L’Aquila, al Salone dei Prodotti Tipici partenza sprint

Ragionare intorno alla qualità, attraverso l’iter del marchio che la Regione Abruzzo sta introducendo a tutela e promozione dei prodotti tipici del territorio, farlo in modo da rappresentare tutti coloro che vi producono e che animano il comparto agroalimentare, piccoli o grandi, nessuno escluso, perché sia l’intera filiera a goderne i frutti e il potenziale. Questo in breve il succo del primo convegno del Salone, “Qualità Abruzzo. La valorizzazione di un territorio” che ha aperto lo spazio fieristico al confronto fra associazioni di categoria e Regione, grazie alla presenza dell’assessore regionale alle Politiche Agricole Mauro Febbo che ha illustrato le iniziative legate al marchio e risposto alle sollecitazioni del comparto.
Ha introdotto i lavori, moderati dal giornalista Pasquale Tritapepe, un “biografo” del marchio, Mauro Cordischi, funzionario della Regione che ne ha seguito la nascita e che oggi attraverso il confronto con la categoria ne ha illustrato benefici, vantaggi, meccanismi e status burocratico. Il convegno, però, è stato anche terra di proposte, come quella del direttore di Confcommercio L’Aquila, Celso Cioni, che ha invitato a mantenere il contesto territoriale per definire la qualità del prodotto: “Ragionare insieme sui marchi del territorio, renderli visibili dentro le strutture di vendita, realizzare un marchio che caratterizzi immediatamente la produzione in un contesto regionale o nazionale con a fianco il marchio del luogo o del contesto di provenienza, questa è la sfida che alimenta davvero il territorio perché spiega da dove quel prodotto arriva”. Una sfida letta in modo opposto, invece da Giulio Petronio, componente della giunta regionale Cia: “Dobbiamo fare attenzione alla qualità, ma si deve guardare oltre la regione e oltre le frontiere, perché la qualità ha un costo che non tutti possono permettersi e catturare mercati nuovi aiuta ad affrontarlo – ha detto. L’invito è a – “proporre panieri di prodotti che vadano oltre il singolo territorio ma si concentrino sulla filiera del prodotto, formaggi, vini, carni, salumi, a tutela delle piccole realtà che sono la vera forza della tipicità abruzzese. Più importante del marchio della tipicità è organizzare il marchio del nostro prodotto, studiare in quale legge inserire questa esigenza di essere tutti rappresentati e non solo alcune specialità del territorio”. Educare il consumatore a scegliere la qualità, l’input del direttore della Cna L’Aquila, Agostino Del Re, scegliendo prodotti non a lunga conservazione. Provocatorie le riflessioni di Domenico Pasetti, presidente regionale Coldiretti che invita ad una svolta culturale: “Leghiamo la nostra qualità al marchio Abruzzo? Qual è il livello percepito dal mercato? Se il livello è alto: conta di più il prodotto che si porta appresso il marchio o il contrario? Noi non abbiamo colto l’occasione di creare in Abruzzo delle eccellenze di riferimento. E’ ora che ci decidiamo a legare il nostro prodotto al nostro territorio in modo veloce, concreto e semplice, gli indirizzi presi fino ad oggi vanno cambiati, la comunicazione va fatta in questa nuova prospettiva che va trovata e che deve funzionare”.
Carlo Rossi, Confesercenti L’Aquila: “Coniugare prodotto tipico e turismo”, ha sollecitato l’assessore anche il rappresentante di Agire, il Primo Polo dell’agroalimentare d’Abruzzo, con Ciro Nardinocchi: “Per fare qualità c’è anche bisogno della quantità e di intermediari capaci di portarla dove i piccoli produttori non riescono ad arrivare, questo è il contesto in cui opera il Polo Agire, che è nato per mettere a disposizione di quanti ne fanno parte la competenza di manager specializzati in commercializzazione, di tecnici di settore. Un Polo che deve essere usato e che apre le sue porte alla filiera”.
Mauro Febbo ha concluso il convegno con la sua relazione: “In questo momento di difficoltà si punta sull’agricoltura, da assessore competente ne sono contento, ma l’agricoltura è il 2-3 per cento del Pil, se ci mettiamo altri settori vicini, agroalimentare, turismo, ambiente, arriviamo al 17-18 per cento del Pil. Prima c’era un cattivo concetto del settore agricolo che ora si sta rivedendo per affrontare la crisi. In Abruzzo abbiamo fatto scelte precise su come operare: aggregare più realtà, dare respiro nazionale alla comunicazione, fare grandi scelte, dando ad ogni territorio la libertà di organizzare la propria promozione e sta accadendo. Il Salone dei Prodotti Tipici deve diventare un evento di riferimento a L’Aquila, come la Fiera dell’Agricoltura nella provincia di Chieti, le esposizioni florovivaistiche nel Porto turistico in provincia di Pescara, il polo del mobile nel teramano. La politica regionale oggi si muove in questa direzione. Per il marchio Abruzzo stiamo cercando di creare un doppio binario: c’è il prodotto che rappresenta l’Abruzzo e il suo disciplinare che dà voce al territorio. Dobbiamo dare prima la copertura totale e inserirci nel Made in Italy come marchio Abruzzo: c’è prima l’Italia, c’è l’Abruzzo e arrivano i territori, è questo il modo di agire, altrimenti generiamo confusione. Ed è anche questo il modo migliore di tutelare il territorio: inserendolo in un marchio Italia che lo veicola nel mondo come accade per le altre nazioni ormai da anni”.

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