Il Tempo di Quaresima e della rinascita in Abruzzo

La festa del Carnevale con i suoi riti e rappresentazioni mascherate ed allegre conclude il ciclo delle festività dell’anno festivo contadino. Il primo tempo del nuovo anno inizia con il novilunio che precede la Quaresima ed ha come funzioni principali la purificazione , l’uscita dalla stagione invernale il ritorno della primavera , la rinascita della natura e il rifiorire dei prodotti della terra .

 Per Quaresima si intende il periodo preparatorio di astinenza e digiuno della durata di quaranta giorni che inizia il mercoledì delle Ceneri.

L’ultima settimana detta Santa , ricca di celebrazioni, è dedicata al silenzio e alla contemplazione,

 Per la gente d’Abruzzo il periodo pasquale è dedicato alla pacificazione e al rinnovo spirituale per questo motivo segue, per atavica tradizione, un complesso di cerimonie e usanze. Molti sono gli usi e costumi legati a questo periodo. Le consuete pulizie di Pasqua: spazzare la polvere, la fuliggine, la sporcizia in genere, significa per gli Abruzzesi scacciare dalle case anche il male e i malanni.

Il Precetto Pasquale, con la confessione e la comunione, era un’altra prerogativa di devozione della gente d’Abruzzo. Ai riti ufficiali, però si aggiungono diverse usanze, secondo la loro cultura e mentalità.

Per la purificazione spirituale, concorrono i due elementi principali: l’acqua e il fuoco. I nostri contadini usavano mettere l’acqua benedetta in tutte le vivande, che si preparavano a Pasqua, mentre la parte rimanente era sparsa per casa con un rametto di ulivo benedetto, quando si “ scioglievano “ le campane”. Alcuni usavano berne un mezzo bicchiere, dopo aver mangiato due uova sode, che rappresentano ancora oggi la particolare colazione della mattina di Pasqua . Altri usavano strofinarsi l’acqua benedetta in alcuni punti del corpo, perché ritenuta curativa di febbre, mali di pancia, malie e fatture. Proprio per questo, all’atto della benedizione delle case, sul tavolo, ove si deponeva l’offerta di uova e altro per il sacerdote, non poteva
mancare un vassoio con l’acqua, da far benedire.

Nella tradizione Abruzzese, e Peligna in particolare, grande importanza riveste l’uso del fuoco, che si ritrova anche in altre ricorrenze. A Pacentro si accendevano fuochi nei piazzali delle chiese la notte del Sabato Santo, e ognuno riportava a casa qualche carbone benedetto, per riaccendervi il fuoco il giorno successivo. I resti del fuoco santo erano utilizzati, spargendoli insieme alle ceneri intorno alla casa, oppure in campagna, per allontanare dalle proprietà i malanni e i danni delle tempeste. Si usava, talvolta, mettere un po’ di cenere del fuoco nuovo nell’acqua, per cuocere la minestra oppure come rimedio contro il mal di gola. In pratica il sacro fuoco pasquale aveva il carattere di purificazione ed anche una forza taumaturgica.

Tra dei rituali, la tematica della “ Corsa”, elemento profano ereditato dal paganesimo. Seguendo il tragitto della corsa, dopo che la Madonna perde il mantello nero, da cui come per incanto scaturiscono colombe bianche, che volano verso il figlio risorto, i contadini abruzzesi sono soliti trarre buoni o cattivi auspici per l’annata agraria e per la vita quotidiana. Tutto il patrimonio di credenze e usanze descritte risponde al duplice scopo di estirpare il male fisico e morale, accumulatosi durante l’anno e di auspicare la prosperità e l’abbondanza, per il nuovo ciclo che si apre.

Ancora diffusa è l’usanza abruzzese di recarsi il Lunedì dell’Angelo presso un santuario o chiesa rurale, lontano dai centri, per ragioni non solo religiose, ma anche ludiche. Tal evento assume l’aspetto di una gita fuori porta, per consumare i cibi di rito. Nell’area Peligna si chiama “ a passàl’acque”, che richiama il passaggio del Mar Rosso, oppure quello dell’angelo innanzi alle case degli ebrei, tinte con il sangue d’agnello.


