CAMPLI: DALLA SCALA SANTA ALLA NECROPOLI DI CAMPOVALANO – PROSPETTIVE DI TUTELA E VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO il 16 luglio

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Data
dal 16/07/2016
dalle Tutto il giorno

Luogo
Campovalano

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L’idea di proporre una giornata di studi sul tema dei beni culturali di Campli e del suo territorio nasce da diverse motivazioni. In primo luogo, nell’anno giubilare, in un centro storico ricco di testimonianze monumentali legate in particolare all’edilizia liturgica, come ad esempio la notissima Scala Santa, sembrava opportuno che la Soprintendenza Belle Arti e paesaggio dell’Abruzzo presentasse un evento legato alla conservazione del patrimonio artistico locale e a buone pratiche di recupero del patrimonio edilizio storico, anche con finalità di sviluppo economico-sociale.

In questa direzione, la condivisione dell’organizzazione della giornata di studi con diversi enti territoriali, dalla Regione Abruzzo al comune di Campli, dall’Università degli studi “G. d’Annunzio” al BIM (Consorzio dei Comuni del Vomano e Tordino) fino all’ordine degli Architetti di Teramo, al collegio dei Geometri di Teramo e alle associazioni culturali locali, rientra in una politica di valorizzazione che la Soprintendenza diretta da chi scrive ha sollecitamente intrapreso nell’ultimo periodo e che ha offerto già diversi risultati tangibili sul territorio regionale.

Il denso e articolato programma previsto nella giornata del 16 luglio è stato concepito nell’ottica di trattare i diversi campi afferenti ai beni culturali: quello storico-artistico in riferimento ai beni mobili di cui Campli è ricca; quello archeologico in merito alla presenza del sito della necropoli di Campovalano; non ultimo quello del centro storico e della sua notevole edilizia diffusa, che richiede oggi più che mai una forte azione di recupero e rivitalizzazione.

Le proposte a corollario del convegno – visita guidata del centro storico di Campli, mostra fotografica del borgo ed esposizione di una valida tesi di laurea su di un bene specifico quale il convento di San Bernardino – puntano anch’esse a stimolare la partecipazione non solo di addetti ai lavori, ma anche e soprattutto della collettività camplese.

E’ convinzione infatti di questa Soprintendenza che un nuovo corso nel recupero dello straordinario patrimonio culturale d’Abruzzo possa partire solo dal coivolgimento dei cittadini in quanto se è vero che sono i fruitori principali dei beni culturali pubblici, come chiarisce già nei principi generali all’art. 1, il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, al tempo stesso sono chiamati dallo Stato a garantirne la conservazione e il godimento pubblico con azioni continue di manutenzione e corretta valorizzazione.

Il caso specifico di Campli costituisce un esempio significativo di beni culturali inseriti, se si guarda anche al suo territorio, in un contesto paesaggistico di sublime bellezza, che va per questo strenuamente salvaguardato. E per farlo è appunto indispensabile mettere in campo strumenti concertati di tutela e di ulteriore valorizzazione, attraverso opere di salvaguardia dei beni e del loro contesto paesaggistico, che ne preservino la lettura complessiva e creino al contempo le migliori condizioni di fruizione, anche di quella turistica. E.. appuntamenti come quello della giornata di studi su Campli rappresentano un momento fondamentale in questa direzione, perché permettono la condivisione di interessi comuni da parte dei diversi soggetti pubblici che concorrono ad assicurare e sostenere la conservazione del patrimonio culturale, costituito, come recita il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, dai beni culturali e dai beni paesaggistici.

Un grande ringraziamento va da parte mia a tutti gli organizzatori dell’evento e alle Istituzioni presenti alla giornata di studi, ai relatori e agli addetti ai lavori.

Un grazie particolare va ai funzionari della Soprintendenza che hanno lavorato alla riuscita dell’iniziativa e a chi, da esterno alla struttura, ne ha curato il cordinamento e l’organizzazione complessivi, chiaro riflesso di quel grande attaccamento ai propri luoghi, che dimostra come alla base della conservazione di un territorio sia davvero necessario, in primo luogo, che la collettività che lo vive vi si riconosca pienamente.

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