Chieti, “Cavalleria rusticana” il 27 e il 29 dicembre

Un’ottima notizia per tutti gli appassionati di musica lirica che seguono con grande apprezzamento le produzioni del Teatro Marrucino e per quanti vorranno conoscere l’offerta di una delle maggiori Istituzioni culturali della Regione Abruzzo. Grazie al sostegno irrinunciabile del Comune di Chieti, che è riuscito a stanziare nuove risorse in favore della Deputazione Teatrale, anche la stagione 2014/2015 ha in cartellone tre opere.

Dopo “Madama Butterfly” di G. Puccini, che ha registrato il tutto esaurito nelle due recite in scena a novembre e “L’ Arlésienne” di G. Bizet e “Il Signor Bruschino” di G. Rossini, arriva, a chiudere la stagione, il nuovo allestimento della “Cavalleria Rusticana” di P. Mascagni.

“Cavalleria rusticana”  è un’opera in un unico atto di Pietro Mascagni, andata in scena per la prima volta, con enorme successo, nel 1890 al Teatro Costanzi di Roma ed tratta dalla novella omonima di Giovanni Verga.

L’intreccio narrativo e musicale, che si sviluppa tra melodramma e prosa, ha come sfondo un paesino della Sicilia di fine Ottocento. Racconta una schietta vicenda di passione, gelosia e tradimento, che si conclude con un delitto d’onore. Mascagni associò alla novella più popolare e più rappresentata di Verga una musica che rappresenta, nel modo più immediato e diretto possibile, i sentimenti che spingono tutti i personaggi a nel tragico finale. Le melodie, che scorrono fluide come quelle delle canzoni popolari, armonie semplici e avvolgenti, si fondono con il canto e la parola recitata, così da toccare il livello massimo di verità rappresentativa.

L’opera, nella produzione del Teatro Marrucino, è affidata alla regia di M° Massimiliano Damato e alla direzione di M° Benedetto Montebello, che dirigerà l’Orchestra del Conservatorio “Luisa D’Annunzio” di Pescara. Il coro del Teatro Marrucino è, invece, diretto dal M° Paolo Speca.

 

Massimiliano Damato è un artista poliedrico e si è affermato come cantante lirico, regista e compositore.

Giovanissimo intraprende lo studio del pianoforte privatamente, poi presso il Liceo Musicale “G. Paisiello” di Taranto.

Nel 2012 è stato membro della Consulta per la VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati – Dipartimento Musica e Spettacolo.

Dal 2004 firma diverse regie d’Opera, riscuotendo sempre ampi consensi da parte di pubblico e critica.

Il M° Massimiliano Damato è molto apprezzato anche come compositore. La sua “New Millennium Missa” (Messa solenne per orchestra sinfonica, 2 cori e 4 voci soliste) si è classificata al quarto posto nel prestigioso Concorso Internazionale Composizione di Musica Sacra “Gaspare Spontini 2002” (giuria composta dai maestri Goffredo Petrassi, Aldo Clementi e Gustav Kuhn).

Dal 2014 è General Manager presso ITALIA LIRICA – Artist Management.

Il M° Benedetto Montebello debutta giovanissimo come direttore d’orchestra eseguendo il primo concerto per pianoforte e orchestra e la seconda sinfonia di Ludwig van Beethoven, riportando un successo clamoroso di pubblico e di critica. Da allora intraprende una brillante carriera che lo porta ad affrontare i massimi capolavori lirici e sinfonici di ogni tempo.

Ha diretto in Italia e all’estero complessi prestigiosi tra i quali l’ Orchestra dell’Accademia Nazionale di S. Cecilia e l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, cimentandosi in un vasto repertorio che comprende i massimi capolavori lirici e sinfonici della storia della musica, da quella barocca a quella contemporanea.

Il cast in scena al Teatro Marrucino è composto dal tenore Antonino Interisano, che sarà Turiddu, da Sandra Buongrazio, mezzosoprano nelle vesti di Santuzza, dal baritono Pierluigi Dilengite, che interpreterà Alfio e da Alba Riccioni, sulla scena Lola e Valentina Di Cola, che sarà Lucia.

