I popoli e Dio

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Data
dal 05/05/2016
dalle Tutto il giorno

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di Pierfranco Bruni

Non ci sono popoli di Oriente e di Occidente. Ci sono i Popoli! I popoli che sanno condividere senza mai chiedere sono nella Misericordia. I popoli che ascoltano e non giudicano sono nella Misericordia. I popoli che non dividono chi ha torto da chi ha ragione e non si appellano alla storia sono nella Misericordia. L’uomo che comprende da un solo sguardo la tristezza dell’altro e sa percepire il suo dolore senza chiedergli parole è nella Misericordia. L’uomo che sa restare in silenzio mentre tutti lo criticano e osserva soltanto con malinconico amore sa cosa è la Misericordia.

L’uomo che ha perso tutto e vive di solitudine e non si dispera affidandosi a Dio e credendo nella Provvidenza è nella Misericordia.

La Misericordia è oltre una questione prettamente religiosa. Si innerva in una antropologia dell’Umanesimo. Quando una civiltà perde la sua identità crollano i principi fondanti che hanno reso uno stato di cose Civiltà. Quando un popolo si addormenta o si distrae non esistono più le possibilità di pensare ad un futuro. Quando una società si lascia lacerare dalla provvisorietà ogni possibilità di speranza smette di essere considera tale.
Viviamo sul filo del precipizio. Ma nessuno di noi conosce il mestiere dell’equilibrista.
Siamo comunque degli acrobati in un circo di arroganti.

Nella storia dei popoli la presenza di San Paolo è fondamentale. Bisognerebbe rileggere le sue Lettere per comprendere la necessità dell’incontro tra i diversi Mediterranei. I suoi viaggi hanno indicato i mediterranei inclusivi e per Mediterraneo intendeva non una geografia soltanto, ma un pensiero e un luogo profondo della cristianità.
Il Dio che è Mistero e Grazia. Così San Francesco di Paola nel suo percorrere i mari legandoli con un mantello. Una metafora che è inclusione e mai divisione.
Il suo raccogliere i popoli e le lingue è nella cristocentricita’ di un messaggio che pone al centro la carità. Lega il Mediterraneo alle Europe. Dalla terra di Calabria alla Francia.
Paolo e Francesco restano contemporanei tra noi contemporanei. Sono Santi il cui pensiero appartiene a quei popoli che non devono e non possono separare identità civiltà e cristianità.

Il problema si pone tra l’identità ontologica dei popoli e l’antropologia della Misericordia. Infatti i popoli non esercitano più una autonoma manifestazione per testimoniare e rivendicare una identità di valori e una eredità di storie e idee. Vengono compromessi nelle dittature invisibili di una economia che non ha e non fa mercati ma impone processi di sviluppo e di sottosviluppo.
È una maniera per controllare soprattutto le politiche internazionali.
Una volta l’Occidente faceva l’Occidente e così l’Oriente. Oggi si vive un trasferimento di geo-politiche. La confusione crea disperazione e si governa con l’incapacità della presunzione.
Tra non molto ciò che resta dei popoli come memoria sarà soltanto cenere. Bisognerebbe che il Dio dei popoli intervenisse. O ci concede ancora uno spazio di tempo per permetterci di vivere in un libero arbitrio?

