Chieti, stagione di prosa del Teatro Marrucino: Il malato immaginario il 19 e il 20 marzo

Arca Azzurra Teatro mette in scena “Il malato immaginario” di Molière al Teatro Marrucino di Chieti, sabato 19 marzo alle 21,00 e domenica 20 marzo alle 17,00 per l’adattamento, ideazione spazio e regia di Ugo Chiti. Con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Gabriele Giaffreda, Elisa Proietti. Le luci sono di Marco Messeri, le musiche di Vanni Cassori e Jonathan Chiti.

La Compagnia incontra Molière e il suo “Malato immaginario” con spirito aperto e disponibilità piena oltre che con rispettosissima umiltà, ma anche con l’entusiasmo verso un testo, un intreccio ricchissimo e di un’attualità quasi disarmante, verso una di quelle rare commedie divenute ormai qualcosa di più di un classico, di fronte a personaggi diventati veri e propri archetipi. Dire che Il malato immaginario, come tutti i classici, parla apertamente all’oggi è quasi una banalità, ma certo l’ossessione ipocondriaca di Argante, la sua bulimia medicinale ci sembrano paradigmatiche di atteggiamenti apertamente contemporanei, come del resto la sua vulnerabilità ai raggiri degli esperti e dei dottori, che sono senza dubbio caratteristica della nostra società, nella quale abbondano millantatori e maghi, ma dove i rimedi sono spesso peggiori dei mali. E se la nostra storia è la dimostrazione stessa dell’assunto edoardiano che “gli esami non finiscono mai” ci accingiamo a quest’ennesima prova, forti dell’esperienza fatta attraverso le messe in scena delle riscritture di Ugo Chiti, che ci guideranno, in questa occasione, mediando tra la necessità di restituire la grande commedia molieriana nella sua integrità e l’esigenza di giocare attraverso i suoi personaggi una partita vicina alle nostre corde più popolari e radicate, in un territorio teatrale dalle forti connotazioni linguistiche e poetiche.

«Il Malato Immaginario – spiega il regista Ugo Chiti – è l’ultima irridente commedia di Molière (la morte lo coglierà dopo una recita siglando una specie di assoluta irripetibile metaforizzazione del ruolo attore-autore). Farsa-commedia, intrisa di realismo dove i personaggi si muovono sulla ritmica dell’intreccio comico occhieggiando alla “commedia dell’arte” senza tralasciare, dietro il risibile, quella seconda lettura d’ombra che lascia intuire la natura più sinistra di figure inquiete; caratteri teatrali che sfiorano il tragico con un ghigno divertito di maschere comiche. Adattamento e regia cercano questa doppia ed obliqua lettura, necessaria in un testo “contaminato” da molteplici segni teatrali dove, a differenza, per esempio, dell’assoluta “purezza” drammaturgia del Misantropo, convivono insieme pantomime metafisiche ed amare riflessioni sulla natura dell’uomo».

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