L’appuntamento con “Cavalleria rusticana”, previsto per domenica 27 dicembre alle ore 17.30 e martedì 29 dicembre alle ore 20.30 sarà occasione per augurare serene feste e un felice anno nuovo al pubblico del Teatro e alla cittadinanza tutta, poiché si chiuderà con Il gran galà di fine anno, durante il quale saranno eseguite le musiche di L. Delibes, P.I. Tchaikovsky e J. Strauss.

 

NOTE DI REGIA

di Massimiliano Damato

 

“Cavalleria rusticana” è una delle novelle più famose di Giovanni Verga.

Inserita nella raccolta “Vita dei campi” e pubblicata nel 1880, fu adattata dallo stesso autore per il teatro (celebre l’interpretazione della grande Eleonora Duse) e poi musicata da Pietro Mascagni su libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci. L’opera andò in scena per la prima volta il 17 maggio 1890 al Teatro Costanzi di Roma, dove riscosse da subito un enorme successo. Credo che il significato essenziale di questo superlativo melodramma si possa evincere dal titolo stesso: infatti, il titolo “Cavalleria rusticana” fotografa in due parole una mentalità e una situazione ambientale. Cavalleria è un comportamento nobile e generoso, tipico dei cavalieri feudali; rusticana indica quel modo di comportarsi, proprio dei cavalieri, rivissuto e rivisitato dai contadini della campagna: è in sostanza un loro codice d’onore. La vicenda narra, come in un fatto di cronaca, la tragica storia di Turiddu Macca, un giovane baldanzoso che, avendo violato appunto il codice d’onore, in una sfida a duello caratteristica della tradizione arcaica siciliana, pagherà con la vita la sua trasgressione.

Ma l’onore è legato indissolubilmente a quello che rappresenta l’altro sentimento dominante dell’opera: la gelosia. Il giovane contadino siciliano Turiddu, ritornato dal servizio militare, scopre che la ragazza con cui era fidanzato, Lola, nel frattempo si è promessa sposa ad Alfio, un carrettiere molto più ricco di lui, che poi sposa. Roso dalla gelosia e dalla delusione, alimentate dalle chiacchiere del paese, Turiddu vuole vendicarsi e inizia a sedurre Santuzza, figlia di un ricchissimo possidente terriero, che abita proprio di fronte alla casa di Lola. Quest’ultima spia i due rimpiangendo Turiddu a tal punto che lo invita a casa sua di notte, e il ragazzo accetta. Sentendosi tradita e disonorata, Santuzza si vendica a sua volta, rivelando ad Alfio il tradimento della moglie. Quindi, Turiddu è geloso di Lola e, per farla a sua volta ingelosire, corteggia Santuzza. Lola per gelosia ristabilisce una relazione con Turiddu; Santuzza per gelosia riferisce il tradimento ad Alfio; Compar Alfio per gelosia e per salvare l’onore sfida Turiddu davanti a tutti e lo uccide. Riassumendo, potremmo definire quest’opera un dramma dove si intrecciano amore e gelosia, onore e morte. Sono questi i sentimenti che cercheremo di portare in scena. La regia tenterà di rispettare esattamente il volere degli autori e del compositore, partendo dalla profonda analisi del libretto e dello spartito, in cui ogni nota, ogni tema, assume uno specifico significato.

L’opera è verista per eccellenza, per cui si tenterà di riportare in scena uno spaccato di vita quotidiana di un paesino della Sicilia di fine ‘800.

Da allora molte cose (per fortuna!) sono cambiate: la giovane e profondamente devota Santuzza, solo per essere stata sedotta e abbandonata dal fidanzato, si “auto-scomunica”, si ritiene impura e quindi indegna di varcare la soglia di una Chiesa e persino di entrare in casa di Mamma Lucia : “Non posso entrare in casa vostra… Sono scomunicata!”. Quale ragazza oggi si comporterebbe in tal modo, nella nostra società? Una eventuale trasposizione temporale (cosa assai frequente in molte attuali regie d’opera), equivarrebbe a snaturare completamente l’opera dal suo significato più essenziale: Santuzza in fondo è vittima del bigotto moralismo del luogo e dell’epoca in cui vive. Ella sa che una confessione basterebbe per lavare i suoi peccati davanti a Dio, ma non agli occhi della gente del paese, che, spietatamente, la giudica, la condanna, la emargina.

 

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