I Musulmani non conoscono il concetto di Perdono. I Cristiani vivono il perdono per scontare il senso di colpa del Cristo in Croce

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Data
dal 11/05/2016
dalle Tutto il giorno

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di Pierfranco Bruni

Questa sera ho ascoltato Messa. Ho dialogato con il Santo che mi guida da generazioni di misteri. Il Santo di Paola. Cerco di prepararmi per una mia conferenza sulla Chiesa tra Oriente e Occidente ed ho sempre bisogno di lui, come mi diceva mia madre. Mi rendo sempre più conto che il cristiano ha un compito che gli altri uomini appartenenti ad altre fedi non hanno nel loro cammino. È quello della Croce che diventa rivoluzione di Luce.

La Croce di per sé è perdizione, è calvario, è morte. entro nel merito di una eresia teologica ma non mistica.

Il superamento della Croce è rivelazione. Cristo sino a quando sta in Croce è uomo tra due uomini. Soffre come gli uomini. Sanguina come tutti gli uomini. Ma quella Croce, nessuno saprà fino a quando si vive il Calvario, diventerà il simbolo della salvezza, della redenzione, della rivelazione. Il vero mistero si compie quando Cristo pronuncia le ultime parole.

Viene slegato dalla Croce e schiodato perché è morto o meglio è considerato morto.

Quando avviene la trasformazione vera del Cristo? Il quale diventa sangue di tutti e anima e assenza di fisicità per diventare spirito e nella consacrazione simbolo della sua carne…

La trasformazione di Cristo in Assoluto avviene nel momento in cui riappare alla Maddalena e riappare agli Apostoli.

Per tutti fino a quando resta in Croce è un corpo morente, è un corpo fisicamente morto e abbandonato e sepolto. Ma perché anche quando viene portato nella tomba vengono lasciate le guardie come sentinelle? Di cosa si ha paura? Si ha paura che il corpo venga trafugato? E anche se venisse trafugato sarebbe sempre un cadavere.

Ma i Romani non credono tanto al concetto di profanazione di una tomba come simbolo o come richiamo di Redenzione. Il loro timore è quello che un cadavere possa assurgere a simbolo? Ciò però richiama un intreccio con altre culture.

In quel tempo i seguaci di Cristo sono pochi e ben controllati e ancora non vengono affatto creduti rivoluzionari delle anime, di Anime. C’è qualcosa che turba i Romani e non solo loro, ma anche i Giudei, e che diventa persistente.

Ho visitato città e cimiteri d’Oriente. Sono passato dalla Croce sulle tombe alla mezza luna. La Luna dei Musulmani è una falce. Non è il simbolo soltanto della luce nel cielo, è anche un simbolo di morte come io interpreto il Durer del Cavaliere e la morte. Maometto è come ordinasse, comandasse, minacciasse. Cristo no! Cristo cerca il dialogo, il perdono, la carità nella misericordia. Non sono uguali le religioni e la loro distinzione non sta nell’Essere unico o trinitario.

Nella storia della Chiesa cattolica di questi anni due documenti restano un’indicazione: i Discorsi di Benedetto XVI. Quello di Ratisbona nel 2006 e quello pronunciato due anni dopo in Francia. La difesa della cristianità è la defesa del Popolo in Cristo.

Le parole di Cristo hanno inciso nel cuore del popolo un linguaggio che fino a quell’epoca non si conosceva. Il linguaggio del perdono, della misericordia, della conversione.

Infatti il primo e vero continuatore, sul piano del messaggio di una storia oltre la teologia non è Pietro, che si porta dentro il rimorso, il concetto del rinnegamento nel momento in cui c’era il bisogno di identificarsi in Cristo perseguitato e in Cristo crocifisso, bensì Paolo.

Paolo sconta tutta la sua ribellione e soprattutto la morte di Stefano proprio sulla strada per Damasco. Cristo non interviene per sé su Paolo, ma per il suo Popolo. Lo abbaglia e quell’abbaglio diventa luce che si trasforma in Grazia.

Sulla strada per Damasco avviene il secondo e profondo miracolo per il popolo dei cristiani e per le comunità che stanno per costituirsi. Il primo era avvenuto dopo essere asceso al cielo ed essere tornato come evento rivelante.

I due “fatti” sono incomprensibili se non si riescono a legare.

Il Cristo in croce che è Uomo e schiodato si libera della sua fisicità per diventare spiritualità e le ombre e la luce che abbagliano Paolo per portarlo verso la Grazia. Due aspetti che hanno come base di fondo la misericordia e il perdono.

Il cristiano ha, dunque, il compito di vivere quotidianamente il simbolo della Croce e di vivere la rivelazione come mistero miracolato. Mistero Miracolato. Già, perché fino a quando resta soltanto mistero non può essere linguaggio decifrato pienamente.

Nel miracolato non può esistere alcuna ricerca di spiegazione. Perché Cristo non è spiegazione, non è ragione. È semplicemente Fede. L’uomo, come ha ricordato Benedetto XVI, ha bisogna della ragione in quanto uomo, ma in quanto uomo cristiano vive di Fede.

I Musulmani non conoscono il concetto di Perdono. Il Corano non lo raccoglie sia come metafisca sia come religione sia come filosofia. I Cristiani vivono nel Perdono perché vivono nel senso di colpa del Cristo in Croce. I Tibetani non vogliono arrivare al Perdono e pronunciano il segno Illuminante prima di poter commettere colpe e vivere di senso di colpe.

È qui la differenza con le altre religioni e non solo nel concetto della trinità o dell’unità di Dio. Gesù è figlio di Dio perché è la rivelazione del perdono, perché è l’incarnazione della misericordia, perché è Uomo redente.

Il cristiano che segue Cristo non è teologia. È mistero ma anche superamento. Ecco perché il vero continuatore è chi ha visto le tenebre toccandole e ciò che credeva fosse bellezza, grandezza, ricchezza al cospetto della luce è diventato nulla, e si è impossessato dell’unico strumento possibile: la parola, la parola per raccontare come il Mistero è vita Rivelante.

Mi riferisco nuovamente a Paolo.

Il cristianesimo ha questi due porti saldi: Gesù e Paolo. Due uomini in un cammino di fede. Forse è proprio questo ciò che temono coloro che ben conoscono il viaggio cristiano.

Oggi è necessario riconsiderare il mistero di Cristo e il cammino di Paolo. È impensabile comprendere il perdono senza l’amore tra Gesù e la Maddalena. È impensabile comprendere il Mediterraneo senza il viaggio di Paolo.

Sono i modelli antichi di una storia salvifica dentro la cristianità che non ha bisogno di teologia ma di mistero.

La Croce non può essere superata? Ma diventa rivelazione con il Cristo camminante. Paolo ci conduce dove Cristo avrebbe voluto portarci con mano. Il Vangelo di Luca è uno snodo fondamentale nella comprensione dei popoli che si fanno Popolo di Dio.

Sono stato nella Chiesa dei Minimi. Ho guardato a lungo lo sguardo di San Francesco di Paola. Il taumaturgo nella santità. Questo Santo che dalla Calabria ha disegnato l’Europa ed è morto in Francia. Come è profetica la sua vita!

Francesco di Paola conosceva bene il mondo islamico. Come Paolo. Santi che hanno saputo legare la Ragione come Intelligenza e la Fede come Profezia.

Domani ritornerò in Chiesa per osservare ancora una volta lo sguardo del Santo di Paola. Ho rispetto per la Moschea ma non è nel mio cammino.

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