Contronatura. Il caos climatico di Alfredo Fiorani

Perché il clima dovrebbe interessarci? In Italia c’è una scarsissima percezione delle problematiche legate al clima. Raramente si parla ad esempio della politica che sottende alcune scelte fatte dai governi in campo energetico e ambientale. Quando sono approvate proposte o certe leggi raramente ci si chiede: in vista di quale futuro? Vengono approvati sistemi di norme o fatte scelte di politica ambientale senza che vi sia nell’opinione pubblica alcuna reale coscienza degli effetti derivanti dalle loro applicazioni. Non c’e una chiara, solida e diffusa coscienza sui problemi che investiranno le prossime generazioni.

Ben strana questa situazione se si parte dalla considerazione che, secondo gli esperti, saranno proprio le fasce sub tropicali a risentire maggiormente dei rapidi e sostanziali cambiamenti climatici. Saranno proprio le aree mediterranee a dover affrontare le maggiori difficoltà.

In America, negli ultimi anni, soprattutto in conseguenza di alcuni eventi di natura catastrofica (uragani, incendi, ecc.) si è rapidamente diffusa una profonda consapevolezza circa la natura politica e civile delle scelte fatte in campo ambientale ed energetico.

Fino a venti anni fa, non si parlava di clima e gli scienziati non erano ancora in grado di affermare con certezza che le mutazioni climatiche registrate fossero dovute all’azione diretta dell’uomo. Solo nel 1996 e precisamente dal terzo rapporto IPCC, si comincia a discutere e a divulgare quanto e come  l’uomo abbia potuto incidere sulle condizioni di equilibrio del clima.

Ora, ci chiediamo: Esiste la reale possibilità di decidere del nostro futuro? “ Se non si riescono a disciplinare i furbi, nessuno contribuirà più al bene pubblico” (Ernst Fehr). Occorre affermare con forza l’importanza di creare o riscoprire negli individui la coscienza del “bene collettivo” per uscire dalla dimensione dell’interesse personale, del bene individuale ed egoistico che si traduce poi in un sostanziale disinteresse per i problemi che investono la socialità. Non cambieremo gli scenari ipotizzati se non contribuiremo alla formazione di una coscienza sociale che segni l’equilibrio tra gli interessi personali/nazionali.

Lo sviluppo della coscienza sociale diventa l’espressione di una più alta reciprocità e razionalità umana, il fondamento di un’efficace politica ambientale.

Oramai le questioni ambientali riguardano l’intero pianeta: nessun Paese può sentirsi immune. Ciascuno in misura diversa dovrà dare il proprio contributo alla formazione del principio di sostenibilità. Tutti e a tutti i livelli dovranno sentirsi consapevoli e responsabili. I mezzi di comunicazione di massa, insieme con le organizzazioni ambientaliste, rivestiranno un ruolo fondamentale nella formazione e sensibilizzazione di una coscienza ecologica, focalizzando punti nevralgici: previsione, osservazione, soglie critiche ed innovazione. La concertazione di tutto ciò contribuirà alla costituzione di politiche di mitigazione e adattamento.

EuropaEdizioni (Roma, 2014) – € 15,90

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