L’Aquila: il dono di Claudio Abbado alla città

Domenica inaugurerà l’auditorium di Renzo Piano

IL GRANDE DONO FATTO ALLA CITTA’ DALL’”AQUILANO” CLAUDIO ABBADO

di Amedeo Esposito

 

L’Auditorium “Renzo Piano”

Dopo 57 anni dal suo primo concerto per la Società dei Concerti “B.Barattelli”, il grande direttore d’orchestra, “forse il maggiore d’Italia dopo Toscanini”, il maestro Claudio Abbado torna all’Aquila per suonare “la musica immateriale che è la più materiale dell’arte” del pentagramma di Renzo Piano che ha ideato “l’Auditorium del Parco”, costruito nella città della musica dalle genti della Provincia Autonoma del Trentino.

L’Aquila, infatti, domenica entrerà, con il “primo cittadino italiano” il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, “nella cassa armonica” costruita, nel parco del Castello, con “il legno preferito dai liutai dai tempi degli Stradivari”. Sarà un avvenimento epocale per la ricostruzione della città.

E questo avvenimento vede come protagonista-ideatore il maestro Claudio Abbado che a buon diritto può dirsi “aquilano”, avendo frequentato non solo lui, ma il genitore Michelangelo ed il fratello Marcello, l’auditorium del Castello Spagnolo, oggi semidistrutto dal, terremoto, dove giovanissimo il 6 gennaio 1955 ( per la nona stagione della “Barattelli”) fu pianista dell’Orchestra d’Archi di Milano, il cui direttore e violista solista fu il padre, il maestro Michelangelo.

Gli Abbado, uniti o singolarmente, continuarono la loro presenza all’Aquila. Per la 15/ma stagione musicale, l’11 dicembre del 1960, di nuovo il maestro Michelangelo Abbado,come direttore e violista, diresse la medesima Orchestra. Più assiduo del teatro e dell’auditorium aquilani fu il fratello di Claudio Abbado, il pianista maestro Marcello che eseguì tre concerti di grande rilevanza ed importanza nella sedicesima stagione nei giorni 17-18 e 19 marzo del 1962,

Partecipò successivamente alla 39/ma stagione quando, il 24 febbraio del 1985 fu pianista solista nella sala “Chierici” del Castello cinquecentesco. Radici profondissime di “aquilanità musicale”, dunque, degli Abbado, tutte riaffiorate nel maestro Claudio quando decise con Renzo Piano di dare all’Aquila, ferita dal terremoto, la “grande nota” per la ricostruzione culturale primancora di quella materiale. Radici che dicono anche della profonda concordia sociale di cui godeva L’Aquila, oggi dilaniata invece dalle assurde divisioni ideologiche e politiche, anche per effetto della imposta e dolorosa diaspora aquilana.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *