Chieti: per Tabula Fati Marco Iacona scrive “C’era una volta una generazione”

“Eroi e idoli popolari nei fumetti, al cinema, alla radio e in TV”,
con la presentazione di Franco Ferrarotti

C’era una volta una generazione nata nel cuore dei Sessanta ed entrata nella maggiore età negli Ottanta. Una generazione che per un ventennio – distribuito nei quattro lustri Settanta-Ottanta – riuscì a sognare ascoltando la radio, accendendo la TV, andando al cinema e divorando fumetti d’ogni genere e provenienza: da Braccio di Ferro al Comandante Mark, da Cucciolo a Guerra d’eroi.
Una generazione americana – non al debutto – che apprese valori e modelli direttamente dal Nuovo Mondo. Ma che bevve dai pozzi delle filosofie cinogiapponesi e lesse e rilesse i long sellers sparsi per le vie d’Europa. Allenandosi per la prima volta alla globalizzazione dei gusti.
Questo volume raccoglie venticinque interventi per non dimenticare vita e avventure di questo e quel personaggio: tipi e tipe realmente esistiti o frutto della fantasia di un uomo di penna. Una combinazione magica di cultura e divertimento come non sarebbe più apparsa. Il pianeta dei giovani profetizzato da Charles Monroe Schulz, per lungo tempo e a portata di mano.

Chieti,
Edizioni Tabula Fati,
Pagg. 160 – € 12,00

Tel. 0871 63210
0871 561806
Fax 0871 404798
Cell. 335 649 9393

 

INTERVISTA A FRANCO FERROTTI

Franco Ferrarotti ce l’ha con gli idioti. Come quelli in fila per l’i-Phone 5. «Idioti nel senso profondo, che è quello di prigionieri di un meccanismo». È grazie a questi, in fondo, che il cosiddetto mondo degli esperti pontifica e determina sempre di più sulle nostre vite. Davanti a questo Ferrarotti – che non è solo uno dei maggiori sociologici contemporanei, ma è un cittadino preoccupato degli effetti di questa perdita di autodeterminazione nella vita di ciascuno – con il suo ultimo libro “Un popolo di frenetici, informatissimi idioti” (Edizioni Solfanelli, pagine 104, euro 9) mette in guardia tutti, dipendenti dal web, educatori, politici: «È una guerra tra due “logiche”. Solo la lettura e la memoria ci salveranno.»

Professore ci può spiegare intanto che cosa intende per guerra tra due logiche?
«Ci sono due logiche nel mondo oggi che si contendono la lealtà, l’attenzione e i denari degli esseri umani: da una parte la logica della lettura, dall’altra quella dell’audiovisivo. La logica della lettura, che è quella con cui siamo cresciuti, è analitica, una parola dopo l’altra. Poggia sulla responsabilità. Ed è faticosa.»

L’altra?
«È quella dell’audiovisivo. Si basa sull’immagine sintetica e non sul significato analitico, quindi offre l’immagine preconfezionata. Sa che cosa fa colui che “guarda” un programma televisivo, oppure vive appiccicato come un inerte allo schermo con Facebook?”

Ce lo dica.
«Niente. Accetta un’immagine sintetica senza averla lui stesso costruita. Quindi cade vittima di una sorta di incantamento ipnotico. E, si noti bene, questo incantamento è schiacciato sul presente, sull’immediato, ignora l’antefatto. E noi senza l’analisi critica del passato non possiamo comprendere il nostro presente, e senza ciò non c’è alcuna possibilità di progettare il futuro.”

La vulgata intende proprio il contrario: il web come moltiplicatore di occasioni.
«Nel momento in cui si è bombardati di dati? L’eccesso di informazioni deforma, fagocita, paralizza. L’eccesso di informazioni crea un chiasso interiore per cui l’individuo così bombardato, “arricchito” di stimoli, non è più in grado di costruire una sua tavola di priorità, la distinzione tra ciò che conta, ciò che conta meno, ciò che non conta affatto.”

