Festival Interferenze, due giorni di grandi emozioni tra le mura del carcere

Stranezze, originalità, un luogo inconsueto e degli interpreti di certo non scontati: questo se lo aspettavano i circa 120 spettatori, tra detenuti e non, che hanno seguito il Festival Interferenze nello spettacolo “Il coraggio di stare” proposto da Electa creative arts in collaborazione con il Circuito Abruzzo Danza sabato 27 e domenica 28 settembre nella Casa Circondariale di Teramo a Castrogno.

Ma non erano sicuramente pronti all’ondata di emozione e commozione che è giunta tra le poltrone del piccolo teatro del carcere.

“Il viaggio nel bosco intricato di pregiudizi e paure inizia dall’ingresso nella struttura carceraria, col rumore sordo e prolungato dell’enorme portone che si chiude alle nostre spalle” commenta uno spettatore “siamo entrati nella terra di nessuno, in un mondo dove le regole e la vita stessa nei suoi tempi e modi ci è totalmente sconosciuta. In alto, alzando gli occhi, le mani attraverso le sbarre delle finestre e occhi che guardanol’esterno/estraneo che entra nelle loro case”.

Un’ora immersi in un racconto drammatico e allegro, a tratti oscuro ma anche pieno di speranza, una storia narrata col corpo, con gli sguardi e soprattutto col cuore dai 7 ballerini professionisti e dai 6 detenuti (Sara Pischedda Teresa Morisano, Elisabetta Bonfà, Luca Castellano, Ramona Di Serafino, Mara Cibelli, Morena Antonelli, Salvatore, Claudio, Diego, Gaetano, Marco, Achille, Raimondo)

che hanno saputo mettersi in gioco e provare a sfondare un muro di pregiudizio e di ignoranza regalando al pubblico una interpretazione vera e coraggiosa.

Lo spettacolo, ideato e coreografato da Tommaso Serratore, ricco delle suggestioni visive realizzate dal videomaker Salvatore Insana, è riuscito lì dove molte parole non avrebbero saputo e potuto: “Cosa si fa per la libertà” commentava qualcuno in sala “anche se è quella effimera di un’ora di spettacolo. Uomini grandi e grossi che ballano di fronte ad un pubblico rapito. Ma forse la libertà è proprio quella di mettersi in gioco, quella che ci porta a superare i limiti che noi stessi ci imponiamo”.

Alla fine dello spettacolo qualcuno tra i detenuti-ballerini ha voluto commentare questa esperienza, commuovendo il pubblico:

“Questo lavoro con me stesso ha saputo risollevarmi da un periodo nero della mia vita. Pochi giorni prima di entrare qui dentro ho perso mio padre e mi ero chiuso nel buio più nero. Ballare ed esprimere le mie emozioni col corpo mi ha fatto di nuovo vedere la luce”;

“Questi ragazzi (ndr i ballerini professionisti e gli autori) sono speciali, ci hanno insegnato ad ascoltare l’arcobaleno”;

“Nei giorni delle prove scendere qui in sala era per me staccare la spina e dimenticare dove mi trovo. In quelle ore mi sentivo libero, ero fuori di qui”;

“Vorrei dedicare questo spettacolo a tutti coloro che non credono che esista una seconda possibilità per ciascuno di noi”.

Il Direttore della Casa Circondariale di Teramo dott. Stefano Liberatore: “Questa esperienza, come le altre iniziative di carattere culturale e ricreativo che ci impegniamo a realizzare sono parte fondamentale di un percorso di riabilitazione sociale. Perché si riesca a proseguire su questa strada è necessario che i ragazzi che hanno partecipato attivamente condividano emozioni e pensieri positivi con tutti gli altri detenuti, innescando un meccanismo virtuoso”.

Eleonora Coccagna direttrice del Festival “ Ci sforzeremo di continuare sul percorso già iniziato, perché i risultati ottenuti con così poche ore di lavoro sono realmente strabilianti ed è socialmente importante aprire le porte di un luogo spesso dimenticato dalla nostra città. Pensiamo già ad uno spettacolo nel periodo natalizio che coinvolga ancora più ragazzi. In conclusione vorrei ringraziare, oltre al Direttore, chi tra gli operatori penitenziari ha lavorato con grande entusiasmo, impegno e dedizione per far sì che questo lavoro avesse il successo che merita: la dott.ssa Santolamazza, capoarea trattamentale, il comandante Osvaldo Vaddinelli, l’agente Antonio D’Eustacchio.”

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