L’Aquila, la musica del flautista Zurria del 23 marzo

“Paesaggio con lacrime” è il titolo che il flautista performer Manuel Zurria ha dato al suo progetto che lega l’opera “Lachrimae” del 1604 di John Dowland ad altri autori contemporanei. Non è un titolo che vuole evocare tristezza, ma una immagine che attraversa i secoli della musica. Il progetto sarà presentato a L’Aquila per la Società Aquilana dei Concerti “B. Barattelli”, domenica 23 marzo presso l’Auditorium del Parco, con inizio alle ore 18. Manuel Zurria siciliano di nascita e romano d’adozione, è un flautista che ha lavorato con i più grandi compositori europei di questi anni e si è specializzato nella creazione di veri e proprio eventi. Come lui stesso dice: “M’interessa un’area musicale extra-ordinaria e (spesso) non attingo al repertorio flautistico tradizionale, fondamentalmente perché non intendo fare un’operazione esclusivamente musicale, ma costruire una piccola opera d’arte. Può sembrare presuntuoso ma in un certo senso mi accosto a questo ideale con grande umiltà e semplicità, seguendo il percorso di un modesto rituale domestico”.

Infatti il recital aquilano unisce il flauto all’elettronica e al video. Le immagini qui non hanno la funzione di decorare, ma di raccontare, stabilendo un collegamento tra i suoni che sono spesso presenti nelle Lachrimae e le immagini dei protagonisti che appaiono nei video. Ogni sezione dell’opera seicentesca sarà intervallata da un breve brano di autore contemporaneo che si lega al  precedente in termini musicali, tematici, di sensazione, di concetto. E quindi accanto a Dowland ci saranno Kurtàg, Leach, Arvo Pärt, Peter Etvös e due opere in prima esecuzione: una del compositore Giuliano D’Angiolini con “Canzonette – tiritera – berceuse” che contiene interessanti elementi di contatto con la polifonia tardo-rinascimentale e la prima europea dell’opera “It” di Jacob TV, uno sperimentatore che ha fatto dell’interazione col video un suo elemento caratterizzante. Nella presentazione del progetto, Zurria dichiara: “Volevo semplicemente espandere la mia sensibilità nella musica che interpreto, toccare delle corde che non avevo mai suonato prima. E’ stato un modo di approfondire il livello di compenetrazione con la musica o forse il desiderio di non delegare ad altri per farne un diario intimo”.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *