Chieti, Festival Teatrale dall’11 al 13 dicembre

11-12-13 Dicembre _ Festival Teatrale a Palazzo Lepri (Chieti)

L’11, 12 e 13 dicembre si terra a Palazzo Lepri la Rassegna Teatrale in collaborazione con Palazzo Lepri, Re.Te residenze Teatrali, Teatri OFFesi, Errori di Trasmissione e Belelà Associazione.

 

INGRESSO LIBERO

Possibilità di cenaperitivo o cena su prenotazione —> www.palazzolepri.it

 

PROGRAMMA:

11 dicembre LA REPUBBLICA DEL NASO di Teatri OFFESI-Belelà h21:00

 

12 dicembre CALA DELLA VERGOGNA da uno studio de “Il sogno” di August Strindberg di Teatri OFFesi h21:00

 

13 dicembre debutto RADICI di Re.Te e Belelà h19:00 – FRIDA KAHLO LA RIVOLUZIONARIA di Errori di Trasmissione h21:00

 

LA REPUBBLICA DEL NASO

Kovalev di Gogol, Vitangelo Moscarda di Pirandello, Cyrano de Belgerac di Rostand ed ancora Pulcinella, una strega ed una fata, Pinocchio di Collodi…

Cosa tiene insieme questi personaggi apparentemente così diversi tra loro, in una strana terra ove non si nasce e non si muore ma si sta per sempre?

Un naso fuori della norma chiaramente!

Nasi lunghi o corti o monchi o a patata, protuberanze adunche e difformi ma comunque originali ed uniche perché in questo luogo… “il brutto può essere bello più del bello”.

In barba ad ogni identità teatrale esseri un po’ veri un po’ falsi e comunque davvero particolari, si ritrovano insieme non capacitandosi della disgrazia che li ha portati sino a qui e provano a venirne a capo cercando di dipanare l’intreccio al fine di risolvere la questione.

Kovalev cerca il suo naso per le vie di San Pietroburgo, Vitangelo Moscarda guarda allo specchio il suo naso storto, Cyrano duella con un suo doppio mentre tutti chiedono una morte che finalmente arriva e poi scompare per tornare ancora ogni qual volta un pubblico la chiama in scena: nella Repubblica del naso, il caos sempre essere davvero la maniera che tutti i personaggi scelgono per restare e non morire mai.

Perché eterni sono i protagonisti delle storie che i libri ci raccontano, perché eterno è ciò che è scritto, è raccontato, è cantato sì da immaginare uomini e donne che, sebbene andati, restano in vita nel ricordo di chi vive.

 

CALA DELLA VERGOGNA

Uomini e donne stanno male in un posto insalubre, costretti alla reclusione forzata dall Ispettore della quarantena. Raccontano pezzi di vita vissuti, dicono del male e della sofferenza della loro condizione di prigionieri e del desiderio di liberazione. Una possibile speranza sembra essere la venuta della Figlia di Indra che ascolta e vive in prima persona le vite degli altri. Non c’è possibilità di salvezza poiché la situazione è irrisolvibile: la Figlia lascia la quarantena e torna dove era venuta.

 

Il senso di tutto

 

La condizione umana è miserrima e priva di speranza. Il dolore è ciò che caratterizza l’umano fino addirittura al piacere di questo. Il piacere della sofferenza e la sofferenza del piacere, una specie di circuito vizioso che non offre via d’uscita. Gli umani sono per natura infelici; non c’è alcuna possibilità di superare l’infelicità che caratterizza la vita di tutti.

 

Perché?

 

La divinità sedotta da Maya, la dea della terra, entra in contatto con la materia terreste. Il risultato di questo contatto è l’uomo, creatura di derivazione divina ma imperfetta, simulacro di dio, immagine sbagliata. E’ da questo senso intrinseco dell’errore, da questa colpa originaria che muove il senso d’infelicità ed insieme il vano desiderio di fuggire, sparire da qui, morire.

 

Linguaggio

 

E’ quello tipico del sogno, molto disordinato, simbolico senza tempo e senza spazio. I personaggi si scambiano di ruolo, interagiscono in maniera strana. Il visivo è predominante su tutto.

 

Lento e veloce: l’andamento non è mai lineare e reale; si passa da momenti estremamente lenti e momenti sincopati e veloci. Niente è normale, reale. E’ un sogno appunto.

 

Gli abiti sono strambi e non identificano un’epoca particolare ma tutte le epoche. I personaggi hanno movenze extraquotidiane, cantano, ballano, ridono e piangono; spesso lo fanno per conto proprio, talvolta s’incontrano ed interagiscono.

 

RADICI

Radici è un percorso di teatro-danza che vuole sensibilizzare i partecipanti alla consapevolezza della loro Anima in rapporto con il corpo. un corpo che non può vivere senza anima, e un’anima che abbisogna di un corpo per emanare il suo soffio vitale. Il workshop che si è svolto nello scenario dell’ex convento delle Clarisse a Caramanico ha permesso di sviluppare un laboratorio duraturo che si sta realizzando all’interno dello spazio messo a disposizione dell’associazione Belelà. Il teatro danza è l’unione delle competenze di due conduttori: Fragassi Armando per il teatro e Sabrina Giordano per la danza. il viaggio intrapreso dai partecipanti al laboratorio è un viaggio con se stessi e con gli altri, la valigia vuota si va riempiendo di sogni, consapevolezza di sè e scoperta di un modo nuovo di vivere il teatro e la danza.

 

 

FRIDA KAHLO LA RIVOLUZIONARIA

Lo Spettacolo Teatrale muove dalle ultime parole del diario della pittrice: “Vorrei ricordare al mondo che non voglio essere famosa perché dipingo i miei sogni, ma perché dipingo la mia realtà. Una realtà dura fatta di sofferenze, di passione, di colori e di amore”.

 

Lo spettacolo racconterà dell’amore, del dolore e della rivoluzione, elementi centrali nella vita di Frida.

La regia è curata da Armando Fragassi, con la collaborazione coreografica di Sabrina Giordano.

Gli attori provengono dal laboratorio teatrale condotti presso la Sala polivalente “M. Britti”.

Errori Di Trasmissione

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