L’Aquila, il Giorno della Memoria al Conservatorio Casella il 27 gennaio

In occasione delle celebrazioni della Giorno della Memoria, lunedì 26 gennaio alle ore 18, presso la Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica di Roma – con replica a l’Aquila il giorno 27 presso l’Auditorium del Parco costruito da Renzo Piano – andrà in scena Shoah la memoria – la speranza – la vita, Cantata per voci recitanti, soli, coro polifonico, coro di voci bianche e orchestra sinfonica, composta da Luciano Bellini su testi della poetessa e scrittrice Maria Mencarelli. Commissionata dal Teatro Marrucino di Chieti dove è stata eseguita per la prima volta il 27 gennaio 2009, l’opera, presentata in una versione rinnovata, è prodotta dal Conservatorio di Musica “Alfredo Casella” dell’Aquila con la partecipazione di allievi e docenti dell’Istituzione abruzzese insieme a cantanti e attori professionisti. Il Concerto sarà patrocinato da Acea che per l’occasione offrirà delle borse di studio a due studenti del Conservatorio aquilano che hanno sofferto la tragedia del terremoto del 2009.

Fra gli interpreti il mezzosoprano Angela Cinalli, il baritono Valerio Aufiero, la vocalist Isabella Valeri e, come voci recitanti, Mascia Musy e Armando de Ceccon; il Coro Polifonico e il Coro di Voci Bianche, diretti da Rosalinda Di Marco, e l’Orchestra Sinfonica del Conservatorio “Alfredo Casella” dell’Aquila. Maestro Concertatore e Direttore sarà Luciano Bellini.

Compositore, direttore d’orchestra, pianista,  autore di musiche sinfoniche, sacre, da camera, di opere liriche, musica elettronica e brani per il teatro, il cinema, la televisione ed il balletto, Luciano Bellini è insegnante di Pianoforte Principale presso il Conservatorio “A. Casella” e tiene stages di musica da camera e direzione d’orchestra in Italia e all’estero. Le sue musiche sono state eseguite in quasi tutti i paesi del mondo occidentale, del Sud America e dell’Estremo Oriente, trasmesse da emittenti statali e incise per importanti case discografiche (cfr. www.bellinimusica.it).

La Cantata affronta il tema della Shoah, accostando idealmente lo sterminio degli ebrei  a quello di altri popoli che hanno subìto lo stesso tragico destino nel corso del Novecento: armeni, zingari, curdi e slavi. Testi originali si alternano a una scelta selezionata di autori di culture diverse, testimoni o interpreti di quelle vicende con l’invito a varcare le frontiere etniche, culturali, politiche. Ai versi di Primo Levi si affiancano dunque poesie di Charles Beaudelaire, di Salvatore Quasimodo, di Wisława Szymborska, di Ingeborg Bachmann, di Paul Celan e di Joyce Lussu.

Come scrive l’autrice del testo Maria Mencarelli, poetessa, insegnante, scrittrice e pittrice, «raccontare la Shoah, il suo insensato e terribile disegno, è come guadare un fiume in piena cercando appigli, punti d’appoggio per non essere travolti dalla corrente». Pertanto, suggerisce ancora la Mencarelli, è stato preferito dar voce ai testimoni diretti di quei fatti o agli autori che li hanno raccontati nelle loro opere. «Questo procedere per suggestioni emotive, che evocano quasi visivamente episodi e momenti di vita, vuole restituire alle persone la loro singolarità, ripercorrere il loro sconcerto nell’essere trasformati di colpo in un mucchio indistinto e senza nome: vite spezzate nel loro quotidiano svolgersi tra gioie, scherzi, preoccupazioni e legami. Il fluire della musica accompagna questo susseguirsi di stati d’animo esprimendo i vissuti delle persone protagoniste loro malgrado di un evento tragico ed epico». La Cantata diventa così «un inno alla vita, all’arte, un elogio della diversità e della fantasia con la lirica e ineguagliabile testimonianza di Etty Hillesum e l’inedita elegia poetica di Marc Chagall». La musica la accompagna, citando, in un crogiolo di stili diversi, melodie tradizionali ebraiche e tedesche e ispirandosi a ritmi ed armonie che attingono alle tradizioni musicali dei popoli coinvolti nell’immane dramma dello sterminio, come zingari, curdi, armeni e slavi.

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