L’Aquila, a CaseMatte Luther Blissett in concerto

Lunedì 26 novembre ore 22 a CaseMatte (ex ospedale psichiatrico Collemaggio – L’Aquila) Luther Blissett in concerto

Un viaggio senza tregua attraverso vortici di suono e deliri sonici dove il tempo esplode tra ritmi esaltati e melodie graffianti.
Spasmi chitarristici, drones elettronici, barriti di sax e incursioni vocali: un connubio di punk, impro e prog al crocevia tra Siege, Naked City e free-jazz europeo.

Recensione del loro ultimo disco:
(disponibile qui http://lutherblissett.bandcamp.com/)

Luther Blissett – “Bloody Sound” (2011)

Sicuramente si può parlare di disco della svolta per questo secondo lavoro dei bolognesi Luther Blissett e tutto è chiaro fin dal titolo dell’album. “Bloody Sound”: un suono maledetto, sanguigno e sanguinolento, malato, schizofrenico. Dal momento in cui schiacciamo il play ci ritroviamo colpiti e spazzati via da questo turbolento flusso musicale dove molti dei generi estremi vanno a confluire.
La differenza con il disco precedente è netta: mentre nel primo lavoro l’atmosfera era molto più jazzy, in questa nuova opera aumentano sicuramente le influenze di estrazione metal e hardcore. Ovviamente, resta invariata la matrice sperimentale e avanguardistica della band, però laddove in precedenza aveva dato l’idea di ricercatezza, quasi sofisticatezza, adesso il gruppo ha tirato fuori un’anima e un’attitudine quasi hardcore: tutto è sporco, diretto, senza fronzoli e brutale! Ritroviamo gli elementi tipici del jazzcore, del mathcore e del noisecore, ma non stiamo ascoltando nulla di questo: la musica dei Luther Blissett non è facilmente catalogabile. E’ un rovente fiume infernale, magma ribollente ed esplosivo, delirio marcio e sporco, dissonante e atipico: Sangue & Merda che si prendono a braccetto con l’intento di invadere l’olimpo della musica, e stordirlo, squarciarlo a forza con attacchi destabilizzanti e terroristici di estremismo acustico.
Affiorano durante l’ascolto elementi ritmici quasi funkeggianti, momenti che più che al free jazz si richiamano all’ improvvisazione radicale di scuola europea: tempi sempre dispari e spezzati, un drumming molto fantasioso che trasmette subito l’idea di questo flusso musicale inarrestabile e costantemente cangiante; un basso così distorto, iperfuzzato che sembra saturare e lacerare l’aria ad ogni nota; il sax che traccia parabole, iperboli e fughe per poi schiantarsi al suolo ed emettere i barriti di un animale feroce e ferito; una chitarra sporchissima, quasi post-sludge, che riesce al contempo ad essere memore dei suoni di Derek Bailey e di Buzz Osborne…
L’ Ep si snoda attraverso 8 tracce (più 1 ghost tack ripresa dal vivo), mai simili, mai ripetitive: 30 minuti di musica bella storta, aggressiva, ricercata e destabilizzante.
Come Escher nei suoi quadri, anche i Luther Blissett sono maestri nel costruire strutture impossibili, palazzi che sfidano le leggi sia logiche che fisiche, edifici che dovrebbero crollare o implodere e che, invece, restano miracolosamente in piedi, non in bilico, non in precario equilibrio, ma ben piantati, solidi, imponenti. Gran bel lavoro: a quando il prossimo capitolo?

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