LA PASQUA IN ABRUZZO

La Pasqua , che deriva dal latino ‘pascha’ e dall’ebraico ‘pesah’, è una delle più importanti festività della liturgia cristiana perché celebra la passione, la morte e la resurrezione del suo Messia Gesù Cristo che , sacrificando la propria vita , ha lasciato un grande messaggio di amore, di fraternità e di solidarietà.

LE CELEBRAZIONI

La processione del Venerdì Santo è l’evento principale della Pasqua all’Aquila e ricorda la passione e la morte di Gesù. Alle 19 il corteo, che segue la statua del Cristo morto, esce dalla Basilica di San Bernardino, sulle note del Miserere e si snoda per le vie del centro storico per rientrare, dopo un’ora, in Basilica dove viene celebrata la funzione. I pesanti simboli della passione di Gesù, che accompagnano la statua del cristo morto, sono stati realizzati dal pittore e scultore aquilano Remo Brindisi.

Una delle celebrazioni più suggestive d’Abruzzo si svolge a Chieti ilgiorno del Venerdì Santo : la Processione del Cristo Morto. Di origini medievali, la manifestazione è curata nel suo allestimento solenne dall’antica Arciconfraternita del Sacro Monte ; i partecipanti vestiti a lutto procedono seguendo il ritmo scandito dalla “ troccola”, uno strumento di legno che, durante la Settimana Santa, sostituisce le campane. Viene poi cantato il “Miserere”.

Ma rappresentazione più antica , più bella e più celebre a cui si può assistere nella nostra regione è “La Madonna che scappa in piazza” che si tiene nella mattinata di Pasqua a Sulmona e si svolge nello scenografico “teatro” di Piazza Maggiore gremita di folla. Intorno a mezzogiorno, ad un segnale convenuto, , la Madonna , che non crede alla notizia della Resurrezione del Figlio, inizia a correre sempre più veloce fuori dalla chiesa, perde il manto nero e mostra la preziosa veste verde ricamata in oro. Nella sua mano compare, quasi per incanto, una rosa rossa: scoppi di mortaretti, dodici colombe bianche compaiono e volteggiano nel cielo, le campane suonano a festa. L’incontro della Madonna e l’abbraccio con Gesù risorto è il momento più toccante che segue un antichissimo rituale.

Le celebrazioni sacre a Lanciano si svolgono in diversi tempi. La sera del giovedì inizia una processione notturna che sosta nelle chiese dove sono allestiti i Sepolcri , il venerdì nella processione compaiono i “Misteri” , i canti corali, il “Miserere” e la figura del cireneo, impersonato da un membro della Confraternita che, scalzo ed incappucciato, porta la Croce, infine il giorno di Pasqua a mezzogiorno in punto, si ripete l’antica cerimonia de “L’incontro dei Santi”, ossia tra le statue della Madonna, del Cristo e di San Giovanni, accompagnate dai fedeli. Nel corso della processione per le vie del centro cittadino, la Madonna apprende la resurrezione del Figlio. Al termine della Sacra Rappresentazione le statue vengono collocate nella Cattedrale, dove resteranno fino a mezzogiorno di martedì, quando vengono portate a spalla dai Confratelli delle Congreghe e fanno ritorno alle rispettive parrocchie fino all’anno successivo.

Teramo, nelle ore mattutine del Venerdì Santo, si svolge la tradizionale processione della “Desolata”, la cui origine si fa risalire al 1260. E’ la devota rappresentazione paraliturgica della Madre che va alla ricerca angosciosa del figlio condannato a morte. Il corteo si avvia con la sola statua dell’Addolorata per un giro delle “sette chiese”. Inizia da quella di Sant’Agostino e termina all’Annunziata dove trova il Cristo Morto giacente su un ’artistica bara. E’ una commovente manifestazione di religiosità popolare, con gli uomini che indossano la tunica nera e recano la croce, mentre le donne velate e in gramaglie trasportano la statua della Madonna.