Qual è il risultato?
«Noi rischiamo di avere un popolo di idioti. Che non è un insulto, perché in effetti sono così legati e così fagocitati dalla ricchezza delle informazioni, che queste invece di arricchirli li paralizzano e li irretiscono. L’idiota è colui che è prigioniero del luogo in cui si trova, irretito nella “rete” che lui stesso si è costruito.”

Ce lo può descrivere l’idiota tipo?
«È frenetico. Oggi il giovane clicca bene, sa tutto delle macchine elettroniche, però non è più capace di concentrazione su un tema preciso. In lui tende a prevalere l’emotività sulla capacità di ragionamento. L’emotività significa vivere sulla base di labili stati d’animo e quindi non essere in grado di resistere alla manipolazione psicologica. Ed è proprio questa manipolazione che oggi si fa strada. E persino politicamente è un fattore di asservimento tremendo.”

In che senso?
«Basti pensare alla situazione americana. Il “grande duello” fra Romney e Obama non si basa sulle idee, sulle possibili alternative: piuttosto sono confronti di impressioni, di facce, di immagini, della rapidità nella risposta qualunque risposta sia. Questo è davvero un momento da considerare seriamente.”

A chi giova questo?
«Quando io leggo di file chilometriche di appassionati dell’i-Phone, gente che dorme all’addiaccio aspettando per il giorno dopo di potere finalmente acquisire questo aggeggio, bene di fronte a questi fatti, di fronte a una martellante, costosissima pubblicità, sa cosa penso? Che dietro la vittoria dell’audiovisivo sulla logica della lettura ci sono interessi economici colossali. Basti pensare che il bilancio di Apple è superiore ai bilanci di parecchi Stati.”

questo punto governare secondo la “logica dell’emergenza”, vuoi che sia quella dello spread o quella del terrorismo, rientra perfettamente in questo schema.
«Non solo. Noi oggi siamo governati in base a sensazioni. In base ad allarmismi. Siamo come la rana di Galvani. Siamo, in sostanza, elettrizzati se non condannati ad essere vittime di una costante sollecitazione dei nostri nervi a scapito del nostro cervello.”

Mi ha colpito un passaggio del suo libro: quando sostiene che ci stanno rubando la memoria…
«Ci fanno vivere in un presente eterno. La perdita della memoria è molto grave. Purtroppo la memoria anche nelle scuole viene considerata una facoltà desueta. Perché oggi quando ho qualcosa da ricordare lo metto su un file del computer…”

Oppure lo cerco su Google…
«Già. Un motore di ricerca. Ma io mi domando: sono motori di ricerca o motori di idiozia? Perché il punto è: nel momento che io ho delegato alla macchina la mia memoria il rischio dell’oblio è dietro l’angolo. La vittoria dell’audiovisivo, insomma, appiattisce. Si tratta allora di evitare che attraverso la perdita di memoria emerga un’umanità che fa l’uovo tutte le mattine delle stesse dimensioni.”

È molto preoccupato.
«La vittoria dell’audiovisivo sull’attenzione dei giovani è un problema pedagogico, politico, di prim’ordine. Ci sono, come i crimini di guerra, anche i crimini di pace: oggi coloro che lasciano soli i giovani come dei tuberi davanti allo schermo non esito a definirli criminali.”

Se dovesse vincere la “Società del Web”?
«Saremo un’umanità modello Findus. Avremo tutto precotto. Saremo serviti, ma anche asserviti. Una società, appunto, di frenetici, informatissimi idioti.»

Chi è Franco Ferrarotti, è nato a Vercelli nel 1926, è un sociologo italiano. Intellettuale poliedrico, oltre ad essere stato tra i principali protagonisti della istituzionalizzazione della sociologia in Italia negli anni ’50, ha avuto un’esperienza come deputato della Repubblica Italiana ed ha poi seguito la carriera accademica che si è conclusa raggiungendo il ruolo di professore emerito di sociologia alla Sapienza di Roma

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