L’Aquila, concerto Ensemble Mare Nostrum il 4 dicembre

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Data
dal 04/12/2016
dalle 18:00 alle 20:00

Luogo
L'Aquila

Categorie


emn_gonf-copiaIn concerto a L’Aquila domenica 4 dicembre all’Auditorium del Parco, con inizio alle ore 18, si esibisce l’Ensemble romano Mare Nostrum diretto da Andrea De Carlo, uno dei gruppi più originali, altamente specializzato nella riscoperta dei tesori nascosti del barocco romano, in particolare per la figura di Alessandro Stradella. Ospite regolare della Società Aquilana dei Concerti “B. Barattelli” Andrea De Carlo si propone in questa occasione nella veste di violista e direttore del gruppo fondato nel 2015, con la caratteristica del “consort” di viole per l’esecuzione di composizioni dedicate a questa formazione formata da artisti di livello internazionale: i violisti François Joubert-Caillet, Amélie Chemin e Sarah Van Oudenhove, ai quali ai aggiunge l’artista spagnolo Daniel Zapico, uno dei più noti suonatori di tiorba.

L’Ensemble gode inoltre di una collaborazione importante, quella del soprano Nora Tabbush, argentina di nascita ma formatasi e specializzata in Italia e in Europa sullo stesso repertorio barocco. Il programma proposto ha per titolo “N’ésperez plus mes yeux” collegandosi al brano del compositore Antoine Boesset (1586-1643). Oltre ai celebri autori come Couperin o Charpentier si ascolteranno opere di altri meno noti, ma rappresentativi della cultura europea del ‘600 e del ‘700, come Eustache Du Caurroy (1549-1609), Pierre Guedron (1570-1620), Michel Lambert (1610-1696), Etienne Mouliné (1599-1676) Henry Du Mont (1610-1684) Pierre Gue Pierre Guedron (1570-1620) ed altri. Un concerto raffinato che restituisce una atmosfera tutt’altro che antica e la testimonianza di un passato musicale poco conosciuto, che ancora oggi può suscitare grandi emozioni e che fa conoscere al pubblico le straordinarie qualità della viola, strumento particolarmente adatto alla polifonia, in grado di avvicinarsi alla voce umana nel riprodurre la forma, il ritmo e gli affetti della parola.

“Allora, come in un gioco di specchi – dice Andrea De Carlo – si è deciso di alternare brani strumentali con altri in cui la voce si fa a sua volta strumento, guidando gli archi nell’universo complesso della poesia fino quasi a fondersi e confondersi con loro”.

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