilato), uscita sul periodico statunitense The New Yorker, molti libri di Zagajewski sono stati tradotti in inglese; ma vantano traduzioni in varie lingue nel mondo. In Italia sono stati pubblicati: Polonia: uno Stato all’ombra dell’Unione Sovietica (Marietti 1982), e presso Adelphi il volume di prose, Tradimento (2007) e l’antologia poetica Dalla vita degli oggetti (2012) con testi che vanno dal 1983 al 2005. Altri suoi testi sono presenti in: A questo servono le lacrime di Paola Malavasi, con una nota del I Premio Internazionale L’Aquila-Bper 2013 Ennio Cavalli, e due poesie di Derek Walcott (ospite d’onore del nostro Premio nel 2005) e di Adam Zagajewski (Interlinea 2006) e Luci ed ombre di una città: immagini di Genova di Adhaf Soueif con testi di Adam Zagajewski e John M. Hall (De Ferrari 2003).

Pur considerandosi polacco più che ucraino, Zagajewski si definisce cittadino dell’Europa dell’Est, cioè di quelle terre di frontiera in cui confini sono sottoposti, pericolosamente ancora oggi, all’avvicendarsi di poteri politici che eccedono in forza e violenza perpetuando «un destino ineluttabile che si ripete di vincitore in vincitore, tra la consueta indifferenza della natura e del tempo che come il fiume scorre imperturbabile»:

[…] Sull’altra riva / del fiume, nel raggio dell’esistenza, / marciano i soldati. L’armata nera, / l’armata rossa, l’armata verde, / arcobaleno di ferro. Nel mezzo l’acqua / tranquilla, l’onda indifferente. (Il fiume)

[…] Là, dove cantavano i merli, un tempo c’era / una succursale di Auschwitz, e sotto l’erba / furono sotterrate le bende dell’ospedale russo, per questo il prato era gonfio, rigoglioso. […] (Il fiume nero)

L’opera di Zagajewski, dapprima ispirata alla protesta (Komunikat [Dichiarazione]1972; Sklepy miesne [Macellai] 1975; Jechac do Lwowa [Passare alla Lviv] 1985) approda ad una visione generale e profonda della vita intesa come solo apparentemente contraddittoria e dove gli elementi che la compongono convivono in armonico contrasto di spazio e tempo, di natura e storia, di visibile e invisibile, di anima e materia, convinto, il poeta, come scrive l’amico Czesław Milosz, che anche  per la fisica contemporanea […] tutto è un unicum di moto, materia, tempo e spazio». E l’uomo è per Zagajewski perenne viandante con le sue tante curiosità e domande: «[…] scrivo viaggiando – perché volevo vedere, / e non solo sapere – vedere chiaramente / incendi e scorci di quell’unico mondo, […]», (Vedere, pag 178)

Il critico Joachim T. Baer sulla rivista World Literature Today ha enumerato alcuni temi della sua poesia: la notte, i desideri, storia e tempo, infinito ed eterno, silenzio e morte, come evince dai titoli di alcune sue opere tradotte in inglese (Tremor 1985, Mysticism for Beginners 1997,  World Without End: New and Selected Poems 2002), ma anche di quelle in polacco ( Pragnienie [Desiderio] 1999, Ziemia ognista [Terra di fuoco] 1994).

E l’amico Miłosz, così ha scritto: «La sua è una tessitura in cui fiori, alberi e uomini convivono in un’unica scena. Ma questo mondo ricreato dall’arte non è un luogo di fuga, al contrario è in relazione con la cruda realtà di questo secolo». Ed interessante è la concezione di Zagajewski sul ruolo dello storico, inteso, con uno sguardo alla classicità, come scrittore e poeta di cronaca di vita vissuta, non fredda e distaccata, ma portatrice dei sentimenti e della testimonianza del popolo:

«Non sono uno storico – scrive -, ma mi piacerebbe che la letteratura assumesse, consapevolmente e in tutta serietà, il ruolo di una cronaca storica. Non voglio che segua l’esempio degli storici contemporanei, perlopiù pesci freddi che hanno passato la loro vita in archivi polverosi e scrivono una lingua burocratica brutta e inumana, una lingua di legno prosciugata di tutta la poesia, piatta come un pidocchio e grigia come il giornale quotidiano. Vorrei che tornasse a esempi più antichi, chissà, addirittura greci, all’ideale del poeta storico, una persona che ha visto e sperimentato direttamente quel che descrive, oppure ha attinto alla vivente tradizione orale della sua famiglia o della sua tribù, che non teme né il conflitto né i sentimenti, ma ha tuttavia a cuore la ricostruzione scrupolosa della vicenda che narra». (citato in John Lukacs, Democrazia e populismo, traduzione di Giovanni Ferrara degli Uberti, Longanesi, 2006, p. 179).

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