La vendemmia in Abruzzo premia il bianco

Montepulciano e Trebbiano (ma non solo) per un brindisi doc che in ogni occasione si rinnova sulle tavole degli abruzzesi. Il vino e l’Abruzzo dunque, un rapporto sempre idilliaco all’insegna della qualità supportato da cifre in continua ascesa. Il settore vinicolo per l’Abruzzo infatti rappresenta oltre il 20% della produzione lorda agricola regionale e il 6% di quella vinicola nazionale. Da punto di vista viticolo, la regione conta circa 33mila ettari di superficie; il vitigno più diffuso è il Montepulciano con quasi 19mila ettari seguito dal Trebbiano coltivato su oltre 13mila ettari. In totale si parla di 120 milioni di bottiglie prodotte da circa 180 aziende per un valore di circa 300 milioni di euro, 109 dei quali generati dall’estero dove, nel 2011, l’Abruzzo ha registrato un aumento del 5,7% rispetto all’anno precedente. Al di là di numeri e nomi, com’è andata la vendemmia per questo 2012? “Le importanti nevicate del periodo invernale – spiega Tonino Verna presidente del consorzio Tutela vini d’Abruzzo – hanno contribuito a creare una buona riserva idrica per le piante e hanno bilanciato in parte le elevate temperature avute nei mesi estivi. Nel complesso quindi si è registrata una generale sanità delle uve dei vitigni precoci, con una leggera e fisiologica diminuzione della quantità, con un buon grado zuccherino e buon rapporto tra acidità e ph”. Un parere che rispecchia quello di alcune aziende vinicole regionali: “L’annata è stata ottima – ci spiega l’imprenditore di Pratola Peligna Liberato Di Bacco – il maltempo non ha danneggiato le viti anche perché il caldo di questa estate ha fatto bene alle piante le cui uve sono integre e con un buon grado zuccherino. La qualità? Per la mia zona il rosso ha reso meglio. I giovani e il vino? Un rapporto che va migliorando anzi i ragazzi stanno rivalutando il prodotto attraverso un maggiore interesse e, in questo senso, le donne vanno assumendo sempre più consapevolezza in materia”. Una tendenza, quest’ultima messa in evidenza dalla cantina Bosco di Nocciano, in provincia di Pescara: “Il nostro target di riferimento – dichiara Giovanna Colecchia responsabile commerciale – riguarda persona tra i 28/30 anni in sù ma, è vero, tra le donne sale il consumo di vino soprattutto tra i bianchi. L’annata? Direi ottima per i bianchi: uva sana che ha dato una resa bassa ma con gradazione zuccherina elevata. Per i rossi, le piogge abbondanti di settembre hanno elevato la resa ma la qualità resta buona. Il maltempo dal canto suo non ha influito negativamente anzi il terreno ha assorbito l’acqua reggendo in maniera ottima al caldo di luglio e agosto”. Alla signora Colecchia abbiamo chiesto da cosa dipende il crescente interesse per i vini nostrani: “La qualità è l’arma vincente che ci sta portando in alto, ritengo però che abbiamo ancora un limite da superare: il vino abruzzese è ancora visto come un ‘vino da battaglia’, ecco serve andare al di là di questa mentalità per entrare definitivamente nei circuiti internazionali”. Anche l’agronomo Loris D’Angelo dell’azienda Pasetti di Francavilla è sulla stessa linea: “L’Abruzzo ha una grande fortuna: un vitigno eccezionale, il Montepulciano come qualità infatti non ha nulla da invidiare agli altri. Purtroppo la nostra crescita è lenta perché siamo lenti a recepire le novità del mercato; solo ora alcune aziende private si stanno affacciando sul mercato”. Com’è andata la vostra vendemmia? “Per i bianchi è un annata super nonostante la siccità estiva, per i rossi la qualità è inferiore a causa delle piogge di settembre. Proprio la paura di mutamenti climatici ci ha spinto ad anticipare di 10 giorni il raccolto anche dei vitigni precoci come chardonnay, merlot e pecorino per evitare che nelle uve si creasse muffa. I giovani bevono? Sì, preferiscono i vini fruttati e morbidi per questo abbiamo lanciato il vino 10 coppe, un mix di vitigni, proprio per avvicinarci ai gusti dei ragazzi e delle ragazze”. Da Torrevecchia Teatina Luca Candeloro responsabile commerciale dell’azienda Sincarpa, si dice entusiasta della stagione: “Un’annata da ricordare con un clima favorevole che ha influito sulle malattie nel senso che, il tempo caldo, ha impedito alla vite di essere attaccata e ciò ha portato a meno trattamenti chimici; possiamo dire che la produzione è quasi tutta biologica. Noi registriamo un aumento delle vendite perché il mercato è in crescita; purtroppo però è difficile il ricambio generazionale in quanto per i figli il lavoro di campagna è considerato un fastidio dato il tempo che porta via ogni giorno… I giovani? Sono più attenti, preferiscono bere meno e meglio”.

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