L’Aquila, apertura MUNDA – MUSEO NAZIONALE D’ABRUZZO

L’AQUILA MUNDA – MUSEO NAZIONALE D’ABRUZZO – Borgo Rivera – Orario: 9.00/19.00. Chiuso il 1 gennaio e ogni lunedì. Entrata gratuita fino al 3 gennaio, poi con l’entrata in vigore del biglietto da 4 euro è possibile nella stessa giornata visitare un altro museo della rete statale con il biglietto ridotto di 2 euro. Sito work in progress: www.munda.abruzzo.it. Per info: pmabr@beniculturali.it; tel. 3355964661. E’ il 1951. Luigi Einaudi, allora Presidente della Repubblica, è davanti al Castello Cinquecentesco dell’Aquila. Inaugura, nei locali che una lungimirante politica aveva deviato da un uso penitenziario, il Museo Nazionale d’Abruzzo, nel Forte aquilano, oscuro presidio, qualche anno prima, dell’occupazione tedesca. Inizia in questo modo, con le opere confluite dal Museo Civico e Diocesano, la narrazione di un territorio: archeologia, arte sacra, numismatica, oreficeria, ventagli, tessuti, arte moderna e contemporanea, 60.000 visitatori l’anno, mostre ed eventi. Poi la virata, il solco. La mano della terra che in una notte pone tutto nelle ombre. Era il 6 aprile 2009. Dalle pietre usciva nera polvere d’aprile a coprire, coltre schiacciante, vite e vissuti. L’ allarme dell’autopompa squarciava l’aria, il portone d’accesso incastrato, i custodi all’interno senza possibilità di comunicare, l’acqua bagnava i quattro santi protettori del gonfalone, la Madonna di terracotta esplosa, il crocifisso caduto frontalmente con il naso spezzato, tanto che neanche un accurato restauro ha potuto sanare la frattura del Cristo, su un viso, ora, ancora più sofferto. Mesi di lavoro dei funzionari MiBACT e dei vigili del fuoco, emblematico il video “l’Arte Salvata”, le bocche aperte sul fronte sud-est del Castello da cui circa 400 opere uscivano sfiorando le nuvole su una piattaforma, come disco volante, e atterravano su barelle, corpi di legno, tela, terracotta avvolti in un

sudario bianco di cellophane, incerottati , feriti. Il Museo Nazionale dell’Aquila, emigrante, si polverizzava, allora, in una diaspora di ricoveri mentre l’ex Mattatoio veniva ripensato come nuova sede del Museo nel borgo Rivera, finalmente riaperto il 19 dicembre scorso. Le opere, tornate alla comunità che le attendeva, ora osservano, da vicino, di nuovo l’uomo. E, guardandolo, lo seguono per ricomporre pezzi di una mappatura culturale riflessa nella fonte delle 99 cannelle, grembo uterino della comunità civica medievale, che accompagna con il suono del flusso, ora come allora, i palpiti di un tempo che scrive la propria storia sull’acqua che lo ha battezzata.

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