Pescara, OcchioPin il 12 dicembre

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Data
dal 12/12/2016
dalle 21:00 alle 23:30

Luogo
Pescara

Categorie


copertinasLunedì  12 dicembre  – ore 21.00

“OcchioPin”
di
Laura Nardinocchi

Una città di provincia. Una società come tante altre.
Tutti credono nei medesimi ideali.
Tutti vivono in case uguali fra loro.
Tutti si vestono, si salutano e camminano allo stesso modo.
Nessuno vuole differenziarsi. È troppo rischioso.
Solo un giovane adolescente decide di provarci.
Si pone delle domande, combatte il conformismo, si ribella alle sovrastrutture in vista di un futuro migliore. Riuscirà in questo intento? Avrà l’appoggio della famiglia e degli amici? Come reagirà l’intera società?
Di tutto questo lui non ne è a conoscenza. Ma una cosa è certa.
È pronto a combattere.
È pronto a dire la sua.
È pronto ad esprimersi.
È pronto a ribellarsi.
Agendo, forse, qualcosa potrà cambiare. Forse.

Prenotazione obbligatoria al 333 8665436 – staff@centroartis.it
Ingresso € 8,00. Per i non iscritti Artis tessera spettatore € 2,00

 

di

Laura Nardinocchi

Tale progetto trae ispirazione dal libro di Fabian Negrin, “Occhiopin”, un’interessante riscrittura del classico Collodiano “Pinocchio”.
Tutto si svolge in una città di provincia. Una società come tante altre. Gli abitanti sono burattini nelle mani di un meccanismo a loro impercettibile. Vivono tutti secondo degli schemi definiti, hanno gli stessi ideali e modi di agire, lo stesso modo di camminare e di salutarsi, lo stesso modo di vestire e le stesse abitazioni. Nessuno vuole e può differenziarsi. È troppo rischioso.
Fra tali abitanti, Occhiopin, un ragazzo alle soglie dell’adolescenza inizia a porsi delle domande, dei semplici interrogativi su vari aspetti della vita. Non è un caso che a voler compiere il primo passo verso il cambiamento sia un’adolescente. Questo infatti è un momento della vita in cui si conserva l’ingenuità tipica dei bambini unita, però, al bisogno di esprimere sé stessi e di ribellarsi alle sovrastrutture, in vista di un futuro migliore.
Ma gli abitanti a cui Occhiopin pone queste domande, avendo paura di mettersi in discussione e perdere le loro certezze, reagiscono con freddezza, non ascoltandolo e rifiutandolo. Per porre rimedio al clima destabilizzante da lui creato deve intervenire la Fata, rappresentazione del capo del governo, della politica e dei sani principi. Lei dà una punizione ad Occhiopin, rendendolo un burattino, affinché lui possa imparare un’importante lezione: “L’ uomo non è capace di essere libero. La libertà lo condanna ad essere infelice”.
Occhiopin, però, continua a combattere per i principi in cui crede, andando contro l’omologazione e gli schemi precostituiti e in questa sua battaglia non viene sostenuto neppure dalle persone su cui pensava di poter contare, come i suoi amici a lui coetanei e il padre, che rifiuta l’idea di avere un figlio “diverso”. L’unica persona nella quale trova conforto e vicinanza emotiva è un barbone, che proprio come lui vive una condizione di esclusione e di emarginazione da parte della società.
Alla fine Occhiopin capisce che l’unico modo per non rinunciare alla sua libertà e tradire i suoi principi è quello di togliersi la vita.
Nello spettacolo quindi si intrecciano diversi temi: il rifiuto del conformismo, l’importanza della libertà, l’amicizia ed i rapporti generazionali, come quello fra padre e figlio.
Gli attori coinvolti sono quattro:

Leonardo Bianchi nel ruolo di Occhiopin,

Ottavia Della Porta nel ruolo della fata e dell’abitante

Andrea Baldoffei nel ruolo del Padre, dell’abitante e di uno dei due amici di Occhiopin

Francesco Sannicandro nel ruolo dell’abitante, della coscienza e dell’altro amico di Occhiopin.
Il ruolo del barbone è interpretato dal compositore e bassista Francesco Gentile

che suona dal vivo durante lo spettacolo, partecipando attivamente a ciò che accade sulla scena. Importante, per gli attori, è il lavoro con la musica che si intreccia con il lavoro sulla realizzazione di partiture fisiche e ritmiche.
La drammaturgia da me scritta viene arricchita, durante le prove, grazie ad un lavoro di scrittura scenica con gli attori e da materiale proveniente da fonti letterarie, come opere di Pasolini e di Dostoevskij, e iconografiche.
La scena, praticamente vuota, vede a terra del granulato di sughero, utilizzato, nel finale, per la sepoltura di Occhiopin. Sullo sfondo si trovano le quattro sedie degli abitanti, rappresentazioni delle loro stesse dimore. Dietro ogni sedia una piccola lampadina fissata sullo schienale viene accesa e spenta in base a quando gli abitanti si svegliano e vanno a dormire. Oltre all’utilizzo di queste 4 lampadine la scena è illuminata con almeno otto proiettori, regolando e modificando l’intensità luminosa in base alla temperatura della scena e usando una gelatina calda per gli ambienti interni, in modo che si differenzino dal mondo esterno.
Infine, per quanto riguarda i costumi, tutti sono vestiti allo stesso modo, per indicare il fatto che tutti gli abitanti seguono la stessa moda, in quanto vogliono uniformarsi gli uni agli altri. Per sottolineare tale aspetto i costumi sono il risultato di un portare all’eccesso quelli che sono i canoni della moda di oggi: camicie con taschino e con colletti alzati e pantaloni con grandi risvoltini.
I giovani adolescenti sono distinti dagli adulti perché indossano un grembiule, che identifica l’uniforme, l’essere tutti uguali. Per quanto riguarda gli attori che interpretano un doppio ruolo questi, quando interpretano la Fata in un caso e il Padre nell’altro, aggiungono ai loro abituali abiti da abitanti degli elementi e degli oggetti, in modo che il pubblico possa distinguere tali personaggi dai normali abitanti.
Concludo scrivendo ciò che mi piacerebbe suscitare negli spettatori attraverso tale spettacolo: vorrei che il pubblico ridesse e si emozionasse, ma che poi, uscito dalla sala si facesse delle domande a cui purtroppo nessuno sa ancora dare una risposta ma, a mio avviso, come quanto esposto tramite tale lavoro, solo facendosi delle domande ci si può mettere in discussione potendo così cambiare sé stessi e forse anche la società che ci circonda.

Artis Scuola di Teatro di Pescara dal 1999

Via del Santuario, 160 – 65125 Pescara

0854151817 – 3921028423 – staff@centroartis.it

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