A Villa Badessa, una frazione del comune di Rosciano, , vive sin dalla prima meta’ del XVIII secolo una piccola colonia italo – albanese. Ancora oggi gli albanesi di Villa Badessa conservanoil loro idioma e continuano a seguire la liturgia di rito greco – bizantino. Le cerimonie iniziano con gli “enkomia”, il pianto delle donne durante la veglia sulla icona della deposizione di Cristo. Nelle ore notturne che precedono la domenica di Pasqua, il papas, che reca l’icona della Resurrezione, esce in processione fuori della chiesa, seguito dai fedeli che illuminano con candele le ultime ore della notte. All’alba il papas canta il primo verso del Vangelo secondo Giovanni e , intonando canti di gioia, rientra in corteo nella piccola chiesa.

“Il Bongiorno” è un’antica tradizione legata alla Pasqua del paese di Pianella ( Pescara) che trae origine “dall’omaggio”, che i signorotti Longobardi pretendevano dai propri vassalli. Durante la giornata di Pasqua e durante la notte che precede il Lunedì dell’Angelo, cantori e suonatori in costume medievale ”, accompagnati da trombe, tamburi e piatti, girano per le vie del paese, portando il saluto del “Buongiorno” sotto le finestre dei cittadini a cominciare da quelli più’ importanti, come il sindaco e altre autorità’. I canti sono, in genere, improvvisati e adattati alle circostanze ed ai personaggi.

A Gessopalena (Chieti) il mercoledì’ e il venerdì , si svolgono processioni con quadri viventi nell’ incredibile scenario del vecchio borgo. Suggestiva è la Passione vivente del mercoledì Santo : tutti gli abitanti del paese vi partecipano proponendo scene della Passione di Cristo, il tutto negli angoli più belli del paese. Il dramma si conclude con Crocifissione ed il pianto delle Marie.

Il martedì dopo Pasqua si svolge ad Orsogna , in provincia di Chieti, la “Festa dei Talami”, in onore della Madonna Nera. Si tratta di una sfilata di carri , su ognuno dei quali , viene rappresentato un quadro vivente ispirato ad episodi del Vecchio e Nuovo Testamento. Il carro che chiude la processione è carico di covoni di grano del raccolto dell’anno precedente ed è detto il “carro del dono”, poiché il suo contenuto viene offerto alla Madonna.

Tradizione culinaria pasquale

In Abruzzo la Pasqua è anche caratterizzata da riti “gastronomici”: i fiadoni , cibo tipicamente abruzzese sia salato che nella variante dolce, il pane di Pasqua e dei dolci tipici della tradizione abruzzese fatti per lo più di pasta di mandorle, ricoperti da uno strato di confettini colorati, a cui vengono date le forme della pupa, per le bambine, del cavallo, per i maschietti, e dei cuori che vengono regalati dai fidanzati. In alcune zone si producono dolci a forma di ciambella che nella forma rievocano la corona di spine portata sul capo da Cristo. C’è una forte presenza di simboli chiaramente pasquali nella cucina di questi giorni festa: l’agnello simbolo del sacrificio, i dolci a forma di colomba emblema della pace, e l’uovo di cioccolata o sodo decorato con disegni.L’uovo è simbolo di rinascita e fecondità ed è largamente utilizzato nella preparazione di pietanze della nostra tradizione. Nell’iconografia cristiana, è il simbolo della Resurrezione, il suo guscio rappresenta la tomba dalla quale esce un essere vivente. Secondo il paganesimo, invece, l’uovo è simbolo di fertilità: dell’eterno ritorno della vita.

Ricostruzione storiografica di Elisabetta Mancinelli email : mancinellielisabetta@gmail.com

I documenti sono tratti dall’Archivio di Stato .

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