L’Aquila, PLAY MUSPAC: mostra “VEDERCI. Umberto D. gioca a carte con la storia” il 12 dicembre

12 DICEMBRE ore 18,00

Inaugurazione della mostra “VEDERCI. Umberto D. gioca a carte con la storia”

 

Dal testo di presentazione: “In un nostro recente incontro, ho scoperto con grande piacere che il nuovo interesse di Umberto Dante, dopo le attività come storico, critico cinematografico, docente universitario (autore di numerose pubblicazioni), è la produzione di opere di arte visiva attraverso un incontro tra disegno e documento storico (in prevalenza fotografia). Ho avuto modo di osservare direttamente le opere. E questo “osservare direttamente le opere” non è un’espressione scontata o ininfluente, come avremo modo di constatare. Dunque: le “opere” sono realizzate utilizzando vecchi fogli da disegno, quelli che tutti noi abbiamo incontrato tra infanzia e adolescenza, quelli della Fabriano imposti dagli insegnanti di scuola media, che prevedevano (con tanto di prestampa) data e firma, quindi venivano poggiati sui banchi di scuola per il “compito”. Ho molto condiviso l’idea sottesa a questa operazione: una nuova scelta di libera creatività (Joseph Beuys parla di “scienza della libertà”) che rappresenta probabilmente il punto di vista più importante da cui, uscendo coraggiosamente al di là del dato “certo”, si può rileggere, in modo originale la storia.

Lo spirito e le modalità espressive dei lavori di Umbeto D. corrispondono a quelle dei maestri delle avanguardie: vengono utilizzati il collage, il segno astratto, le foto come ready made, “l’estraneamento” degli oggetti (una gomma da disegno, la gloriosa matita rossa e blu, il tesserino da terremotato, lo stesso foglio prestampato, la stessa parola scritta che diventa disegno). Come nelle composizioni astratte e informali, ogni segno, libero ma non vuoto, slitta e si combina con altri segni, oggetti o immagini fotografiche, in un caos apparentemente informe, in realtà pensato, dove ogni particolare può anche essere letto singolarmente e assumere dei significati soprattutto in rapporto a chi guarda un’opera che diviene un assemblaggio, quindi un inedito e un nuovo costituito di parti conosciute non tanto e non solo come forme, ma come modi e esperienze del vissuto…”

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