Chieti, 23° Festival cinematografico “Scrittura e Immagine”: programma del 5 novembre

Il 5 novembre il 23° Festival Scrittura e Immagine al Supercinema di Chieti propone un ricco e vario programma. La giornata si apre alle ore 16,00 con “Benvenuti al Sud” di Luca Miniero con Claudio Bisio ed Alessandro Siani: Alberto è un mite responsabile delle poste della bassa Brianza a un passo dal tanto sospirato trasferimento nel centro di Milano. Quando gli comunicano che la promessa rilocazione gli è stata revocata per dare precedenza a un collega disabile, Alberto, per non deludere le speranze della moglie e del figlio, decide di fingersi a sua volta disabile. Durante la visita di controllo, commette però un’imprudenza e, come punizione, gli viene imposto un trasferimento in Campania, in un piccolo paese del Cilento. Per un lombardo abitudinario e pieno di preconcetti sul Sud Italia come lui, la prospettiva di vivere almeno due anni in quei luoghi rappresenta un incubo, cui si prepara con un nuovo guardaroba di vestiti leggeri e giubbotto antiproiettile.

Alle ore 18 si prosegue con una “Una fragile armonia” di Yaron Zilberman: Peter Mitchell è violoncellista e vedovo inconsolabile di un mezzosoprano, Daniel Lerner è primo violino con l’ossessione della perfezione, Robert Gelbart è secondo violino col complesso del numero due, Juliette Gelbart è violista e moglie insoddisfatta di Robert. Insieme compongono un celebre quartetto d’archi che da venticinque anni raccoglie applausi e consensi in tutto il mondo. Il Parkinson diagnosticato a Peter getta il gruppo nel panico e nello sconforto. Alla vigilia di una nuova stagione dovranno fare i conti con la malattia di Peter, l’Opera 131 di Beethoven e la vita che mette a dura prova i loro sentimenti e la loro relazione. Tra colpi di scena e colpi di archetto si ‘accorderanno’ perdendo la leggerezza ma ritrovando l’armonia. Opera prima (di finzione) del documentarista Yaron Zilberman, Una fragile armonia combina la malattia imprevedibile con la necessità programmatica di osservare le cose da più punti di vista per non farsene travolgere. I punti di vista sono quelli personali e professionali di quattro artisti inseparabili nella vita come sul palcoscenico, chiamati a prendere coscienza del momento drammatico, a ripensarsi e a ripartire

trasformati. Emotivamente alle prese con uno shock, i protagonisti di Zilberman si perdono comprensibilmente muovendosi nella vita come nell’Opera 131 di Beethoven, che vogliono eseguire alla prossima esibizione. E come la celebre partitura, il film apre con una fuga che procede e sperimenta la composizione dei parametri (ritmo, melodia, armonia) fino quasi al punto di rottura.

Alle ore 20,00 incontro la regista Francesca Muci e proiezione del suo ultimo film “L’amore è imperfetto” con Anna Foglietta: trentacinquenne di bell’aspetto che lavora per una casa editrice, Elena prende l’amore come viene dopo una cocente delusione. Per via di un buffo incidente, entra in contatto con una diciottenne disinibita, Adriana, e con un produttore discografico cinquantenne, Ettore, due facce di uno stesso percorso di seduzione che, fino a qualche tempo prima, non avrebbe mai immaginato di poter intraprendere. Nell’alternanza tra il presente, il 2012, e il passato, il 2005, conosciamo le ragioni della sua nuova visione della vita, il rapporto fallimentare con il fotografo Marco e l’amicizia con Roberta. Ispirato all’omonimo romanzo della stessa regista, al lavoro con Gianni Romoli anche sulla sceneggiatura, L’amore imperfetto è apprezzabile per l’argomento scelto, quella sessualità sempre meno indagata da un cinema schiavo della televisione, quanto bilanciato tra il tema proposto e le modalità di racconto impiegate. Documentarista alla prima prova con il lungometraggio di finzione, Francesca Muci riesce nel compito non facile di trattare il sesso, sia etero che omosessuale, senza morbosità o volgarità, grazie ad uno sguardo quieto e ad una sensibilità femminile di cui si sente la presenza per tutta la durata. Film di donne, di complicità, di sorprese e delusioni.

Alle ore 22 infine Audrey Tatou è l’intensa protagonista del recentissimo “Mood Indigo-La schiuma dei giorni” di Michel Gondry: Colin è un giovane uomo che spende le sue giornate dentro una casa e una città surreali. Ricco di una fortuna sufficiente a permettergli di vivere senza lavorare, è accudito da un topo e da un cuoco che coltiva una cucina ‘decorativa’ e cita Jules Gouffé. A una festa Colin si innamora di Chloé, a cui chiede molto presto mano e cuore. Pazzo di gioia suggerisce a Chick, amico fraterno e compagno di pianococktail, di sposare la sua Alise per vivere come lui felice e contento. La dote che Colin mette generosamente a disposizione del matrimonio dell’amico viene però impiegata nell’acquisto di opere di Jean Sol Patre, filosofo esistenzialista con pipa e cravatta. Ossessionato dalla propria collezione, Chick rimanda le nozze con Alise e partecipa al matrimonio e alla felicità di Colin, minacciata da una malattia che cova nel petto bianco di Chloé. Colin impegna tutto il suo denaro in fiori di dolorosa bellezza per contrastare l’effetto esiziale di una ninfea letale che vorrebbe soffocare l’amata. Addolorato e sempre più povero, comincia a lavorare mentre la casa intorno a lui si restringe e il mondo impazzisce inghiottendo tutti quelli che ama.

Secondo Raymond Queneau “La schiuma dei giorni” è forse il più straziante dei romanzi d’amore. Una storia semplice quella di Boris Vian, che sviluppa i suoi personaggi in un universo poetico e inaspettato dove amore, malattia e morte si esibiscono sulle note jazz e nel mood indaco di Duke Ellington. E tra l’azzurro e il viola si muove pure la trasposizione cinematografica di Michel Gondry, che col romanzo di Vian è cresciuto e ha nutrito la sua immaginazione. Dopo aver applicato alla materialità delle immagini l’arte del sogno (Be Kind Rewind) elogio sublime del cinema e dell’analogico, Gondry mette mano e cuore a un romanzo affamato di vita come il suo autore. Il lirismo scoperto del suo cinema lo rendeva candidato ideale a trasferire sullo schermo il surrealismo, la schizofrenia onirica, l’eccentricità oggettistica, l’animismo e l’impossibilità della felicità amorosa delle pagine di Boris Vian.

Ingressi e Abbonamenti: Biglietto 4,00 euro; ridotto soci Flaiano Club e giovani fino a 25 anni 3,00 euro – Abbonamento 12,00 euro; ridotto soci Flaiano Club e giovani 10,00 euro.

 

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