Io parto da una certezza. Non da una “credo che…”. Dio c’è. Dio c’è sempre. I popoli non possono vivere senza Dio. Vivrebbero senza una coscienza. Ma è la coscienza della conoscenza nella consapevolezza e del mistero nell’invisibile che rende i popoli civiltà nella metafisica del viaggio tra le epoche.
Senza Dio saremmo tutti dei provvisori nella impossibilità di vivere una eredità e di abitare una speranza. I popoli sono civiltà perché hanno una storia che intreccia la memoria, ovvero il vissuto, con la speranza, ovvero la Provvidenza. L’intreccio è un dialogare tra il senso mistico e il destino.
L’Oriente e l’Occidente sono terre di religioni e di etnie. Sono lo spazio dove il Mediterraneo ha parlato agli uomini di antiche appartenenze. Sono l’orizzonte che non ha segnato limiti ma ha definito confini.
Le civiltà scomparse sono macerie le cui rovine dialogano con i morti e i morti sono ancora più presenti. Ecco il Dio che si dichiara. I morti non smettono mai di accompagnarci.
Noi siamo fatti della loro assenza e della loro presenza.
Dio non è religione. Dio è il sempre che c’è quando avvertiamo la nostra assenza. Quando i popoli sono sradicamento. I popoli non possono vivere senza la sua presenza e la sua assenza.
A volte si nasconde e le civiltà immediatamente si negano e si perdono.
Questa è la grande angoscia la grande tristezza la grande agonia. Non è una scommessa o una sfida. Dobbiamo pensare di vivere la certezza che Dio c’è!

Perché questa certezza e perché questa posizione? Scontiamo colpe peccati tentativi di rivincite rancori ire di secoli di epoche. Non amiamo abbastanza.

Non sappiamo amare come si dovrebbe amare. Anche se l’amore non finisce mai come mi ha insegnato Paolo. Anche se la carità vive dentro il cuore e lo spettacolo della vita è sorprendente nei dolori nelle gioie nelle disarmonie nelle solitudini.

L’amore non finisce. Ma non sappiamo raccoglierlo offrirlo abitarlo custodirlo.

Siamo stati assenti quando dovevamo essere presenti.

Siamo stati assenti quando è stato chiesto di fare compagnia con le parole con l’attenzione con la fedeltà.

Siamo partiti quando invece dovevamo restare.

Siamo rimasti in viaggio quando ci è stato chiesto di fermarci.

Siamo stati in silenzio quando dovevano regalare un gesto.

L’amore non finisce. Ma è sempre stato un amore manchevole.

Non abbiamo amato al momento giusto.

Non abbiamo raccolto i segni di una richiesta di carezze.

Siamo stati fermi e non siamo stati attenti nel regalare un bacio un perdono.

Ecco perché a volte ci sentiamo persi smarriti disordinati.

Il disordine non è una confusione.

È una sconfitta. L’ordine è un’illusione. La perfezione è un’alchimia lacerata.

Abbiamo sempre più bisogno di Dio.

Non dobbiamo cercarlo.

Lui sa.

Lui ci conosce.

Lui non è mai straniero.

Siamo noi ad essere estranei.

Dio ci osserva.

Ci ascolta. Ci segue.

Ci vede.

Noi cosa seguiamo cosa ascoltiamo cosa vediamo…

Bisognerebbe ricostruire non solo il tetto o cambiare lucchetto.

Dovremmo avere il coraggio la forza l’amore di ricominciare dalle fondamenta della capanna e ripiantarla.

Scavare. Non fermarci.

Ridare un senso.

Abbiamo bisogno di Dio.

Dio ha bisogno di noi.

Dio ci osserva.

Amiamo soltanto.

Senza distrarci.

I popoli ormai hanno bisogno di trovare una sicurezza dal punto di vista ontologico, metafisico, religioso, culturale. Ciò è possibile trovarla soltanto nella certezza di un Dio esistente. Visibile e invisibile. Ma certo. La certezza di Dio è la certezza che noi ci siamo qui e in ciò che sarà da invisibili. Soltanto attraverso questa Idea Maometto e Gesù possono ritrovarsi.

Nel momento in cui avverrà il loro incontro, come ci insegna il Dalai Lama, le civiltà si salveranno, i popoli invieranno la tradizione nelle culture, e le eredità trasmetteranno amore.

Una civiltà dell’amore non può essere illusione, ma occorre crederci. Le vie che percorriamo dobbiamo viverle con l’Illuminazione e coscienza. Gli uomini formano i popoli. Noi credenti, sciamani, illuminati facciamo in modo di far parlare i popoli nel nome di Dio!

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